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Una raccolta di poesie religiose di lirica intensità che, ad una prima lettura non facile, rivelano la personalità dell’autore orientata a dar voce a termini letterari molto semplici in apparenza, però contrassegnati da invocazioni che creano un senso di straniamento: solo il filo dei pensieri più intimi, portano uno spessore esistenziale di povertà, di umiltà, con metafore agili fuse nel tempo che stimolano alla meditazione.

Ricorrenti nei versi della silloge, i passi del Vangelo – “Lasciate che vengano a me” –, le parole della fede all’azione spirituale, alla conoscenza di un Dio supremo, misericordioso che pulsa, che infonde vita; un Dio nascosto nelle cose – “sparse per ogni dove” – “era quiete e pace nel cuore dell’uomo” –. L’eterno colloquio, vano, che sollecita risposte che si perdono – “innumerevoli come i granelli di sabbia” – dialogo contemplativo della grandezza del mistero che lievita emozioni, che avvince nelle sue accezioni delicate, pregevoli, attraverso il campo dello spirito che preserva da ciò che esprime.

Mistica ed estetica, legame che richiama l’ascesi, la liberazione dai tormenti, con canti, salmi, ritmi e melodie, dove immagini fluttuano e sfumano inafferrabili e questa raccolta non si discosta dai grandi del passato nella realtà contingente: esplicita, come fenomeno universale riproposto, gli stessi interrogativi, naturalmente più accessibili, da Novalis a p. M. Turoldo.

L’autore, scrittore e saggista, da anni pubblica testi lirici e saggi qualificati in linea con questa pregevole opera e affronta con coraggio la visione ultima con la figura salvifica: “Signore, con me | nel sonno di morte”. Ricongiungersi, dopo un’esistenza di speranza, a Dio, nella pace; senza contrasti, nella fusione armoniosa in vista del traguardo. Parole che riescono a trasfigurare la pena, il dolore.

Recensione
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