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Piace innanzitutto la franca disinvoltura del
titolo che mette la sordina parentetica alla sua versione aulica (Il Sacro e il
profano). Le due sezioni (“D’Amore” e “Di Speranza”) bilicano il libro tra un
presente che si volge al passato (la prima) e un presente – non a caso secondo
titolo della sezione – che si volge al futuro (la seconda). A libro chiuso il
lettore si sente conciliato con la poesia di Nigro grazie alla limpidezza e alla
trasparenza del dettato. Si potrebbe anche usare la parola “semplicità”
premettendo però che da essa deve essere bandito ogni sospetto di superficialità
o, peggio, di insufficienza.
Sensazioni, ricordi improvvisi, riflessioni
impastano contenutisticamente queste sciolte liriche, trovando sempre la parola
giusta, il respiro ritmico adatto, l’apertura e la chiusura immodificabili.
Ovviamente questa maestria non si acquista dall’oggi al domani, ma è frutto di
una lunga e onorata “carriera” poetica di un uomo che di professione fa il
medico. Quella di Nigro è una versificazione nitida e incisiva (perfetta la
coincidenza tra misura del verso e significato logico) grazie ad un discorso
sorretto da un’organizzazione sintattica che rifiuta inarcature e analogie
azzardate (una sola sinestesia: “carezze brune” in “Di notte”) a simulare
lirismi ineffabili.
Di fronte all’avanzare dell’età c’è chi si
lascia prendere dall’inquietudine che può portare a forme più o meno gravi di
depressione, e chi accetta razionalmente la situazione provando al massimo un
brivido di malinconia o di stanchezza esistenziale. È quest’ultimo il caso di
Nigro (cfr. “Invecchiando”), capace di accettare l’incalzare del tempo con
sostanziale serenità di accenti, come nota anche il prefatore Antonio Spagnuolo.
La tensione religiosa, già presupposta dal titolo della seconda sezione, si fa
via via più esplicita (cfr. “Parole alla Vergine” I e II), ma per me resta
preferibile il primo Nigro, quello che trova accenti inconfondibili di calda
umanità in Le madri: “Le madri se ne vanno in silenzio, | lentamente, | mentre
noi continuiamo | la nostra vita. |...| Giorno dopo giorno | salgono gli ultimi
gradini | della scala della vita | e si trasformano | assumendo un viso di
morte”. Qui, in questa versificazione breve, franta dalle pause versali,
strofiche e interpuntive, è dato cogliere lo stile inconfondibile di Nigro,
fatto di parole bisbigliate e capaci di stupire perché ricche di stupore.
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Recensione |
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Tra funerali e sottane (Il sacro ed il profano)
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poesia
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| Autori |
| • | Nevio Nigro |
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Edizione:
Genesi Editrice
Torino 2003 |
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| Prefazione di Antonio Spagnuolo. Nota di Sandro Gros-Pietro - pp 72 |
| prezzo: € 8,50 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Punto di Vista nr.40/2004
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