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Il soggetto poetante vive nell’incertezza, nella dispersione, nella scissione anzi tra vita diurna e vita onirica. Volendo dare retta a Sette e trenta, una delle poche poesie decifrabili del libro, la poesia svolgerebbe la stessa funzione del sogno, quella di eliminare i “dislivelli” della vita vigile ribaltandola completamente, sicché ciò che qui era presente diventa assente e viceversa. Il titolo è ovviamente importante, perciò abbisogna di un’attenta esegesi. L’esperienza mistica si presenta come ricca di fascino ma ovviamente va adattata dal soggetto alla sua particolare situazione; viene pertanto fruita come l’unica capace di fondere ciò che per natura è separato, di unire i contrari abolendo il principio di non contraddizione. Se il mistico classico prende di petto il dualismo corpo/anima, materia/spirito, concreto/astratto e si sforza di risolverlo con l’estasi a favore del secondo termine della triade, quello moderno riformula il dualismo in termini più attuali e più consoni allo Zeitgeist: soggettivo/oggettivo, diurno/notturno, identità/alterità. Il misticismo, pur essendo per definizione ineffabile, ha prodotto una grande poesia e la Passannanti è decisamente impegnata a ripeterne i fasti.

“la mia richiesta d’identità non è istanza di libertà, | aspirazione alla gioia, domanda d’evasione.|| piuttosto sogno di reclusione, speranza | di coesione tra sabbia e cemento, | ingenua aspettativa | che la struttura regga” si legge in Casa di poesia (p. 13). Donde le viene questo sogno di reclusione anziché di libertà? A questo punto bisogna dire che i modelli di questa poesia esulano dalla tradizione italiana (chi forse le si avvicina di più è Amelia Rosselli), risultando infatti decisiva la poesia in lingua inglese, ampiamente tradotta dall’autrice (segnalo in particolare Dylan Thomas, Sylvia Plath e Seamus Heaney). Opportunamente P. Cataldi nella sua bella presentazione scrive che “...la scrittura in versi serve ad aprire prospettive nuove, a interrogare livelli della coscienza altrimenti non investigabili”, mettendo in luce la tensione sperimentalistica (non voglio dire “sperimentale” perché tutta la poesia lo è o lo dovrebbe essere) del testo in questione. Ebbene questa investigazione appare positiva a livello di metodo in quanto il dettato fuoriesce dalle secche del tradizionale lirismo, meno su quello dei risultati perché la rinuncia – anche se non programmatica – al senso, l’abolizione di forme anche minime di comunicatività mostrano qui come hanno già dimostrato altrove, i loro limiti.

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