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Cura di Luigina Bigon. Traduzioni in inglese di Adeodato Piazza Nicolai. Presentazioni di Giustina Destro, Giuliano Pisani, Pierluigi De Cesaro, Oscar De Bona e Lucillo Bianchi. Introduzione di Luigi Bratti. Postfazione di Mirella Cisotto Nalon.

Un nuovo omaggio-testimonianza all’inesauribile tema tragico del Vajont si inserisce fra le memorie che l’evento non cessa di suscitare negli animi a quarant’anni di distanza dall’orrendo scenario del 9 ottobre 1963.

Concorrono insieme nel volume testi di poeti e figurativi scelti e composti dall’infaticabile devozione di Luigina Bigon.

L’asciutto lavoro ha il centro etico nel nome della diga di distruzione; affonda però le radici specifiche nell’anima della “famiglia bellunese”, o della coscienza umana, piegata sul quadro incombente della memoria, della pietà e dello sdegno.

Testi e figure si allineano quindi con percepibile emozione ai molti documenti e rapporti apparsi sul Vajont, da quando Marco Paolini ha impresso la sua straziata passione di interprete sulla memoria dell’avvenimento.

Pietà e disperazione nutrono questo nuovo apporto testimoniale di poeti ed artisti, i cui nomi sanno semplicemente confondersi fra i materiali messi alla scoperta dall’immane disastro; gli autori rinunciano quindi a dare spazio a qualsiasi orgoglio di accusa per assumere in scrittura e pittura l’umile efficacia del frammento votivo.

Sono questi riguardi a dare carattere singolarissimo ad un omaggio, che consente di escludere citazioni nominative degli artisti padovani, per lasciar posto all’ulteriore tributo di pietà e di preghiera che gli autori sottendono. Qui l’arte si lascia sopraffare nella sua percepibile adesione al sentimento comune,

Molto opportunamente, come ad estendere il cordoglio, tutti i testi sono corredati dalla valida traduzione in lingua inglese da parte di Adeodato Piazza Nicolai.

Recensione
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