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Lo Scriptorium

“Teofilo si scusò umilmente: quando aveva tra le mani dei libri si scordava degli uomini, in molti gliel’avevano rimproverato, e dimenticava perfino l’educazione, specialmente in presenza di un codice di meravigliosa bellezza qual era quel Dioscoride, splendido nelle illustrazioni naturalistiche che lo accompagnavano, senza contare che quel compendio medico sembrava opera del grande Galeno se non addirittura di Ippocrate stesso. Lo perdonasse quindi il confratello ospite e valutasse il suo comportamento alla luce di quell’amore struggente e tormentoso per quelle fragili creature che erano i libri e non si adontassero i confratelli di quella definizione solo apparentemente sacrilega; i libri erano un po’ come le persone, costituiti di pelle animale in sé spregevole e corruttibile, ma contenenti la luce di Dio, e come gli umani erano fragili, fisicamente e spiritualmente, potevano essere corrotti, alterati, fraintesi, venduti e comprati, spesso distrutti in quanto il loro involucro era deperibile. Come gli umani erano soggetti alla morte e dovevano perpetuarsi nei figli che da loro sarebbero nati, attraverso la copiatura in quel caso, che ne avrebbe assicurato la trasmissione nei secoli: il loro nobile lavoro di copisti e bibliotecari era come quello dei medici e delle levatrici, anche se l’umanità lo ignorava e spesso lo disprezzava.”

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