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Giano bifronte
da un “Diario di bordo degli anni Settanta”

L’aria d’autunno taglia
in diagonale le chiome dei pini
(e i cipressi non scordarti i cipressi)
passando attraverso la luce
del tuo sorriso.
Appena il precario equilibrio s’è disfatto
ecco riappare il teschio
inalberato sopra a siepi spente
(le lucciole erano scomparse)
i fantasmi della paura scavalcavano
al di là degli aguzzi vetri dei muretti
(erano piene le estati di splendore)
ma non dirmi che la cortina di pioggia
è eterna come questo autunno
e il sorriso di luce una parvenza
da rievocare con gli antichi spettri.

Scivola lungo la dorsale
l’arcobaleno di gloria
i cipressi mi sentono vicino
sono io
da lontane memorie ritornato
l’antico etrusco che gode
nel vento della tua pelle.

*

Nemica questa pioggia e questo tempo
così distratto
assente ai desideri alla fretta
ora non più gioiosa
(erano alti cavalli di neve esposti
al sole ardente del desiderio
gli anni lontani della giovinezza)

affanno e cuore in gola
discendono dai fili perlacei della pioggia
perché così inesausta
indifferente e crudele.

Il fiume di fango giallo annega
nei vesperi ardenti e riciclati
trascorre sui nostri visi deformati
dall’imbelle sorriso dei pazienti.

Il vento
raffredderà la mota come lava
sarà tutto inutile
anche se sulla fretta acquietata
il prigioniero profumo di ginestra
stordirà di follia la primavera.

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