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Nasce spesso nel lettore un’inconscia diffidenza verso la  congerie di libri e libriccini che si intestano agli usuali affetti familiari. Più che commuoverci e turbarci, capita che ci disturbino, scavando nella memoria privata storielle più o meno leziose e sentimenti che suonano antiquati. È così: i nostri gusti si stanno abituando a linguaggi aridi o concettosi che coprono la presunzione sotto apparenze di modernità. Perciò è più che una sorpresa quella che ci attende sfogliando le pagine limpide e vivaci di NonnAdele: un volumetto lirico che, dagli stessi sentimenti scioccamente derisi, trae invece convincenti spunti di testimonianza e poesia.

L’autrice, Anna Marton, sotto quel titolo intimo e carezzevole, coglie entro segreti rapporti fra nonni e nipotini una breve silloge di storie che, dalle radici autentiche del passato, estraggono spunti felici e pensieri originali.

La fonte di ispirazione offre in sei sezioni i titoli di un affascinante documento di vita: visioni di natura, incanti di infanzia, paesaggi e parole che evocano un mondo di meraviglie ed esperienze capace di contagiarci senza sforzo e persuaderci con voli improvvisi di immagini/pensieri. Nulla di trito, nulla di zuccheroso o artificiale sotto i temi candidamente enunciati: Fiori, Frutti, Animali, Giochi, Le storie della sera e dei perché, Filastrocche delle nonne. Ogni tema sviluppa il proprio vocativo lirico in un gioco di risvolti incisivi, marcati di indiscutibile personalità.

Bastano pochi esempi scelti tra le sezioni.

Fra la quindicina di fiori, tutti prevedibilissimi a rendere unica l’invenzione, bastano le chiuse di “Occhietti della Madonna” e ancor più di “Giglio”, per scoprirvi la firma di un’autenticità imperiosa. Le cinque righe degli “Occhietti” stendono una parentesi infantile fra l’inizio “calze di lana… ruvide come la terra” e la fine…”avrò bellissime calze a pois celesti”. Nei versi di “Giglio” la sorpresa è ancora maggiore: “…il giglio è fiore d’orto e di santi” (inizia Anna, senza entusiasmo). “…L’hanno detto al catechismo”. Perciò “Mi sono piaciuti tutti i fiori, | il giglio mai”. Ed ecco la svolta: “Arrivò poi il giorno, | che lo deposi su un altare | per restituirlo ai suoi santi”. Così, senza stucchevoli riverenze.

Il medesimo piglio, lo stesso amore per la natura e la stessa capacità di cavarne giudizi inattesi si trova nella sezione dei “Frutti”. Leggiamo da “Cachi” “…i cachi non piacciono e sporcano i grembiulini“ … “il succo colerà da una ferita sulla pelle tesa e sottile | soffocherà una fila di formiche indaffarata lungo il tronco”. Altro esempio nei “Gattini”. “…Non credetti a mia madre | ma non seppi perché | alla gatta il giorno dopo | rimase un solo figlio“ … “Piansi con lei nel buio della stanza”. Un dolore che rompe l’incantesimo, ma lo traduce in rapporto.

Il titolo delle “Bambole” sta fra le liriche dei “Giochi”in un testo che andrebbe riportato per intero; ma è sufficiente la conclusione. “…Un gesto di forbici per poterla imboccare | ma non fu il solo a renderla più vera“ … “Per Celestina imparai a cucire e a cucinare, | a credere che qualcuno mi volesse bene”. È il sotteso valore della verità.

Si tratta qui solo di pochi esempi – dei quali abbiamo trascurato il tenero lirismo del buon gusto e del gioco – per dar rilievo a quelle intuizioni, che sono le fortissime virgolette con cui Anna Marton pone alle pagine di NonnAdele il sigillo della sua libera personalità. Auguri all’autrice, davvero nuova nei sentimenti e nella concezione.

Recensione
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