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Il tempo nella logica del vissuto, nell’esperienza fatta carne: il dolore della storia, il valore degli affetti, la ragione dell’esserci. Ma anche l’inquietante spegnersi, il passato ch’è già presente, il silenzio che bussa alla porta.

Ed ecco la memoria: la transignificazione degli eventi, il valore attuale del futuro, le quote d’assenza che ci seguitano appresso. Versi puntuali, cadenze al cesello, recupero di materiali linguistici della radice, luoghi che si fanno simbolo. Il sentiero, o la vita. Così come è stata, così come è. Memoria a tempo nell’intreccio indissolubile di vita mortale e di morte vitale, con gl’irrinunciabili nodi che segnano l’ora forte, con il ricordo che passa ma che lascia sul tronco durature missive.

Una consegna alta di poesia, perché carica di forte dettato umano, perché plasmata dall’elaborazione cosciente, perché sublimata dalle tonalità raffinate. Questo è l’essere-poeta (ma contemporaneamente anche il poeta-essere) di Pasquale Martiniello. E proprio anche per questo valica sempre e comunque i limiti del personale, assumendo connotati di ampia portata ed esprimendo il senso vero e la necessità dei valori.

Una lezione da cogliere in pitagorico silenzio per arricchire la mente e per carpire quel divino che dentro vi abita e che perennemente geometrizza nel sacro della parola. Magia e fascino della creazione chiamata poesia.

 
Recensione
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