Assimilato al tronco convulso
Assimilato al tronco convulso
nei suoi rami assiepati di uccelli
trafitto dalla luce dei tramonti
quando il sole riempie di sguardi
la città e la luna si affaccia intimorita
perché la notte ha scarne mani
raggomitolata dietro l’unica stella
che ardisca di sfidare il cielo
malato di nudità assorto e perverso
perché nulla sa dire sul vivere
umano torvo e intristito eppure spavaldo
e saldo di germoglio che alla terra
aderisce sorpassando il cemento
il brulichio d’insetti che vorrebbero
volare nell’aria incerta bocca che ancora
sorride e si smarrisce nel canto che svanisce.
Ignori la città il chiudersi delle case
Ignori la città il chiudersi delle
case
che stringono il cuore l’aritmia di strade
che ignorano il silenzio il
vociare
degli uomini sorride il prato perso
nella sua brina l’allunarsi del sole
nella nebbia i frammenti di conchiglia
di quando qui c’era il mare il grido
di
faina intenta a vuotare gabbie
l’immergersi di talpa e di grillo
per il lungo
inverno.
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