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Inizia, questa corposa raccolta di più di duecentocinquanta composizioni, con due citazioni bibliche (dal Genesi e dall’evangelista Matteo) esortanti a scuotere la polvere dai piedi e a mettersi in cammino verso una Terra Promessa che, nelle intenzioni dell’autrice, assurge a simbolo supremo della nostra stessa avventura esistenziale, del difficile, faticoso procedere nella vita che ogni uomo quotidianamente sperimenta.

Con questo incitamento dagli echi sacrali inizia così per il lettore un percorso, complesso ed arduo quanto affascinante, attraverso una composita varietà di testi ricchi di epifanie, simbolismi, richiami (pur cifrati nel mito) all’attualità, moniti e riflessioni che – come acutamente rileva Bárberi Squarotti nella sua introduzione al volume – condividono il medesimo intento di mettere in scena la dimensione tragica dell’esistenza, intesa come “la rappresentazione dello scontro fra le esperienze e le scelte dell’uomo e il sacro, l’eroismo che fallisce, l’inganno della storia e della vita, il confronto fra le aspirazioni, le azioni, il pensiero”. Una costruzione poetica altamente icastica, “segnata nella roccia con una disperata solennità”, che sa avvalersi delle più nobili scansioni metriche della nostra tradizione (l’endecasillabo e il settenario in primis), nonché di una colta trama di citazioni classiche, bibliche ed artistiche. Con questi strumenti – affinati nel corso di una carriera letteraria ricca ormai di un quarto di secolo di esperienze e pubblicazioni – Giuseppina Luongo Bartolini ha costruito così un ordito rigoroso ed affascinante col quale legare i diversi segmenti ispirativi del testo, innalzando i dati esperienziali ad allegorie universali e definitive, ed assecondando una tensione costante al sacro e al sublime che l’ha resa capace di leggere nei segni contraddittori del mondo le stimmate della nostra ontologica condizione di sradicati.

Una rappresentazione della vita sicuramente lucida e severa, quando constata come, dopo tanto peregrinare, a noi non resti altro che un pugno di polvere, correlazione oggettiva della vanitas vanitatus, buona appena a far da clessidra per scandire il tempo della nostra definitiva dipartita; d’altro canto, però, anche una testimonianza commossa e simpatetica allorché preconizza come, nella “lunga notte dell’anima” in cui errabondi ci muoviamo, possa alfine sorgere un lume di speranza, la luce di un’alba salvifica che giunga “ora che la scena si svuota e gli spazzini | ripuliscono il viale, le carte, i rimasugli | del trambusto”.

Recensione
La polvere dei calzari
poesia 
Autori
Giuseppina Luongo Bartolini
Edizione:
Campanotto Editore
Pasian di Prato 2005

Prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti - pp. 320
prezzo: € 15,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Scorpione letterario nr.5/2006
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