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E ci sono, appunto, degli “appunti” che aprono il varco verso dimensioni impossibili alla comune misura dell’uomo; eppure parte assoluta dell’uomo. Quegli appunti, spesso rapidi, fulminei, che vanno dritti al mito quale solo linguaggio atto a dire di sé nel sé universale. “Limes/Limen”, la chiave di lettura: frontiera che delimita, soglia che accoglie, per fare o ri/fare la storia della propria storia, dall’archetipo della polis natale alle oasi del silenzio, dove ogni eco ha segno e senso nell’immenso esistenziale del luogo chiamato “vuoto”. Di quel luogo, filosoficamente sempre ubicato e qui e altrove, che assomma in pari dignità la contraddizione del significante: “Cercai | rara sillaba | più d’una | cara | per te” (Scrimolo) e il significato conseguito: “Oggi | ‘l’ombra del guerriero’ | appunta l’inchiostro | sul calendario | murale dell’anima” (Murale). Anche la “con-fusione” segnatamente approda allora a discorso fatto – benché non pronunziato, perché è il valore dell’eterodosso che dà stavolta la grammatura di una ortodossia alle corde. È così che il tracciato sull’intonaco proietta all’affresco in fieri e il genio sublime di Mozart, per una “Betulia” interrogata a Mosca, di contro, registra e fa registrare la sua radice celtica.

Ha lavorato Maria Lenti giusto tra due punti focali: ed ha dato parola allo specchio, rammentando, tra l’altro, quella “Clitennestra vulgivaga” e dalle diverse sfaccettature che s’incontra in Racine. Ha detto e si è detta, dunque; e, c’è da credere, in tutto – se è vero che l’ultima lirica chiude con il titolo “Inizio”. Anello d’una catena circolare che è sempre primo e sempre ultimo, in ogni caso.

Recensione
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