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Erfo, capelli oramai bianchi, un fisico prestante, fierezza nel volto e passo spedito. Marco, più giovane, mani affusolate, avvezze più allo stilo che non alla spada. Agnello, un ragazzo di vent’anni, intimorito dalla compagnia che gli era stata assegnata e dall’avventuroso viaggio.

Ci troviamo di fronte a tre monaci benedettini che nel lontano 762 intraprendono un avventuroso viaggio dal loro monastero sul monte Amiata per raggiungere i confratelli di Nonantola. E, come si può ben immaginare, un percorso di questo tipo comportava a quel tempo una serie infinita di pericoli ed insidie: da briganti e ladroni a posti inospitali, sedi di popolazioni selvagge e senza leggi. La penisola italica nella seconda metà del primo millennio.

Il tutto articolato in storie ed episodi intrecciati tra loro, affascinanti e misteriosi, ricchi soprattutto di informazioni: sui modi di vivere del tempo, su personaggi e avvenimenti storici che avrebbero cominciato a costruire la storia d’Italia proprio dai Longobardi. Incontriamo così “la vera storia di Teodolinda” o quella di “Rotari il legislatore”. Comunque, anche in tutti gli altri racconti abbiamo sempre come sottofondo la storia di quell’epoca, con le sue paure ed i suoi miti.

Un libro ricco di citazioni storiche ed artistiche, ma non solo. Spesso emerge alla superficie la cultura dell’autrice (non dimentichiamo che è un’archeologa) in ambito classico, come nel riferimento esplicito a “Le metamorfosi” di Apuleio che, a nostro avviso, è presente lungo tutta l’opera. Proprio come il romanzo dell’autore latino, questo libro ha una storia in sottofondo che però si ramifica in tanti racconti, dove il motore è la curiosità di sapere. Verso la fine è proprio uno dei protagonisti ad ammetterlo: aveva ascoltato una storia raccapricciante che lo aveva turbato per il solo gusto della curiosità.

Un libro avvincente ed interessante per le notizie che ci fornisce, scritto in modo scorrevole ed accattivante. Un libro diverso per avvicinarci ad un’epoca così lontana e diversa (quanto?) dalla nostra.

Recensione
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