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Dalla mia finestra si vedeva il mare

La rassegna letteraria, proposta dal CostArena di Bologna con la presentazione di autori ancora poco noti al grande pubblico, continua oggi, mercoledì 4 marzo 2015, con Dalla mia finestra si vedeva il mare, di Antonella Cosentino.

da sx: Raffaele Riccio, Antonella Cosentino e Fosca Andraghetti

Apre l’incontro Raffaele Riccio con una sintesi del libro: la storia di Grazia, giovane di nobile famiglia, sedotta da un uomo che aveva dimenticato di dirle di essere sposato. La storia si svolge, tra la fine dell’ottocento e i primi trent’anni del novecento, in un piccolo paese della Calabria. La sedicenne Grazia da un mondo di privilegi viene a trovarsi, con grande sofferenza, in un mondo di esclusione anche ambientale perché da una città di mare, che vedeva dalla sue finestre, va a vivere in un paese dell’entroterra presso un’abitazione a spese di quest’uomo e sotto la cura di una donna straordinaria e furba che non ha paura di nulla, che l’aiuta e la sostiene all’occorrenza anche economicamente, che si prende cura di lei e amministra il suo denaro, che le è madre senza togliere nulla ai suoi veri figli.

Grazia conquisterà il rispetto del paese poco per volta, tessendo una serie di rapporti che vanno dalla scrittura di lettere ai famigliari emigrati, all’istruzione dei bambini e a frequentazioni che la renderanno meno invisa ai compaesani, migliorandone anche il tessuto sociale e umano; con pazienza e umiltà alleverà i suoi tre figli, li seguirà nel loro cammino prima in questa terra di miseria tra guerra ed emigrazione e, in seguito, nelle loro vite piene di amore e di benessere.

da sx: Antonella Cosentino e Fosca Andraghetti.

“Dalla mia finestra si vedeva il mare” racconta anche di una guerra, la prima mondiale, che è in parte anche la storia del Sud e delle sue donne, quelle che raramente compaiono nella letteratura dell’epoca nonostante abbiano sostenuto pure loro mariti e figli in guerra. Nella struttura sociale di questa parte d’Italia la donna era considerata in modo diverso, nel senso che non si teneva troppo conto dei contributi dati anche in eventi tanto importanti e drammatici.

Fosca Andraghetti definisce la scrittura di Antonella Cosentino, asciutta ed essenziale dove però ogni parola dilata, conduce l’autore attraverso le vicende narrate lasciandogli la possibilità, e l’opportunità, di allargare l’orizzonte di quanto descritto. Così compare il mare bello come può essere quello di Calabria; i personaggi prendono vita ed è come udirne le voci, vedere le pieghe dei loro volti e le posture dei corpi.

Un linguaggio alto e accurato, una storia ricca di sentimenti, spesso intensi come quelli amorosi nelle varie forme: materno, filiale, di moglie o di amante. Anche di amicizia che è un’altra forma d’amore.

Ci sono poi rabbie, paure, dolori… L’autrice li attribuisce a questo o a quel personaggio senza enfasi, ma l’insieme di parole in cui sono inclusi, riesce sempre a mostrare le molteplici sfaccettature di ognuno e del personaggio che li esterna.

Rossella Rusi attrice di TenTeatro CostArena

La lettura di alcuni tra i più di significativi brani del libro è, come in altre occasioni, a cura Rossella Rusi, eccellente attrice di TenTeatro.

Segue un intreccio di opinioni tra Raffaele Riccio, Fosca Andraghetti e Antonella Cosentino, e in ultimo anche con il pubblico, su alcuni dei personaggi più incisivi della storia, ed esempio la serva-madre perché è colei che custodisce la giovane Lucia, se ne prende cura con senso materno, si occupa della casa e di gestire con oculatezza il denaro versato ogni mese dal medico amante.

Molto bene rappresentate sono le due figure di Eleonora, moglie sfortunata e donna generosa, desiderosa di quei figli che non può partorire e di Lucia, l’amante, che vorrebbe la legittimità e il ruolo di moglie.

Altri aspetti importanti comparsi nel libro sono la solidarietà femminile che emerge come aiuto reciproco tra le donne del paese e il rapporto tra Lucia e sua madre: avvertono la separazione l’una dall’altra come fossero monche, private di una loro parte importante.

I personaggi maschili, come sottolinea Riccio, in questa storia non eccellono per i loro comportamenti; in particolare l’amante che predilige i rapporti sessuali, fornisce il denaro per il mantenimento di Lucia, ma il rapporto resta privo di dolcezze.

Antonella Cosentino concorda e aggiunge che questi atteggiamenti, forse, sono in gran parte imputabili alla mentalità tipica dell’epoca e del sud.

da sx: Raffaele Riccio e Antonella Cosentino

Inoltre lui voleva i figli che la moglie legittima non riusciva a dargli, quindi sceglie questa donna-fattrice che ha il sangue buono. Grazia è, per lui, una specie di incubatrice, credo che non l’abbia nemmeno amata. Questa storia è per la maggior parte una storia vera, si riferisce alla mia famiglia. Concordo con Fosca circa le parti che mi mancano. Sono io che ho sentito la necessità di ricostruire le mie parti monche. Sono vissuta nel sud negli anni sessanta/settanta quindi ho sentito raccontare di questa mia bisnonna. Mi sono sempre chiesta come mai il nonno portasse il cognome della madre e nessuno mi voleva spiegare il perché. C’era questa specie di macchia: i figli che portavano il suo nome, lei che era stata una mantenuta. Addirittura una delle nuore la disprezzava per questo.”

Una storia scritta in parte per curiosità, in parte perché l’autrice ha avvertito il desiderio e il bisogno di ricostruire la storia della sua famiglia cercando chi poteva aiutarla per potere capire. Per Antonella c’era anche un obbligo morale di risarcire questa donna, di riportare alla memoria il suo vissuto.

D’altra parte Grazia era stata una persona speciale: sedicenne in un paesino del sud, protetta in una famiglia benestante, in breve travolta da un sentimento di cui forse nemmeno si rendeva conto che si è trovata dall’altra parte del mondo convenzionale con le sue regole e i suoi tabù. Eppure, nonostante fosse stata vittima di una situazione e vittima dei tempi, dal niente lei realizza una fortuna ed è stata una buona madre.

però penso che anche lui sia stato una vittima dei tempi; - prosegue Cosentino - un matrimonio combinato con una donna splendida ma sterile, impossibilitata a dargli i figli necessari a proseguire il suo cognome e ad ereditare le sue ricchezze. Da qui la ricerca di una donna di buona famiglia… Ma la vincitrice, se così si può dire, di questa vicenda rimane Grazia che riesce a risalire la china e avrà sempre l’amore incondizionato dei figli.

C’è però un altro personaggio che in qualche modo riscatta le figure maschili, ed è quello di Pietro, del tutto inventato, con il suo amore infinito vissuto perlopiù in segreto. Mi amò da subito, lo seppi dopo. Un dono alla nonna postumo che l’autrice ha voluto farle.

Un altro libro dedicato alle donne, l’ultimo di questo ciclo di tre incontri, qui al CostArena, che vuole essere un omaggio a tutte le donne per il loro impegno, le battaglie e il riconoscimento dei ruoli, per una parità e un’uguaglianza tra i sessi nella vita e nella società.

Un angolo del teatro del CostArena.

Antonella Cosentino con questa storia ha regalato pagine di vita, avvenimenti di un’epoca e di un paese, vicende di famiglia. Un libro pieno d’amore e di dolore, un libro che mostra, con poche pennellate, la gente di Calabria di ieri e di oggi e la sua terra in tutta a volte scontrosa bellezza.

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