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“Il cielo | è vuoto | di rondini | e ricco di zanzare”. E piace partire proprio dagli ultimi versi della silloge – scelti a didascalia – per riprendere e ripercorrere la riflessione su “I lunatici” di Pasquale Martiniello: qui poeta civile e civile poeta (ma sopra tutto poeta) che fa bilancio, in unica soluzione, della propria vita e della vita che tutti si vive.

Il personale e il sociale, fortemente intessuti perché la poesia non può e non deve essere intesa come esclusiva gratificazione. Anzi…Si conferma potenza della parola che genera e matrice che ri-produce, paradigma esistenziale per le desinenze di ogni giorno. Ed ha fatto 13! Tredicesima raccolta.

Smorfia a parte, resta la smorfia, leggendolo, di vederci in uno specchio per ciò che effettivamente siamo. Perché Martiniello è sempre anche irreprensibile cronista della “maledizione” che ci assale dentro, e fuori. È, se vogliamo ancora, voce innocente del bambino che grida caustico: il re è nudo! Ma è anche desiderio incarnato, nell’impossibilità di vedere realizzate le attese necessarie, che invoca almeno il minimo storico: “Tra mani lerce e pulite | dateci una favola che ci innamori || della Vita”. Giacché – e qui si entra nel vivo dei valori che egli coltiva – “la vita è cupa | voce dolente fra sorgente | remota e svenante foce”. E se questa è la meditazione che lo compagna, si può andare ancora più in profondo: “L’unica verità è il sapore di un bacio | che perpetua un sogno di cielo | nel seno dell’Eterno”, toccando così – aspirazioni universali, e richiamando un titolo di R. Follerau. Ed è questa sua abilità di trama che connota Martiniello, e che lo pone tra le figure singolari e significative della poesia d’oggi. Ma va sottolineata anche la sua operosità di pregio nell’uso del vocabolario, fino a portare le dizioni ad esprimere linguaggio compiuto e al tempo stesso originale, fino al piacere intrinseco, e sottile, del crinale di vocaboli mutuati o maturati dal lessico locale, e al conio conseguente di verbi ad hoc.

Una operazione di talento che non può essere sottaciuta: perché, se l’esito della raccolta è più che lusinghiero, bisogna pur riconoscere che è anche grazie all’attività di artigiano che diventa importante un artista. E non tutti lo fanno, o lo sanno fare!

 
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