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Il forse, l’attesa e la destinazione ignota: un cammino volto alla conquista. Ogni acme ha il suo contrario. Sono aspetti di una realtà che si evolve e decade nelle maglie del tempo.

È critica al conformismo che prevale, alla mancanza di conoscenza ma è pur sempre ricerca nell’inconscio di nuove soluzioni anche se negative e veicolo di perdizione. Protesta e, a un tempo, necessità di un Dio che tace “nei tabernacoli vuoti | ma (che) vive possente nel cuore degli uomini stanchi”. Dio, entità pantocratica che ferisce prima di illuminare nuovamente di azzurro il vuoto esistenziale di ogni uomo intelligente che teme e agogna pur di uscire dalla banalità del quotidiano. I campanili, superbi rappresentanti della carnalità dell’uomo, svettano arroganti. Non avrebbero dovuto invece colmare la sete dell’uomo?

Per uscire dalla paranoia esistenziale e dall’insensibilità degli altri, sboccia la preghiera. Il ritmo è incalzante, a volte surreale. Evidenzia la corsa dell’anima frenata dai bisogni corporali. Il rapporto con gli altri si sublima o si riduce a puro contatto sulle sponde di un fiume di inutili parole. Il nostro télos è segnato: ciò che vogliamo vedere o volutamente ignoriamo è l’illusione e le nostre illusioni, tralicci divelti senza il bluastro baluginare dei wolts. Inseguire, nel viaggio vissuto al tavolino da ogni poeta, il nirvana prima che “il carro della nettezza | ti inghiottisca in un vortice d’acqua”. La vita nel suo scomporsi e ricomporsi di segmenti è un caleidoscopio di inattuabili desideri. Vita e natura, oggetti ed anime trascinate nella luce. Tutto è effimero ma accattivante come “reticoli appena pensati nei quali il futuro | affondava coltelli sottili di piaceri nascosti”. Ma la vita prosegue lungo i corridoi del desiderio che ambiguamente portano a contrasti con le creature della notte: pipistrelli, ratti. L’amore è impulso alimentato da parole oscure, intriganti che, come fili proiettati nel vuoto, rendono altalenante il vivere, il sentire.

Ideali svaniti, legati al furore epocale della beat generation. La giovinezza è stata e sarà sempre la molla per la conoscenza, l’impatto, il separarsi: una strada pulsante da percorrere insieme anche per solo un attimo. Identificazione del ricordo di un amore nel “rosso di un tramonto di fuoco | o alla stazione dimenticata di un paese”. Ognuno di noi ha avuto o sognato il suo Paris Texas di Wenders. Un’armonia di opposti, un vegliare oltre i limiti del conscio alla conquista di un entusiasmo irreale diviso tra realtà e sogno. La coscienza sconfitta non può liberarsi dal tarlo del ricordo che esalta o uccide. Il testo di Walter Nesti sul finire si allontana da ogni esaltazione e si fa rinuncia ad una ipotetica ed inutile lotta. Si tracciano stretti confini oltre i quali l’allodola messaggera d’aurora “spara il suo grido nell’azzurro”.

Prima del Potere di Walter Nesti è un testo propositivo, di contenuti forti e ben delineati anche nella sua brevità. Ha un linguaggio che ci tiene sospesi senza cadute in un rincorrersi di tematiche legate a un’epoca e all’intima essenza dell’uomo e al suo pessimismo. Ma il potere chi lo raggiunge?

Non il poeta, che soffre e guarda nelle sue veglie dominate dai ricordi. Il suo viaggio è proiettato verso un incerto futuro e ritorna indietro nel tempo; la sua mente: un vaso di Pandora misterico e inviolato ma sorretto dalla speranza.

Recensione
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