Servizi
Contatti

Eventi


Due libri di poesia, questi di Rudy De Cadaval, che confermano la capacità dello scrittore veronese di mantenersi saldamente ancorato alla verità effettuale, dalla quale discende la sua ininterrotta ricerca nei depositi della memoria in parallelo ad una quasi maniacale analisi del presente, visto e vissuto negli aspetti della concretezza esteriore non disgiunta però dallo sguardo profondamente metafisico che la riscatta da scorie e depositi e proiettato in un futuro che in qualche modo sia una “ripetizione con varianti”.

Due libri che hanno a tema l’Uomo, ontologicamente inteso come soggetto centrale depositario del Bene e del Male, che agisce e interagisce nel mondo senza vincoli, se non quelli che lui stesso si pone anche in rapporto al suo stesso mistero.

Mi assolvo da solo è una sorta di autobiografia poetica il cui scopo ultimo è la dimostrazione dell’eterna solitudine dell’uomo, “ignaro della colpa | in attesa della pena”. Dall’amore, all’amicizia, dalle vicende trascorse che hanno segnato in modo indelebile la sua esistenza (l’episodio del nazista che, al ragazzino dodicenne che lui era, punta la canna della sua Mauser nel caffè Massaua di Verona), ai ricordi del paese, alla scoperta della poesia, al connubio con la natura, tutto un insieme di frammenti di verità effettuale che lo confermano nella sua umanità, nella volontà di vita. Tutte le poesie di questo volume concorrono a delineare il quadro preciso dell’uomo, del poeta, immerso nel contingente ma non affogato in esso, bensì proteso al di là del limite anche quando accorato confessa che “Vorrei tornare indietro | per stupirmi | di non avere più paura | ma nessuno ora mi aiuta | a rimettere insieme | i brandelli di stelle | che si dileguano”. E sono questi “brandelli di stelle” rimessi insieme, questi minuscoli tasselli di mosaico che alla fine compongono la figura dell’Uomo Nuovo, che intravede qualcosa di là dalle guerre (diverse poesie sono dedicate a questo tema), una pianura sconfinata dove i popoli si possono incontrare non per combattersi, ma per giustificarsi a vicenda.

È quanto si evince anche da L’Ultimo Uomo un poemetto che descrive episodi di vita di un uomo rimasto solo sulla terra, dopo una catastrofe provocata da lui e dai suoi simili (ritorna anche qui il tema della solitudine, alla quale però il poeta non si rassegna). “È vestito di fango. Privo di movente” e deve riappropriarsi del suo passato per intravedere davanti a sé un futuro. Il passato in cui “usava camminare scalzo” “percorrendo le strade dove l’erba | cresceva lungo i bordi per il nido | dell’uccello palustre…”. Tra il presente segnato dalla necessità di riapprendere i più semplici gesti della vita quotidiana come riaccendere un fuoco o indagare con la mente ancora viva “…studiando di ricordare | cos’era il mondo, e che significava”, e un passato che torna e ripropone l’eterno interrogativo “chi sono?” (“Ero presenza senza la pienezza | dell’essere; ma dall’angolo, | nel solo fatto di muovermi, | facevo la parte della spia | o di chi è spiato, padrone | o servo abietto del mondo?”), si affaccia l’inquietante dilemma che “il futuro è solo ripetizione”, anche se con “varianti”. Importantissime però se l’uomo conservando memoria del passato può imprimere al suo futuro una direzione invece che un’altra. Così quando l’uomo si accorge di non essere più solo, quando da segnali minimi e via via sempre più consistenti si convince di vedere altri uomini che marciano incontro a lui da “Roccia nuda che osserva” avviene il riconoscimento “gli tendo la parola da cui comincia la conversazione, | e lo chiamo, anche, per nome”. È il segnale di quella che potrebbe chiamarsi la “variante”, la catarsi da cui può sorgere un futuro che si ripeta solo nel Bene, lasciando il male nell’oscurità e senza più memoria. “La sua carne, che lui quasi non sente, sente lei sì la polvere | che sollevò la guerra da ambedue in parte causata | e in parte combattuta. E tuttavia sono sopravvissuti. | Tu devi, se puoi, arrestarti; e una volta fermo, | | volgerti verso altri, e sostenere lo sguardo, | finché hai completamente guardato fisso | tutto quello che c’è da vedere. Incommensurabile, | la polvere ancora da spartire”.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza