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Incanto rosso

La guardò allontanarsi assieme a lui e per un attimo pensò di rincorrerla. Poi decise che, in fondo, era giusto così. Una storia giunta al termine. Il grande amore dell'estate era finito in quel tardo pomeriggio d'autunno. Si chiese come potesse odiare tanto una persona amata fino a pochissimo tempo prima.

L'aveva incontrata, la prima volta, l'ultimo giorno di primavera. Stava accovacciata dietro il sentiero che porta al rifugio. La notò subito per i lunghi capelli che le arrivavano fin sotto la vita. Il sole faceva risaltare quella chioma ramata e lui rimase letteralmente abbagliato da tanto splendore.

Chissà perché i capelli rossi avevano su di lui quell'effetto magico; ricordò infatti che in prima elementare si era innamorato della maestra. La chiamavano “la rossa” e lui era persino geloso dei compagni di classe. Poi, un bel giorno, al suo posto venne una ragazza spilungona e lui ne soffrì.

Mentre era perso nei ricordi, vide la ragazza alzarsi con dei ranuncoli in mano. Lei si girò sorridendo verso di lui dicendo quasi tra sé e sé: “Chissà se è permesso raccoglierli?” Gli si affiancò con naturalezza e insieme proseguirono verso il rifugio. Sembrava che il cielo fosse più azzurro, il sole più luminoso e gli alberi vecchi e cari amici.

Ci si può innamorare a prima vista? A loro era successo.

Arrivarono al rifugio giusto in tempo per il pranzo. Sedettero vicini e per un attimo le loro mani si sfiorarono e fu come se mille campane suonassero per loro. Si guardarono negli occhi come smarriti per l'inatteso sentimento e da quel giorno stettero assieme tutta l'estate. Lui sapeva ben poco di lei, soltanto che aveva scelto di trascorrere il periodo estivo in quel luogo tranquillo per prepararsi alla tesi di laurea (era laureanda in giurisprudenza). Spesso si appartava con i suoi libri e a lui dispiaceva perché l'avrebbe voluta sempre e solo per sé.

Diventarono il facile bersaglio delle chiacchiere dei villeggianti che, bonariamente, seguivano la loro storia d'amore. Così passarono i giorni dell'estate, tra camminate nel bosco e abbracci appassionati con tante speranze per il futuro. Ma quale futuro?

Ripensandoci bene, lei era sempre stata evasiva nel rispondere alle domande che riguardavano la possibilità di vivere assieme e poi, certe telefonate... Come quella volta che, sorpresa al telefono, si era rifiutata di dirgli con chi stesse parlando. No, c'era effettivamente qualcosa che non quadrava nel loro amore. Cominciò a sospettare di lei.

E il tarlo della gelosia che già si era insinuato nella sua testa, si fece avvertire più decisamente il giorno che la chiamarono al telefono e lui sentì che diceva: “Ti aspetto.”.

“Cristo!” imprecò “non farmi questo!” Proprio adesso che, ristabilitosi da una lunga malattia, aveva creduto di incontrare il grande amore, non ci voleva una delusione del genere. Non chiese spiegazioni e se ne andò verso il bosco, muto testimone della loro bella storia amorosa. Il cielo non era più azzurro ed anche il sole aveva perso il suo splendore; sedette ai piedi di una vecchia quercia che non sentì più amica. Decise di tornare al rifugio.

Salì in camera e si affacciò alla finestra da dove la vide allontanarsi.

Dopo aver accostato le imposte, si sdraiò sul letto e un carosello di teste rosse prese a danzargli davanti. Gli sembrò che una di quelle teste si avvicinasse per cui d'istinto si spostò e sorridendo chiuse gli occhi.

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