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Un odio… virtuale

Io e Giulia

L’ho odiata subito, fin dal primo momento. È inutile nasconderlo. Quando me la sono trovata tra le mani, protagonista di quel romanzo a pagamento che ho accettato di scrivere per un altro – uno famoso, ammanicato, di quelli che non hanno tempo per stupidaggini faticose come, appunto, scriversi i romanzi – mi sono cascate le braccia. Sì perché, almeno secondo me, un’eroina deve essere in qualche modo nobile, anche se, ovviamente, inquieta e sfortunata. Invece Giulia dell’eroina ha solo quella che si spara in vena e non gliene importa nulla della nobiltà d’animo, dei grandi sentimenti, dei sacri valori, insomma di tutta quella paccottiglia che a noi invece hanno ficcato in testa fin da bambine. Giulia se ne frega. Si droga, si sballa, e ha tutti i soldi che vuole per continuare a farlo; in più fa innamorare tutti gli uomini che incontra, o meglio che hanno la sfortuna di imbattersi in lei. E non solo gli uomini, perché Giulia, essendo una menefreghista totale, va anche con le donne e non ascolta nessuno. Così tutti la amano, disperatamente la amano, vogliono salvarla dal baratro, si prodigano per lei, pagano i suoi conti e le sue dosi, la inseguono in capo al mondo, cercano di redimerla. Ma lei non si redime, anzi corrompe tutti, li azzanna, li divora come una dea crudele, una “signora delle belve”, una vampira assetata di vite umane da portarsi appresso, nel proprio annientamento. Non male come personaggio! L’autore mi ha mandato il canovaccio della storia, solo trenta pagine, con un sacco di errori d’ortografia tra l’altro, e vuole che lo faccia diventare quattro volte tanto. Però ha l’editore sicuro, lui, uno di gran nome, che glielo stampa subito, appena finito. Basta solo che io lo scriva. Infatti io sono solo il “negro” o, come si dice con un eufemismo pietoso e un po’ ipocrita preso dall’inglese, il “ghost writer”. Ma “negro” secondo me è più realistico, rivela una verità incontrovertibile: cioè che esiste ancora la schiavitù… eccome. Non solo quella della droga, ovviamente, che devasta Giulia e tutti i suoi amanti, ma anche quella editoriale che, sotto sotto, devasta altrettanto, ma non si deve sapere.

Intanto io Giulia la odio! Più passa il tempo e vado avanti con questo lavoro più la detesto. Ha avuto tutto e tutti, e se ne è fatta beffe. Se ne è fregata degli altri, di se stessa, della morale, dell’amore, di Dio. Forse per questo tutti smaniano per averla. Io, al contrario, non me ne sono mai fregata di niente e di nessuno, anzi ho rinunciato a costruire qualcosa di solido e prestigioso proprio per gli altri, quegli stessi che ora non mi rispettano più perché non sono nessuno. Per forza non lo sono. Se è proprio per loro che ho rinunciato ad esserlo! Se li avessi messi all’ultimo posto della lista, invece… se avessi pensato alla carriera, al denaro, al potere. Ora non farei certo il “negro” per un altro e invece di scrivere la storia di quella grandissima carogna di Giulia, scriverei le mie storie, con i miei messaggi, i miei valori, i miei pensieri. Ho cercato di rimpolpare l’intreccio – l’autore vuole così e mi ha dato carta bianca, basta che non si tocchi il personaggio di Giulia – arricchendolo di pensieri e divagazioni. Ci ho messo esperienze personali e ricordi di quando ero giovane anch’io. Naturalmente, dato che si tratta di lei e non di me, questi episodi hanno un esito molto diverso da quello che io ho vissuto con sconcertante banalità. Qui c’è un finale folle e depravato. Lei accetta tutto, mentre io rifiutavo inorridita. Così Giulia ad una festa di carnevale si traveste da uomo appiccicandosi dei baffi finti, come avevo fatto io da ragazza, ma solo perché non avevo i soldi per comprarmi l’agognato costume da fatina. Lei invece lo fa per sfida. Trova una ragazza che la corteggia, la scambia davvero per un uomo e poi tenta di baciarla ballando un lento. Io in realtà diedi uno spintone a quella cretina e me ne andai furiosa. Giulia invece ci sta e si sbaciucchia con quell’altra per tutta la sera, anzi le mette le mani addosso, tanto per completare l’opera. Che schifosa! E se avessi fatto così per davvero, adesso dove sarei? Poi le due, ridendo, finiscono a letto insieme, dato che tutto ormai si è rivelato e per loro è molto divertente. Concludono con qualche canna. Già, ci vuole! Descrivo queste specie di sigarette avvolte da una carta stelle e strisce. Come mai questo particolare? Il fatto è che me le avevano offerte più volte, in quegli anni giovanili, e io avevo sempre rifiutato. Erano a stelle e strisce, me lo ricordo. Poi naturalmente, lei passerà al crac, all’ecstasy e infine al buco.

E poi quegli uomini: belli, colti, eleganti, ma così smidollati, così poco definiti…Uno assomiglia vagamente a un tizio di cui mi ero innamorata. Anch’io ero finita in un triangolo, ma era lui ad avere un’altra, ovviamente. Già, ovviamente. Invece se avessi fatto come Giulia! Stare con lui e contemporaneamente fare l’amore con il suo migliore amico. Sarebbero impazziti tutti e due per me, tutti e due, come quei due ricchi scemi che danno i numeri per Giulia. Invece io ho lasciato il fedifrago, che è rimasto con quell’altra, quindi l’ho perso e non ho trovato altri rimpiazzi. Poi scrivo storie d’amore per consolarmi. Povera scema! Invece Giulia, così arrogante, con quell’aria di dannazione contagiosa, conquista quegli stessi uomini che con me sono sempre stati spietati. E come li tratta! Rifiuta ogni dialogo che non sia quello del sesso – fisico, diretto, materiale – e, dopo essersi rotolata in tutti i letti, ruba anche i soldi per andare a comprarsi le dosi. E loro come la amano! Con passione, rabbia, disperazione, tanto che uno decide perfino di drogarsi anche lui per capire cosa si prova. Una volta, una volta sola, spiega all’amico, lo stesso con cui lei gli mette le corna. Il finale rimane aperto; a mia discrezione, mi ha fatto sapere l’autore. Ci ho pensato e poi ho deciso: li faccio morire tutti e due per overdose. Sì, finale patetico. Funziona sempre. Così la faccio fuori quella puttana. Sì puttana, lesbica, drogata, stronza! E ammazzando lei – e con che gusto descriverò il suo cadavere! – uccido anche quello che avrei potuto, o forse voluto, fare e non ho fatto, perché non ne ho avuto il coraggio, o l’occasione, o perché mi hanno scolpito i neuroni cerebrali da piccola. In realtà avrei voluto anch’io essere una vampira, una mantide, una gran cortigiana di lusso e farli impazzire, tutti, derubarli di ogni avere e di ogni forza, portarmeli al guinzaglio. Senza drogarmi, ovviamente, ma facendo drogare loro di me. Li avrei mandati io in ecstasy, bramosi di farsi una pera di me, a costo di pagare con la vita. Questo avrei voluto! Essere vincente, nefasta e maledetta. Come Giulia… Per questo la uccido.

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