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Gli avvoltoi
protessero dai loro avvoltoi soprattutto
gli anni vissuti in disparte dalla paura,
dall’imprevisto, il moscerino dell’ambra,
i tigli e gli altri aloni consecutivi
la solitudine era in tutto idiozia godibile,
il sorriso una nuova conoscenza
dell’io,
prima e dopo l’età inattraente o complicata
la sua vicenda era diventata un’epigrafe
inesatta, ira sdrucciola e stridula,
un caffè amaro, una colazione consumata
in fretta ed emancipata da un Oltre
ma gli avvoltoi erano tanti, insoddisfatti,
e si succedevano in volo anomalo
di illusioni a prede morte, ad esecuzioni
violente e fittizie, torturatrici di
corpi
nel più tetro dei ritorni balneari,
e anche più in là, adagiati nella
metropoli,
dentro cui non bastano dignitose e pure
volontà per sopravvivere,
spalancando
gli occhi, ascoltando sui tram fisarmoniche
moldave, e speranze più
o meno passive e infette
La cifra del fantasma
l’acqua ha intenzione di compiere
il percorso fino al mare, e i fiori
l’accompagnano fra sterpi, ciuffi nascosti,
le altre inerzie solari, la differenza
di fenditure murarie e gli alberi
compromessi
dall’afa. Sul campo degli scavi la cifra
d’un fantasma alza rapide
bandiere,
tra furtivi ascolti di insetti, spiriti
diversi dal loro clima e,
adesso, interni
alla dissertazione naturale delle stagioni
in tanti scortano il viaggio delle cose,
i doni adulti del tragitto, le
stelle
cadute da un cielo di sabbia canicolare,
mentre si ascoltano nel vuoto
haiku
virtuali, veemenze corrugate contro
la morte delle falene, fra le tante
lune
del Torbido rarefatto in sorrisi di ricamo,
dove squittiscono ratti mai
guariti dalla peste,
quasi per uno strano modo di perdersi...
Ciò che non
leggono le maree
portava con sé l’orso di legno come
un sogno infantile, e le
sabbie erano
diventate nero miglio sotto il sole
cocente, anzi estreme tracce di
onde
stanche, di figurine silenziose, curve,
in un’estate di deliziosi sapori
le visioni protette dalla mano, in prima
e seconda estasi, barche di
plastica,
gomme per il nuoto di colore, desiato
nell’esteso divertissement, nel
ritmo
balneare in cui tutti insieme dondolano
come spiriti ignoti e zampilli
sportivi
è stato là che ho scorto mangiatrici
di argilla, negozi di souvenir, abiti
a
poco prezzo, rubati da chissà quale
status pretestuale, ma abile, evoluzioni
mentali e segni inerti, confidenze
su una rosa, e lievi flacconcini di trucco
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Materiale |
| Gli avvoltoi |
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poesia
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| Autori |
| • | Domenico Cara |
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Pubblicato su: Scorpione letterario nr.1/2004 |
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