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Discendente di uno dei primi nove Templari investiti da San Bernardo, Guichard de Saint Clair, ha deciso di vendicare il sangue dei fratelli e predecessori immolati sui roghi francesi ed europei che, tra il 1305 e il 1314, accompagnarono la soppressione dell’ordine da parte della Chiesa e l’incameramento dei suoi beni da parte del rapace fisco di Filippo IV. Missione non facile, la sua, vista la presenza nei meandri del Vaticano del terribile cardinale Rolf Wolfenberg che capeggia l’assolutistica organizzazione detta Manus Domini.

Tutto ciò avviene in un prossimo futuro sotto il pontificato di un “papa russo” intenzionato a svincolare la Chiesa dai dettami umanistici del Concilio Vaticano II. Il romanzo racconta il complotto finanziario teso da Guichard ai danni della Chiesa allo scopo di prosciugarne tutto il patrimonio, ma apre squarci storici sugli antenati del protagonista. Seguiamo così la vita di Geoffroy de Saint Clair che, con i suoi otto compagni, scavò sotto il Tempio di Salomone tra il 1118 e il 1125 ritrovando il Sancta Sanctorum e, al suo interno, l’Arca che verrà portata a Roma e nascosta sotto l’abside di S.Giovanni in Laterano.

Ripercorriamo insieme a Guichard de Saint Clair, omonimo del protagonista, l’ultimo atto della tragica epopea con i roghi dei Templari, la sua fuga in Scozia, insieme a pochi superstiti e la sua morte in battaglia al seguito delle truppe di Robert the Bruce in guerra contro Edoardo I di Inghilterra. Tra scaltri finanzieri, mafiosi classicisti, finti ministri sudamericani, logge templari dalla memoria lunga, servizi segreti israeliani, spioni di ogni ordine e grado, si aprono prospettive epocali che vanno dal passato al futuro fino al futuro del passato. Mentre tutti i personaggi dell’oggi, che è in realtà un quasi-domani, si agitano per fregarsi a vicenda gonfiando a dismisura il valore di una sperduta miniera siciliana e coinvolgendo in un affare inesistente ministri e sottosegretari arraffoni, Guichard si affanna per riavere la pergamena degli Esseni, scritta in aramaico e proprietà da sempre della sua nobile e incauta famiglia. Un terribile segreto è narrato in quelle pagine millenarie, un segreto che affonda le radici nella stessa legittimità storica del cristianesimo, una matassa che si dipana nella Francia meridionale, si avvolge nella piccola chiesa di Rennes-le-Chateau, appare in un quadro allegorico di Claude Lorrain, sparisce nel ventre della terra, in una miniera abbandonata, stavolta nei Pirenei.

Rapsodia per l’Unicorno è un romanzo di grande potenza narrativa, costruito a dialoghi più che a descrizioni secondo una tecnica praticata nel mondo anglosassone. Per l’Italia è quindi un sistema narrativo nuovo, di solito usato per i gialli e i thriller. Questo ne fa senz’altro un libro pregevole, malgrado i frequenti errori d’ortografia (soprattutto nella seconda parte), in cui non manca niente: la storia, lo spiritismo, il complotto, l’eresia, il mistero, l’amore (sì, ci hanno messo anche quello, non preoccupatevi), la religione, i tunnel spaziali, i buchi neri, i templari e altro ancora. In questa fantasmagoria di argomenti, narrati senza disquisizioni pedanti, il lettore italiano – abituato ad ammirare, senza capirli, gli sfoggi sapienzali del prestigioso intellettuale – si sentirà un po’ male. Ma questo non è un romanzo comune e non si rivolge a lettori comuni. Fin qui niente di male, anzi. Appare tuttavia contraddittoria tutta l’ideologia anti-editoriale che sta alla base. La casa editrice londinese che ha pubblicato il romanzo non vende in libreria ma solo attraverso internet e questo allo scopo di scavalcare tutto un sistema di distribuzione che – ormai lo sanno anche i sassi! – predilige i libri dei buffoni televisivi a quelli degli scrittori. Editori più ignoranti dei loro lettori, il che è tutto dire, considerano il libro un prodotto di mercato e non una creazione intellettuale. Ecco che la Christoffel & Le Cordier ci fa arrivare questo splendido romanzo, ma solo se lo vorremo, senza rivolgerci alla detestata genìa. Lo scopo, peraltro dichiarato apertamente, è quello di dimostrare a suon di vendite, che il pubblico sceglie il prodotto di qualità a costo di doverselo comprare in internet. Ma è proprio qui il punto. Com’è possibile puntare sull’élite e allo stesso tempo sui numeri? Sulla qualità investita allo scopo di produrre quantità? Ignoriamo come vadano le vendite del romanzo, pur augurandogli ogni bene. Ma dubitiamo fortemente che i lettori di alto livello siano così numerosi da ridicolizzare il bieco criterio mercantile acquistando in massa Rapsodia per l’Unicorno. L’autore ha puntato in alto, un po’ come Guichard de Saint Clair con le sue vendette anticlericali. Si può sbeffeggiare il mercato editoriale, specie nella sua frangia peggiore, quella italiana?

Per chi fosse interessato a collaborare all’ardua impresa l’indirizzo del sito web è www.rapsodiaperlunicorno.com dove si possono leggere alcune parti dell’opera, ordinarne una o più copie, scrivere recensioni personali, lasciare messaggi a Oscar Cappelli.

Recensione
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