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Nota di lettura o recensione

Molti autori ci chiedono la differenza fra nota di lettura e recensione.

Abbiamo passato il quesito al nostro direttore editoriale Luciano Nanni che dall'epoca (1994-2005) della rivista cartacea “Punto di Vista” si occupa di note di lettura e recensioni per Literary.

Riportiamo di seguito il testo del suo intervento “Ipotesi di recensione”:

Valutare un testo o un’opera può sembrare facile qualora si segua più l’istinto che la ragione, ma il critico dovrebbe cercare di essere per quanto possibile oggettivo, ossia tentar di capire anziché di giudicare. È evidente che ciascun critico o recensore possiede gusti personali e quindi parlerà con più piacere di un lavoro a lui affine, ma questo concetto se ribaltato potrebbe invece fornire la chiave di una visione particolare svelando quegli aspetti che un commento favorevole non sempre riesce a scoprire. Una volta che si è nella condizione di oggettività (ovviamente coi dovuti limiti) l’esame testuale riesce ad affrontare in modo meno tendenzioso l’opera.

In primo luogo è necessaria una conoscenza dell’opera. Spesso si incontrano giudizi sommari che poco o nulla apportano a ciò che viene esaminato. Gli eccessivi elogi, privi di esempi che li supportino, fanno più male che bene all’autore, il quale, almeno noi crediamo, vorrebbe sapere anzitutto cosa abbiamo compreso di ciò che ha scritto, per averne poi una valutazione, in realtà quasi mai definitiva, da non prendersi come qualcosa di irreversibile o assoluto. Seguendo il percorso della critica ci accorgiamo che non di rado autori a loro tempo esaltati sono oggi ridimensionati, mentre altri emergono in virtù di studi seri e scrupolosi.

Tuttavia questa è già una garanzia per l’autore, che non vi siano pregiudizi. E anche se un testo non piace, è dovere del critico rileggerlo e comprenderne le motivazioni.

Passando alla esecuzione pratica della nota critica, recensione o saggio – in ordine tre gradi di ampiezza nella disamina – si evitino aggettivi o commenti troppo laudativi, semmai mettendo in luce la individualità di un’opera; poi, nel caso del saggio, affinando gli strumenti conoscitivi, per pervenire all’analisi dettagliata. Un lavoro di questo tipo è riscontrabile nell’opera omnia di narrativa di Alberto Gatti (1967-1987).

Volendo è possibile fare una distinzione fra nota di lettura, recensione e saggio. La nota di lettura è in genere sintetica e mira a riportare i caratteri essenziali di un testo. La recensione, che procede dalla nota di lettura o vi sconfina, è però più articolata e tiene conto anche di diversi elementi presenti nell’opera, di tipo tecnico e formale, e ovviamente le linee generali del contenuto. Il saggio affronta invece l’argomento con più dettagliata spiegazione, soffermandosi su taluni punti. Può divenire analitico riportando tutti i parametri di carattere storico e linguistico, creando cioè un ipertesto quale traccia per coloro che intendono avvicinarsi a un’opera in qualsiasi campo realizzata.

A conclusione di queste annotazioni è opportuno comunque che il lettore si crei una propria coscienza critica, semmai confrontandola: il testo è l’oggetto primario che non va mai distorto dalle interpretazioni ma accolto ogni volta nella sua integrità strutturale e contenutistica.

 

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