Servizi
Contatti

Eventi


L’interrogativo che subito si affaccia (in forme spesso invischianti di attrazione) contiene insieme lo stupore, l’ammirazione, la perplessità. Pensiamo che consapevolmente Barricelli abbia cercato in questa bella raccolta di ritrasformazione di antichi frammenti un risultato che superi il traguardo dell’originalità. Che abbia inteso cioè di dar senso concreto alla propria straordinaria esigenza e capacità di ricrearsi in poesia dentro l’involucro della tradizione greca: carica di evocazioni, di percezioni e di sensi perfettamente fusi in un’aura da sempre immodificabile. Non si tratta di sola suggestione, perché questa non consentirebbe di trasportare in forme originali gli spunti, gli schemi, lo stesso linguaggio dei modelli classici, fino al punto di presentarsene come filologico rinverditore.

L’esito poetico va oltre la stessa devozione che Barricelli proclama ed esprime ai frammenti di Antiloco come di Saffo, di Alceo come di Anacreonte, di Mimnermo come di Ipponatte. Diremo, anzi, che se in positivo il lettore partecipa del miracolo, ciò è dovuto all’impressione di trovarsi direttamente di fronte ai testi di un poeta greco di nuova scoperta, che – se fosse tale – impegnerebbe la critica in un’ermeneutica assolutamente naturale.

Il fatto è, invece, che l’autore sannita non è (non può essere) solo un fedele evocatore e restitutore della poesia greca. Messi in guardia da lui stesso, scopriamo a nostra volta che il codice del nostro autore è tutto suo e che dall’immersione totale – di spirito e di sensi – nel fascino del mondo antico, riemerge il registro di un poeta moderno, che non si riconosce nella modernità e che riesce a prescinderne. Tale il fascino autentico della lettura, che non si identifica – ripetiamo – come la magia dell’imitazione.

Quella poesia che Barricelli ricostruisce su esili tracce di frammenti resta un risultato personale, che la rende riconoscibile come “greca” per il cordone ombelicale che egli non vuole rescindere, ma, nello stesso tempo resta avvertibile nelle rinunce e nelle scelte che questa devozione suggerisce ed impone.

L’immissione totale nella grecità – ad esempio – consente all’autore di rinunciare alla semplice trasformazione dei modelli in metafore.

Il Barricelli poeta vive tutto in quei modelli tematici, ritmici, infine lessicali. È straordinario infatti il paralessico che egli conia per i suoi versi, mantenendo interamente parole e costrutti nell’ambito delle cose, dei paesaggi, delle immagini, delle abitudini e degli atti di quel mondo così distante, e preservandolo insieme da scontate e pallide liturgie neoclassiche.

Ciò comporta nell’autore una capacità di estraniarsi non solo da emozioni “moderne”, ma dall’obbligo di esprimere gesti e sentimenti con parole e forme “moderne”.

Di pari passo (sia questa una liberazione, o sia un privilegio culturalmente costruito), Barricelli si estranea (o piuttosto rimane estraneo) dalle inquietudini del nostro tempo: che, peraltro, sono le sole emozioni capaci di accreditare completamente una poesia nella cultura e nella storia del tempo e del luogo in cui nasce.

Nelle composizioni di Barricelli tutto è Grecia: Grecia miracolosamente rinnovata, Grecia adottata in forma di pensieri e di sentimenti. Grecia poetica, quindi; ma di una poesia che si colloca necessariamente in un Empireo culturale che appare ipotetico, senza risultare artefatto.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza