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Le Siene

“Case alte e strette, affollate all’inverosimile e rappezzate con materiali di ogni tipo, formavano strani coaguli di cui ci si chiedeva con vaga preoccupazione come facessero a stare in piedi. Costruzioni antiche, evidentemente romane, apparivano prolungate e rifinite con nuovi muri, diversissimi per colore e consistenza, costruiti alla meglio con materiale raccogliticcio in mezzo al quale affioravano scritte, busti, volti, cocci, ornati scultorei, calce mista a ciottoli, a mattoni spaccati, a vetri, a briciole di ogni genere, forse a comune spazzatura. Finestre di ogni forma e grandezza si aprivano sulle vie, ma anche quelle costruite a caso, a seconda della circostanza, alcune lunghe e strette, altre basse, alcune arcuate e strombate, altre tagliate nel muro. A questa fantasmagoria edilizia facevano riscontro le strade tortuose e strette, assolutamente folli nel loro non andare in nessun posto, tanto che per andare tra due punti tra loro vicinissimi bisognava compiere giri incomprensibili. I tetti poi, più alti o più bassi, senza criterio, apparivano coperti da coppi, tegole, embrici, a seconda di ciò che era stato rimediato al momento, metà e metà, e in qualche caso anche di sola paglia. Non potendo decorare nulla, anche perché, con simili superfici arzigogolate, una qualsiasi decorazione non si sarebbe neanche notata, alcune di queste abitazioni, quelle più eminenti come pensò Erfo, erano dipinte a vivaci colori, ma solo in parte. Ecco quindi facciate mezze rosse e mezze verdi, in mezzo alle quali spiccava il marmo bianco di una statuina di traverso, oppure superfici che sembravano un’enorme macinata di roba non identificabile, dove un architrave, una soglia, o un davanzale, era stato dipinto. Spiccavano poi i tendaggi che da porte e finestre trasbordavano finendo sulla strada.”

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