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La prima netta impressione è di una poesia come filtro: versi brevi e rapidi che diventano, secondo i casi, esca, lampo, guado, abbaglio per accogliere e trattenere la tensione del vivere giusto per quel poco che la faccia defluire come acqua riflessa. nella pausa di un golfo o di un nuovo mare.

L'evocazione del tempo che fugge, dell'estate che preme, delle stagioni confuse e frantumate da memorie ora di pietra ora di fuoco: ci sembra questa, se non la sintesi, la principale riflessione suggerita da Un fard rosso arancio di Luccia Danesin: come un fondo di mistero che, mentre rivela, anche deforma o tradisce.

L'autrice padovana. certamente giovane, ma – come apprendiamo – già mamma capace di antiche parole per la tenera figlia, cerca di dare ordine in questa raccolta a pensieri per natura sfuggenti, a voci, risate, grida, silenzi che punteggiano la sua esperienza interiore con istantanei  "click" di macchina fotografica. La notizia ci precisa infanti che Luccia è fotografa, e dunque forse da quel mestiere ha imparato la brevità delle visioni con o senza schermo, arrestabili solo in fotogrammi di realtà passeggere.

A dare unità ai versi e ai sentimenti sono le "tracce di me" che unificano in un efficace archivio di vita tante impressioni colte con immediata sensibilità come in controcanto sui confini della poesia

Recensione
Un fard rosso arancio
poesia 
Autori
Luccia Danesin
Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 1997

pp. 64
prezzo: € 6,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Punto di Vista nr.15/1998
 

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