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Il tempo che ingoia giorni, eventi e vissuto conduce, Myriam Pierri, attraverso le ventuno poesie della raccolta "L’oltre", alla consapevolezza di aver subito una "reale disfatta" (p. 15). Le sue aspettative, le cose belle già vissute, sono state corrose, deformate dai nuovi cambiamenti. Si sente, ormai, un’estranea in un mondo a lei divenuto sconosciuto, dove la città ricerca ansante il suo verde perduto e l’uomo le sue emozioni affievolite dall’indifferenza che aleggia nelle strade urbane. Sono strade piene di folla silenziosa, con urli acquattati in fondo alla gola, che con passo lento segue il moto del tempo, il solco tracciato dall’asfalto,"la verità" anelata e persa. Nessuno, però, si accorge di quanto la verità è vicina perché nessuno la riconosce: è la vagabonda dei nostri giorni. La sua mancanza porta la confusione, l’incerto e acutizza il senso della solitudine nell’individuo e nella stessa poetessa rendendola consapevole che il presente fugge e il tempo terreno concessole per amare è stato breve, davvero poco…

Solo "l’infinito del ricordo" (p. 19) è costante e le riporta alla mente una casa, "quella casa" (p. 16), sperduta tra i palazzi della città, con le sue stanze intrise di segreti e del profumo di giorni pieni di sole.

Ma, ormai, il buio della "grande sera" (p. 53) avanza verso la notte e spalanca la porta all’inconscio, popolato da sogni e da incubi. Ombre conosciute, con mille espressioni diverse dipinte sul volto, tornano a gremire i suoi ricordi e il desiderio di ritrovare, di incontrare di nuovo i tratti "dell’immagine amata" (p. 26) diventa, per l’autrice, sempre più impellente.

Il punto d’incontro, il luogo verso cui tutte le cose, tutte le strade facenti parti del suo universo sembrano convergere è "l’Oltre", eponimo del titolo. Quell’Oltre, la realtà altra, dove le aspettative troveranno la loro realizzazione e i suoi travagli, le sue angosce, si acquieteranno per riunirsi in un unicum di quiete per l’eternità.

I temi portanti di questa raccolta della Myriam Pierri possono essere individuati in alcune parole che riecheggiano costantemente nei versi: la notte con il suo buio, la sua insonne solitudine e la sua indeterminatezza; la danza di volti intorno a lei, nei suoi ricordi; il ghiaccio, la neve, il senso del freddo come metafora della morte; l’oltre, ultimo non spazio atemporale; lo specchio, su cui si riflette una realtà deformata, riverbero di paure inconsce; la casa, con i suoi elementi mura, stanze, porte, rappresentanti un’oasi di sicurezza; scale e strade come visione di movimento incessante verso l’epilogo del proprio destino.

Le singole poesie, rapportate l’una all’altra, risultano avere lunghezza equilibrata di strofe e di versi, mentre, le parole si distendono in versi ampi, dense di significati e delineate da una punteggiatura molto particolareggiata, come per tratteggiare meglio il voler dire della poetessa.

Dire denso, pieno, da leggere e rileggere per poter penetrare le sfumature dei messaggi lanciati dall’io poetico della Myriam Pierri, che chiede solo di essere ascoltato prima dell’approssimarsi della sera… "infinita", prima del "grande evento." (p. 53).

Recensione
L’oltre
poesia 
Autori
Myriam Pierri
Edizione:
Book Editore
Castel Maggiore 2002

Prefazione di Fulvio Castellani - pp. 64
prezzo: € 10,50

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Punto di Vista nr.37/2003
 

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