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Il testo raccoglie nove testimonianze di donne (ragazze di ieri) volte a ricuperare la recente memoria storica del femminismo veneto evocandone la fierezza e il coraggio di quante hanno lottato, pagando prezzi talora alti pur di raggiungere una meta di riscatto tramite la diffusione di un messaggio capace di risvegliare le coscienze.

Luccia Danesin, fotografa attenta e precisa, in una sessantina di immagini risalenti alla seconda metà degli anni ’70, nelle quali prevale l’intento documentario, restituisce senza orpelli l’atmosfera di quegli anni di rivolta femminile sia in Padova sia in altre città del Veneto.

Sono testimonianze incisive che gridano contro gli abusi sociali e ideologici esercitati da sempre sulla donna, e che nella fase qui documentata si manifestavano principalmente nella malasanità (degli ospedali, dove il corpo femminile – secondo la denuncia – era ritenuto “solo una macchina per fare figli”); nella violenza quotidiana nei rapporti con il marito e i congiunti, nella mancanza di servizi sociali, e infine nelle violenze sessuali contro le donne. Le immagini della Danesin si diffondono a mostrare anche quanti libri, riviste, volantini e ciclostilati siano usciti dal sapere femminista nel periodo dell’aperta ribellione, e quanti canti e inni siano stati allora composti, mimati e diffusi. Le foto ci rammentano come non mancarono nei momenti dell’esplosione femministica le rappresentazioni teatrali, ben costruite ed efficacemente recitate, volte a raccontare episodi di vita vissuta, con l’intento di sottolineare il ruolo della donna nella storia e nell’attualità.

Sia con le immagini che con le nove testimonianze raccolte e commentate da Anna Maria Zanetti si è voluta ripercorrere nel volume una fetta di storia, vissuta dal movimento padovano e da molte donne in prima persona; un’esperienza unica ed esaltante che certo ha prodotto, col rovesciamento della mentalità tradizionale, i frutti positivi sollecitati in quel periodo. Il pieno consenso alle prospettive di fondo, che la stagione del femminismo di lotta rivelò a una società insensibile e ottusa, non impedisce tuttavia di appuntare alcune considerazioni, che d’altronde si colgono in termini di perplessità anche negli interventi raccolti nel libro.

Certo, il volume rievoca una realtà ben datata, mal proponibile al di fuori del quadro politico-sociale che allora favorì la rivoluzione femminile (termine forse esagerato, ma storicamente rispondente), esaltandone in primo luogo gli aspetti, anche estremi, di trasgressione. Con l’occhio ai nostri giorni è legittimo osservare che le conquiste autentiche della liberazione femminile hanno anche trascinato semplificazioni e distorsioni interessate che non possono non preoccupare.

La continuità culturale che il volume rivendica con il ricupero della memoria storica, non trova oggi automatica corrispondenza con una continuità di situazione. Anzitutto una cosa appare ovvia: di fronte alla caduta di miti politici che negli anni ’70 premevano su tutte le rivendicazioni etiche, sociali e giuridiche, ha rivelato i profondi e gravissimi rischi di far coincidere le aspirazioni della donna con le utopie dell’ “altra faccia della luna”. Di ciò bisogna esplicitamente tener conto. Come non bastasse – è la seconda riflessione – bisogna ammettere che ad inquinare la verità e la purezza del messaggio femminista, sono intervenute le deviazioni interessate prodotte da una visione egoistica e individualistica della vita, che stanno portando la società odierna ad una vera situazione di irresponsabilità etico-sociale.

Non sembri fuori luogo quindi rifarsi proprio allo spirito di questo ottimo libro – che documenta una riscossa necessaria – per rilevare l’urgenza di indirizzare in forme aggiornate anche l’impegno delle donne. Esse sono chiamate in nome della loro funzione e dignità a contrastare l’espandersi di una mentalità che rischia di trascinare le premesse sacrosante delle lotte ideali in risultati abnormi di speculazioni, sulla pelle delle donne, ma anche degli uomini, del tempo presente. Sinceramente, è proprio questo pericolo che oggi mette paura.

Recensione
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