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Al cinquanta per cento, 1’opera si riparte tra i segni grafici di Elio Jodice e i testi poetici di Maurizio Zanon, entrambi veneziani. Uniti dall’amore comune per la loro città ne approfondiscono gli aspetti ognuno a proprio modo e la “narrano con grande conoscenza, esperienza” come sottolinea il prefatore Dino Manzelli.

Asciutti e sensibili insieme, i disegni sono rarefatti, quasi simbolici così che la parte grafica – è sempre il prefatore ad affermarlo – “testimonia un messaggio di pace, di serenità e contemplazione”. In effetti, il segno non consente di percepire il degrado che affligge la città magata: degrado che viene invece trasmesso dalle parole: “Più non si riconosce la strada del canale:| 1’incurabile o incurata malattia?”, o dalla notazione che la laguna è “malata anche quest’anno”. Accanto a Venezia, Mestre – non luogo da guardare, ma da vivere, dove si “respira 1’umanità di chi lavora” e che è quindi – più nascosta, più sotterranea – il “cuore dolce” della stessa Venezia.

Venezia e il suo passato: più che luminosa memoria costituisce un “peso profondo” quella Storia dall’iniziale maiuscola. Mai arresa, mai rassegnata, riuscirà ancora, la città, a sopravvivere? Solo nella poesia dedicata a Murano rutila l’antica ricchezza che trabocca come da uno scrigno: ma in ogni luogo della laguna “ovunque è un fluttuare d’incanti”.

 
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