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Breve romanzo semiepistolare che trae il titolo dall’antica tradizione greca dell’epicedio, “Lettere sotto la pelle” descrive la metamorfosi interiore di un uomo che, in occasione della morte del padre, si trova a rivivere, attraverso lettere e appunti ormai dimenticati, una storia d’amore e di passione che ha inciso solchi profondi nella sua vita.

L’incontro casuale con Agata, in occasione di un poco interessante congresso, in un periodo convulso della vita di Giorgio, fa rinascere nel protagonista “il desiderio di riassaporare la vita”.

Con un linguaggio che spazia dal colloquiale a citazioni foscoliane, in un’atmosfera a volte satura di malinconia, altre carica di energia, Giorgio descrive l’altalena di emozioni e lo stato d’ansia crescente che lo accompagnerà nel processo di morte e rinascita.

Una rinascita che avverrà in un momento inaspettato, quando il protagonista stesso sembra rassegnato al “male di vivere”.

Descrizioni dell’ambiente politico e sociale, che scaturiscono dal profondo senso patriottico che anima il protagonista, si alternano a momenti di forte intensità emotiva, mantenendo, in entrambi i casi, un equilibrio che rende il clima generale molto realistico.

Giorgio per molti aspetti si può avvicinare al giovane Ortis del Foscolo: dagli intensi ideali politici, al senso di costante inadeguatezza, all’amore per la donna lontana.

Il tutto calato nella modernità delle comunicazioni telefoniche, dei problemi derivanti dal lavoro in ufficio, dei continui spostamenti… Realtà dalla quale Giorgio sembra volersi allontanare, preferendo scrivere lettere di proprio pugno, riassaporando il gusto di stringere tra le mani qualcosa che parlasse di lei.

Ma il sogno e le aspettative di Giorgio si riveleranno incompatibili con la quotidianità e il protagonista sarà costretto a strapparsi dagli occhi “quel velo romantico che si era creato”, ponendo così le basi per la propria rinascita.

E quello che rimane, alla fine, è il nodo indissolubile con l’eredità paterna, la comunanza di valori e obiettivi.

Punto di partenza e di arrivo di questo romanzo, che è una lunga riflessione sul desiderio profondo di vivere, è il legame con il genitore e la ricerca continua di ideali in cui credere.

Apprezzabile soprattutto il senso di realtà psicologica trasmessa dalle lettere indirizzate ad Agata, che descrivono appieno l’interiorità di un uomo ancora in grado di provare, e di vivere in modo intenso, le proprie emozioni.

Recensione
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