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Saudade? Per farci entrare nell’igiene eretica dell’io, Giorgina Busca Gernetti propone la sua "Ombra della sera". E, in verità, la nostalgia qui si fa brivido, si fa sintesi assoluta e immediata del precedente intessuto che dispone a vita. Il presente è allora quasi somma algebrica di ogni istante passato e relativamente importa se sia stato inteso positivo o no. Il mondo, infatti, ci ricordano gli insigni sofisti, non è come è ma come lo vedi (o come lo vivi, sostituiamo noi). Ma è anche sentimento od emozione che fermenta, lievita, dà significazione al continuare ad esserci: "Forse anche tu rimpiangi quell’istante | non colto per la nostra esitazione"...

Come si può notare (o come meglio mediterà il lettore), si ha il caso tutto virtuoso di una sintesi globale – e della poesia considerata e dell’intera collezione – che da sola basterebbe per un trattato. La riviviscenza di un attimo, e il contemporaneo rimpianto di quell’attimo, danno sapere al momento presente e si fanno luce per categorie del futuro.

Questo tipo di poesia appare perciò – almeno attenendosi al filo aureo che attraversa l’opera in tutte le sue sezioni – un caso davvero singolare nel panorama del fare poesia oggi: perché in essa è velata la lettura del mito di Ulisse, nella sua circolarità, come cifra che sottraendosi (o astraendosi) rilancia il particolare e l’occasione a vicenda comune, e riverberando lo stare nella singolarità come condizione inquieta di tutti. Non tutti infatti sono luce ma tutti siamo chiamati ad essere illuminati, non tutti siamo sale ma tutti siamo chiamati ad insaporire la nostra esistenza: è esatto dalla comune condizione umana! Per questo, come già detto, la nostalgia della Busca Gernetti è igiene eretica, o quanto meno eterodossa; e proprio per questo va accettata come un "tramonto sul lago in inverno" del quale non possiamo fare a meno e che, quand’anche volessimo eliminare, ci si ripresenterebbe in altra pregevole immagine: "Bianche le ali volteggiano | insonni al calar della sera | breve d’inverno".

Che altro aggiungere allora se non che qui si incontra una ispirazione nobile e che in questo volume ogni vocabolo è raffinata, demiurgica parola?

Recensione
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