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Si arricchisce di nuovi titoli la collezione "Delphinus"
Portofranco fa... trentuno

  Angelo Lippo, Anna Marinelli, Giuseppe Mazzarino, Rita Marinò Campo, Rita Santoro Mastantuono:
cinque voci narranti della pugliesità poetica

Sono, quelli che appaiono nella collezione di poesia contemporanea pugliese Delphinus, alcuni dei protagonisti che occupano il palcoscenico della temperie culturale regionale, che amano mettersi sempre in gioco ma soprattutto tentano un dialogo costante, una osmotica convergenza d’ideali, per sconfiggere il tarlo dell’indifferenza, dell’apatia nei confronti della Poesia. Moderni donchisciotti tentano di promuovere un’attenzione che è certamente difficile da conquistare, soprattutto se guardiamo al momento che stiamo attraversando, così popolato di effimere lusinghe e suadenti richiami. Come può – allora – la poesia combattere la sua battaglia? Con quali armi?

Angelo Lippo (n. 27), Anna Marinelli (n. 28), Giuseppe Mazzarino (n. 29), Rita Marinò Campo (n. 30), Rita Santoro Mastantuono (n. 31), così nella progressione numerica dell’editing, certamente non si sono fatte tutte queste domande, perché il loro obiettivo rimane sommamente quello di “scrivere” e scrivendo “comunicare”. Indirettamente, pubblicando la loro produzione poetica, essi hanno già risposto a tutto, perché è all’interno dei ritmi, delle parole, delle evocazioni, che vige lo statuto della Poesia.

Ogni Autore esemplifica nel suo testo una propria ricerca personale, per cui in Fragile artificio, di Angelo Lippo, si rinnova il dialogo fra il Sé e l’Altro, soprattutto fra l’io-uomo e il tu-donna, che si perpetua con il moltiplicarsi delle stagioni. Un canto appassionato e “innevato” di malinconia ma luccicante di memorie è il poemetto intitolato Nevica che Anna Marinelli ha voluto dedicare all’amico poeta scomparso qualche anno fa, Pasquale Pinto. Con arguzia e sottile ironia venata di effluvi colti e funamboleschi, Giuseppe Mazzarino con Giorni d’università –versi 1972/75-, scandisce il suo taccuino di bordo poetico, tessendo una sua trama ordinata, e cronologicamente referente. Rita Marinò Campo prosegue ancora una volta, nel suo I giardini delle tortore, il suo discorso rivolto a carpire il mistero dell’Assoluto, questa volta abbreviando la tenuta ritmica a favore di una più assorbente lettura e visibilità immaginifica. E dulcis in fundo, la cegliese Rita Santoro Mastantuono, che in Tempo e vita, persegue il proprio itinerario motivandolo nella ricerca di una condizione capace di restituirle quell’oasi di serenità e di pace, alla quale tutti aneliamo affannosamente, ma spesso senza raggiungerla.

Portofranco ancora una volta ha voluto rinnovare il suo dialogo con la Poesia, promovendo una rete di relazioni, di cui tutti avvertiamo l’esigenza di coltivare. Ed è la finalità che ha sempre animato portofranco e le sue attività culturali. Tutto il resto è vaniloquio.

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Porto Franco
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