|
| |
Gianni Bartocci è un narratore poliedrico, nel senso che non è catalogabile
in nessuna scuola, in nessun movimento letterario, poiché il suo stile, per
quanto marcato e riconoscibile, è multiforme, si adatta alle varie situazioni
narrative create dalla sua fervida mente e sicuramente arricchite da una
esperienza esistenziale fuori dal comune. Impenitente viaggiatore, nato a
Fiuminata nelle Marche, ha dilagato per il mondo conoscendo paesi e popoli,
dall’Europa, agli Stati Uniti, al Canada, alla Nuova Zelanda (di cui è
cittadino), al Sud America, in ciascuno dei quali ha soggiornato più o meno a
lungo. Attualmente vive per gran parte dell’anno in Canada ove insegna
letteratura italiana e umanità all’Università di Guelph, Ontario. I suoi
racconti riflettono questa sua ricca esperienza di vita, e i personaggi che
riesce a creare con tocco leggero e finissimo humor di marca direi più
anglosassone che italiana, sia che riflettano situazioni in cui si avverte un
sottofondo biografico, sia invece che scaturiscano da una fantasia ricca e
magmatica, perennemente in cerca di rapprendersi, conservano tutti, dal più
sciagurato al più dotato di strumenti culturali, una specie di maschera che li
fa assomigliare a burattini sul teatrino della vita, cosparsi da quella cipria
tragica che ricopre il volto dei clowns.
Bartocci arriva a questi risultati,
davvero sorprendenti, per la sua profonda conoscenza dell’animo umano, e per
quel fondo di scetticismo di cui pare permeata la sua filosofia di vita, che lo
fa assomigliare a un eterno dandy (nel senso nobile del termine), che pur
assegnando all’esistenza un valore supremo, riesce tuttavia a porsi un gradino
al di fuori per poter giudicare, sorridendo, il mare magnum della stupidità
umana. E così i suoi racconti, che riflettono infinite situazioni esistenziali
e tipi umani non comuni, se da una parte si leggono con vero godimento per
quella vena di divertito umorismo che scorre attraverso tutte le sue pagine,
dall’altra conservano intatto il sapore di parabola della vita, e quindi
possono essere visti anche come un trattato di etica del comportamento umano.
Indicare alcuni dei suoi racconti che compongono la presente raccolta è davvero
arduo, perché citandone alcuni si rischia di dimenticarne altri altrettanto
lodevoli. Tuttavia, quelli che a me sono sembrati i più indicativi dello stile
bartocciano, quelli cioè che mantengono integro, dall’inizio alla fine, il
sorriso amaro di chi si sente non disilluso, ma fuori dalla portata di ogni
illusione, sono L’Acchiappafantasmi (il racconto che dà titolo al volume),
Bachelors’ Walk, Mouse, Breve e curiosa historia di un foglio da disegno,
Lettera da Tuxpan, Patagòn!, L’amico di Kim Kook Sung, Lo sconosciuto di
Alcalà, quasi tutti insomma. Lascio al lettore la gioia di scoprirli uno per
uno.
| |
 |
Recensione |
|
L'acchiappafantasmi
|
|
narrativa
|
|
| Autori |
| • | Gianni Bartocci |
|
Edizione:
Istituto Italiano di Cultura
Napoli 1999 |
|
| Prefazione di Fortuna Cuomo. Progetto grafico e copertina di Delia Chiaradia. pp. 96 |
| prezzo: € 7,75 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Punto di Vista nr.23/2000
|
|