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“Ambasciatori d’Arte”

Edizioni Art Factory, gennaio 2023 - Intervista con Angela Ambrosini

Copertina dell'edizione 2023 del catalogo degli artisti contemporanei “Ambasciatori d'Arte”.

Salvo Nugnes, coordinatore del catalogo “Ambasciatori d'Arte”.

Un catalogo esclusivo, “Ambasciatori d’Arte”, Edizioni Art Factory: con il contributo di più di 30 nomi illustri della cultura e dell’arte quali Vittorio Sgarbi, il sociologo Francesco Alberoni, lo storico Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale di d’Annunzio, la scrittrice Silvana Giacobini, Paolo Liguori, direttore Tgcom24, la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, solo per citarne alcuni, il catalogo offre uno spazio ad ogni artista per presentarsi e presentare i propri lavori, diventando il protagonista di questo progetto volto alla promozione dell’arte e alla valorizzazione dell’operato dei più talentuosi artisti contemporanei. All’interno del libro gli artisti si raccontano attraverso un’intervista creata ad hoc per dare il giusto risalto al loro percorso artistico di pittura, scultura, poesia, fotografia, artigianato, grafica, design. “Ambasciatori d’Arte” premia tutti coloro che portano bellezza ed energia positiva alla società grazie al loro contributo creativo.

Questo catalogo inoltre è l'occasione per celebrare i 35 anni di attività del curatore d'arte, giornalista e reporter Salvo Nugnes e i successi di una lunga carriera di collaborazioni a fianco di illustri nomi della cultura e dello spettacolo.

Attestato di Selezione di Angela Ambrosini per l'inserimento nel catalogo “Ambasciatori d'Arte”.

Attestato di nomina di Angela Ambrosini ad “Ambasciatore d'Arte”.

Gli Ambasciatori d’Arte del primo volume sono: Anna Actis Caporale, Angela Ambrosini, Angela Arresta, Paola Arrigoni, Umberto Barillaro, Rossella Battistoni, Barbara Berton, Sergio Camellini, Alessandra Candriella, Elisabetta Catalano, Danilo Ceirani, Grazia Cuccia, Ermenegildo Dal Toso, Angelo De Francisco, Laura Di Sabatino, Francesco Fazio, Nives Fezzardi, Maria Rita Gona, Yizhu Gong, Margaretha Gubernale, Shizun Huang, Yongyan Jiang, Antonella Laganà, Fangsuo Lin, Maria Grazia Lissa, Lincey Liu, Franco Margari, Sabrina Morelli, Milvia Mucchiut, Paola Paesano, Katiuscia Papaleo, Sonia Planamente, Daniela Pradelli, Anna Laura Raffa, Fabio Recchia, Piero Ricci, Milena Rocchetto, Arduino Rossi, Rongjia Wei, Gianluca Seregni, Maria Pia Severi, Domenico Truocchio, Giuseppa Virgone, Lucietta Visciglia, Mario Zammit Lewis, Zijun Zhao, Hongbo Zhi, Lina Zenere.

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Come è nata la sua passione per la poesia?

È nata grazie a mia madre: docente di lettere, pittrice, poetessa, è stata lei a insegnarmi non solo a scrivere, ma prima ancora a “leggere” poesia, fase imprescindibile, troppo spesso omessa...E anche questa è un’abilità da maturare.

C’è un Maestro in particolare che l’ha ispirata?

Sicuramente il mio esordio poetico, a 14 anni, è stato influenzato da Quasimodo, non solo poeta, ma anche traduttore di quei lirici greci che studiavamo al liceo. Poi un giorno, il professore ci lesse nella versione di Quasimodo le stesse poesie da noi faticosamente tradotte dal greco. Fu un colpo di fulmine. Da lì penso sia nato anche il mio amore per la traduzione letteraria.

Qual è il piacere maggiore che prova nello scrivere? Quanto è importante questo piacere nella sua vita?

Picasso diceva che l’arte aiuta a scuotersi dall’anima la polvere della vita. Credo questo sia per me la poesia, vedere le scorie quotidiane da una prospettiva diversa, passare da una dimensione sensibile a una sovrasensibile. È una ricerca di equilibrio nel caos, è un aiuto nella crescita della consapevolezza.

Che cosa raccontano le sue poesie?

Raccontano poco, suggeriscono molto. Secondo Novalis scrivere poesia è dire il consueto in modo inconsueto. E lo Jakobson insegna che la poesia è una funzione del linguaggio non “informativa”, essendo fortemente coinvolta nell’enunciazione del messaggio la sua veste formale, la qual cosa non significa che un poeta debba trobar clus, essere criptico e difficile. Ma banale mai.

Ci sono soggetti e tematiche a cui è particolarmente legato?

Le tematiche di sempre. Nulla di nuovo sotto il sole. Per Borges sono così pochi i temi di cui trattare…: amore, morte, dolore, indignazione, anche civile, speranze, il sogno…In una parola, la vita.

Che cosa occorre, secondo lei, per diventare un poeta?

Molta frequentazione con la poesia dei grandi, classici e contemporanei, e quindi studio, studio delle figure retoriche formali e semantiche, studio della ritmica. La poesia, come ogni altra forma artistica, è anche mestiere, nel senso nobile della parola. Ma non bisogna limitarsi alla forma, il contenuto è in simbiosi fondamentale, altrimenti si corre il rischio di confezionare solo belle scatole vuote…

Quanto crede che della sua persona traspaia nelle sue poesie?

Credo moltissimo, sicuramente la parte più vera di me, ma solo per chi ha consuetudine con la poesia.

Quali sono le occasioni pubbliche da cui ha avuto maggiore soddisfazione?

Le presentazioni dei miei libri, sicuramente, e dei libri di altri poeti da me presentati perché molto validi e a me molto cari, ma anche certi reading a più voci, non dispersivi e oceanici, come spesso accade, ma con pochi amici di penna e di riflessione. Quasi una forma di preghiera in versi.

Crede che l’arte e la scrittura possano renderci migliori?

Senza dubbio, purché si abbandoni quell’egocentrismo che purtroppo affligge molti artisti. Attraverso l’io, diventa il “tu” l’oggetto del poetare. Diceva Giorgio Caproni che leggere un poeta è leggere sé stessi.

Crede che l’arte e la scrittura possano aiutare a trovare sé stessi?

Le rispondo come sopra. Aggiungerei la necessità di trovare sé stessi dopo essersi liberati dal turbine delle emozioni, cioè esattamente il contrario di ciò che normalmente si pensa. “Poesia è emozione rivisitata in tranquillità”: questa definizione di Wordsworth riguarda anche la ricerca del sé.

Come vede la poesia di questi ultimi tempi?

Complice l’industria editoriale di massa, la produzione poetica è inversamente proporzionale alla fruizione: si scrive e si stampa poesia molto più di quanta se ne legga e spesso la parola si spegne in afasia, nel nome di un riduzionismo inteso come elogio della semplicità. Penso al fenomeno della “verbigerazione”, ora per fortuna in netto calo. Ma la semplicità deve essere un punto di arrivo, non di partenza.

Quali sono i progetti futuri?

Forse la sorprenderò, ma il mio più impellente progetto futuro riguarda la prosa. Ci sono momenti nella mia scrittura nei quali la fulmineità verticale della poesia non mi basta più e sento il bisogno di un filo diegetico orizzontale più strutturato e ampio, come quello della prosa. E la mia prosa non è lineare, ma a spirale, come la mia poesia. Insomma, ho una specie di marchio di fabbrica…

Angela Ambrosini
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