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L’andar per tracce, glifi, sprazzi, sintesi sembra caratteristica dominante in Nevio Nigro. Ma quanta ricchezza di evocazioni nel cenno breve, nel riflesso impastato appena!

La parola richiama segreti, e domanda rivelazioni e riflessioni. Ti involge, e invita al coro “le donne oscure” latenti in te e conferisce loro luce e lume e splendore. È l’altra faccia della luna perciò – quella che “Sulla morbida pelle | non splende” – che viene toccata, raggiunta. È il volto al femminile di te che scioglie il velo del sentimento, dell’emozione, del moto dell’anima per ridisegnarti l’identità riposta, mentre semplici parole operano il corso dei miracoli che danno vita: perché “Nel suo segreto | ognuno | ha una traccia | d’azzurro”. È appunto la lettura dell’arcano che, passata dalla punta dello stilo, lascia segni di dono nella scrittura.

Si tratta di una poesia, altrimenti detto, che evita i luoghi della cerebralità scientista per essere sapore e sapienza al razionale. Capovolge, cioè, l’ordine abituale ed assegna ad una sovrana innocenza (in gioia e dolore) il senso di vivere la temporalità, con sé e con gli altri. E, del resto, pur con differenti parole, critici qualificatissimi sottolineano lo stupore di queste in-venzioni: da Barberi Squarotti a Maffia, solo per fare due nomi. Ma, al di là dell’analisi strettamente letteraria, è il coinvolgimento – o “il sogno | della tua presenza”, per dire con parole del poeta – la cosa non facilmente misurabile, né riducibile a lezioni di eredità, che mette in rapporto con l’ispirazione. Ne viene quindi una ragione lirica che ben rende conto del nuovo continuo che esercita. E Nevio Nigro ben può figurare tra quei poeti che, senza esitazioni, sanno tracciare mappe autentiche sul vero che ci significa.

 
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