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Poesia. Ogni opera dell’autore esce a conferma di un percorso iniziato con Taccuino (1965): chiarisce il senso di una produzione così impegnativa il passo tratto da Barthes in modo indipendente dai singoli eventi poetici che si susseguono con regolare ma costantemente  modificata identità rilevando il carattere non-fisico della scrittura: ‘Penso e sogno’ (Lo specchio rimanda sempre, v. 17); ecco delinearsi ‘l’utopia dei segni’ (L’oscillare del vento, v. 15) ove la natura traspare quale origine o fine di quei segni sovrapposti ad altri segni-idea cui rinviano le epigrafi poste a ciascun testo, numerose quelle da Celan.

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