Servizi
Contatti

Eventi



I saperi delle donne

Il patrimonio culturale delle donne migranti
nella cura delle persone e nella gestione del quotidiano

Un incontro anomalo o, meglio, una presentazione anomala quella di un libro dove i relatori vanno a sedersi tra il pubblico e le protagoniste del libro, mentre quest’ultime a loro volta vanno ai microfoni per raccontarsi e raccontare dei paesi che hanno lasciato, dove tornano di tanto in tanto e raramente per restarci, ben consapevoli che l’ovvia integrazione le ha rese diverse. Mantengono però vive, nel limite del possibile le tradizioni delle loro terre divulgandole nei paesi dove sono emigrate.

Ricami marocchini e copie del libro.

Di questo parla “I saperi delle donne – Il patrimonio culturale delle donne migranti nella cura della persona e la gestione del quotidiano. Ed. Martina” – un libro progettato dalla Associazione Annassîm di Bologna.

Mercoledì 11 febbraio 2015 alla Biblioteca CostArena di Bologna, ne hanno parlato Lella di Marco, socia fondatrice della Associazione, la presidente di Annassîm Hend Ahmed di origine egiziana e Hajiba Radouane, mediatrice culturale di origine marocchina. Come loro interlocutori: Raffaele Riccio, Fosca Andraghetti e Rossella Rusi, attrice di Ten Teatro, che ha letto alcune poesie della poetesse irachena Songul Abdullah.

da sx. Fosca Andraghetti, Raffaele Riccio e Rossella Rusi.

I tappeti e le tele esposti hanno dato l’idea della tessitura, una tessitura che è integrazioni di popoli, di uomini e di donne e con i loro saperi, cioè l’insieme di culture e conoscenze, di usi, di costumi e di tradizioni che ogni popolo possiede.

Un incontro iniziato con un simpatico scambio di battute tra Raffaele Riccio e Lella di Marco, curatrice del libro, e proseguito con un viaggio tra i saperi delle donne soprattutto nei paesi dell’area mediterranea in un mondo di cultura mussulmana. Saperi di donne rimaste profondamente legate alle loro tradizioni basate sul ruolo femminile nella cura della casa, sulla centralità della donna nell’ambito di tutta una serie di conoscenze e di ruoli.

Si parla di saperi degli uomini e di saperi delle donne incentrati sull’importanza della cultura femminile legati alla nascita, alla continuazione della vita, alla morte; saperi legati anche ad una quotidianità come la cura della casa, l’alimentazione, la tessitura, la bellezza del corpo; rapporto vita e morte sempre riallacciato all’intervento della donna come cura dell’evento in se ma anche di quanto intercorre fra i due eventi, inizio e fine, della vita dell’uomo.

da sx Hajiba Radouane, Hend Ahmed, dietro Lella di Marco.

Leggendo questo libro, è naturale pensare a Penelope che conosce la tessitura e la tela, la preparazione dei cibi e delle erbe, che è il centro della casa… Il sapere delle donne profondo e arcaico che resta il cuore della casa, degli affetti, della educazione e della preparazione, in sostanza l’amore. Sapere diverso nella cultura maschile dove l’uomo ha ruoli in genere più meccanici, la gestione di attività pratiche come il lavoro, la politica, ecc..”

Salàm,
che un saluto di pace ti protegga
Salàm,
un saluto da mio sguardo che ti veda in ogni luogo,
Salàm,
un saluto dal mio udito che ti sente in ogni voce
Salàm,
un saluto dal mio cuore che per te sospira
Salàm,
un saluto dal fiore che anela al tuo profumo
Salàm,
un saluto dal sole che TU accendi con la tua luce
Salàm,
un saluto dalla luna che dall’alto vede il tuo splendore
Salàm,
un saluto dalla mia terra in fiamme ardenti
che il mio amore, la mia poesia, le mie parole tengano vive
Salàm,
un saluto dalla tua amante che
nelle lunga attesa
la vista ha perduto e la salute
e ti cerca come balsamo per i suoi occhi

Una poesia struggente, la prima letta da Rossella, scritta dalla poetessa Songul Abdullah, venuta a vivere a Bologna con il marito curdo e i loro tre figli, della quale, dopo un suo ritorno nella sua terra di origine qualche anno fa, l’Associazione ha perso le tracce.

L’arte del tappeto

Lella Di Marco interviene con qualche osservazione sulla poetica: “Poesie composte dentro la logica poetica della scrittura del Medio Oriente: poesie d’amore miste alla politica: Qui c’è la metafora dell’amore che non si riferisce all’uomo dei suoi sogni ma alla patria che per lei è come un innamorato e, per questa patria, lei sta perdendo la vita a poco a poco.

Il suo saluto prima di partire è stato: “Torno nella mia terra, perché spero di morire lì, voglio essere seppellita sotto un albero così anche con il mio corpo potrò continuare a nutrire il ciclo vitale”

Integrazione significa anche mescolanza di culture e Fosca Andraghetti, come prima Raffaele, ricorda come le sue origini, le sue tradizioni abbiano qualcosa in comune con quelle delle migranti: la tela fatta in casa con enormi telai che occupavano una stanza intera, le stoffe povere e recuperate a volte in maniera fortunosa e tinte con erbe o fiori, il rituale del pane e quello del bucato che coinvolgevano tutta la famiglia, il ricamo sulla biancheria per la casa e personale…; tradizioni in gran parte disperse, magari recuperate in occasione di festività con lo sfoggio di costumi, oppure ricordate dagli oggetti di uso quotidiano raccolti nei musei etnografici diffusi in molte città d’Italia.

La perdita di un bagaglio di tradizioni importanti va vista anche come conseguenza dell’ultima guerra mondiale; un’Italia smarrita e disfatta su cumuli di macerie tutta da ricostruire dove la crescita e lo sviluppo industriale hanno dato risposte importanti, offerto opportunità di lavoro e guadagno nuovi che, se da una parte hanno consentito l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro, dall’altro le hanno distolte dal loro ruolo abitudinale. Fosca chiede alle donne migranti quanto conoscono di questo mondo, se esiste un filo di unione con la tradizione italiana e di altre nazioni europee, con quella dei loro paesi. E ancora se esiste una banca dati dei saperi ampia e diffusa.

da sx Rosella Rusi, Fosca Andraghetti, Raffaele Riccio

Un dialogo che si sviluppa coralmente, anche con i altre persone presenti in sala, e permette un più approfondito scambio di conoscenze.

Lella Di Marco porta una testimonianza delle tradizioni della sua terra, la Sicilia: saperi e conoscenze che le sono stati utili nella vita; non è riuscita a trasmetterli a sua figlia, ormai inserita nel mondo della industrializzazione e del progresso. Perdite che si rilevano anche nei paesi delle migranti ospiti, in parte ancora esistenti in alcune zone dell’Alto e Medio Atlante lontane dai grandi centri abitati dove, anche qui, la tecnologia sta oscurando le antiche arti di produrre e di fare manualmente.

Distesi sul tavolo o posati morbidamente sulle sedie ci sono prodotti usciti dai loro telai: tappeti berberi, lenzuolo nuziale ricamato a mano, manufatti altri diventati ora preziosissimi proprio perché queste tradizione, questa arte della tessitura e del ricamo si va perdendo. Viene copiata e i manufatti messi in commercio come Made in Cina, uguali ma diversi e non solo nei prezzi di vendita chiaramente molto inferiori.

A salvaguardia di questa arte, il suo apprendimento è diventato materia di studio in alcune scuole del Marocco dove esiste anche una sorta di archivio dei disegni e dei segni, tramandati da generazioni, che fanno della storia del tappeto marocchino un unicum.

Fosca Andraghetti e Raffaele Riccio

Particolare l’abilità usata dalle donne marocchine nella cura del corpo, come riferisce Hajiba Radouane parlando del Marocco; ribadisce la suddivisione delle occupazioni di un tempo: quelle dell’uomo riguardavano principalmente il fuori casa, come prendersi cura del bestiame e dell’artigianato, mentre la donna curava la casa: dall’arredamento ai vestiti, dalla cucina alla cura del corpo e alla preparazione di medicamenti con le erbe. Un tempo era un disonore per una ragazza andare sposa priva di queste conoscenze, oggi la tecnologia sopperisce, almeno in parte, a queste necessità pratiche, ma è come se avesse “ucciso” il loro mondo antico anche in favore di un guadagno facilmente raggiungibile. Il pret-a-porter ha fatto dunque il suo ingresso pure in Marocco facendo però perdere quel senso del trasmettere tradizioni e mestieri che non sono solo valori affettivi, ma un qualcosa di molto più significativo legato al quel mondo e a quell’ambiente.

“Sono cresciuta in una casa dove il telaio era parte della famiglia; un telaio serve per fare un vestito a papà o alla nonna, oppure un tappetino; ricordo mia madre e mia nonna mentre preparavano fili di lana, o tingevano stoffe, o lavoravano sul telaio dall’inizio dell’inverno alla primavera.”

a sx. Fosca Andraghetti e Hajiba Radouane, a dx. Raffaele Riccio e Hend Ahmed.
Hajiba Radouane.

In Italia hanno portato i manufatti ma non i telai a parete con cui li hanno tessuti.

Hajiba vive in Italia da venticinque anni, ha molti amici, e amici dei suoi figli, sparsi in ogni parte della nazione con i quali condivide molte cose: la cucina si basa sul grano, un prodotto usato in tutti i paesi del Mediterraneo; lo stesso di può dire per l’olio d’oliva, stessi prodotti ortofrutticoli; una base comune e un differente modo di cucinare i piatti e di utilizzare questi nutrimenti.

“Come mussulmane indossiamo abiti lunghi quotidianamente; da qualche anno, fra dive e celebrità è diventato di moda indossare il Caftano, un capo interamente fatto a mano dalla tela ai ricami preziosi, anzi preziosissimi!”

Quasi ovvia la domanda sul velo islamico nelle sue diverse forme.

“La religione vieta alla donna di mostrare il proprio corpo, a parte le mani e il viso; in passato anche in Marocco si indossava il burka, il capo coperto e una sorta di fazzolettino per nascondere la parte inferiore del viso poi, con la presenza francese nel territorio e in seguito a movimenti femminili, dal 1956 la donna non indossa più il burka, ma solo l’abito lungo e un altro tipo di copricapo.

In tutto il mondo arabo, l’abito nero viene indossato dalla vedove, ad eccezione del Marocco dove indossano un abito bianco. La durata del lutto è di quattro mesi e dieci giorni e, in questa circostanza, la donna riceve un trattamento privilegiato dalla comunità in segno di rispetto.

Lella Di Marco.

La zitella è la sorella privilegiata nella casa, a lei spettano le decisioni a cui devono sottoporsi anche le nuore proprio per non farla sentire inferiore alle altre!”

L’uso delle erbe, l’uso dell’henné. Un cultura diffusa dall’Egitto ed è Hend Ahmed, originaria di quel paese, a parlare dei suoi molteplici usi che vanno oltre la colorazione dei capelli e le decorazioni della pelle, tecniche che, anche in questo caso, vengono trasmesse da una generazione all’altra, da madre a figlia. Il nome corretto di questa pianta è Lawsonia inermis; considerata un’erba del paradiso - il suo fiore sembra fosse il preferito di Maometto - dalle sue foglie, e rami essiccati e poi macinati, si ricava una polvere verdastra utilizzata come colorante di tessuti e di pellami. L’henné è anche un simbolo religioso beneaugurante, viene usato come cosmetico e per pulire e purificare la pelle; per le sue proprietà viene applicato nelle terapie per i tatuaggi..

I disegni sono come ricami, in particolare quelli usati nelle occasioni felici come può essere un battesimo, una circoncisione o un matrimonio dove assumono significati simbolici e propiziatori. Fra l’altro, aggiunge Lella di Marco, ognuno di questi disegni, sia che si tratti di tatuaggi o trame di un tappeto, ha un significato; molte donne marocchine non sanno né leggere né scrivere, neppure nella loro lingua madre, mentre con trame e orditi, attraverso la tessitura, riescono a scrivere sul tappeto le fasi del ciclo vitale della natura, e quelli fondamentali della vita di una donna.

La cultura egiziana ha in qualche misura assimilato quella inglese. Inoltre, prosegue Hend, in Egitto c’è una importante presenza di religione cristiana copta che costituisce un’altra differenza rispetto agli usi e costumi marocchini e consente di godere di una maggiore libertà.

Tra il pubblico…

Al di là di tutto questo, i ritorni in patria portano quasi sempre una situazione di spaesamento; sono trascorsi diciannove anni da quando Hend, sedicenne, è arrivata in Italia ed è naturale che consideri casa sua il luogo dove vive ora con i suoi figli nati qui e il marito, ma non dimentica le sue origini con usi e costumi.

Importante per la comunità egiziana è la cura e la preparazione dei defunti di cui, in genere, se ne occupa qualcuno della comunità. Hend stessa si assume questo compito e ogni volta lo esegue con lo stesso amore e dedizione che si potrebbe dedicare ad un congiunto lavando il corpo, cospargendolo di profumi e infine avvolgendolo in un telo di cotone bianco.

Un dialogo amichevole che potrebbe svolgersi in un salotto, che è un incrocio di conoscenze e di scambio delle stesse, di curiosità soddisfatte o acuite. Non può mancare una domanda sui berberi, questi fieri uomini liberi suddivisi in molte tribù che vivono tra città e deserto, prevalentemente tra il Sahara occidentale e la Libia.

“Della loro presenza in Africa si ha notizia fin dai tempi di Re Salomone – specifica Hajiba -; c’era un impero quasi uguale a quello dei Faraoni che andava dalla frontiera con l’oceano a quella libica con l’Egitto.

Rossella Rusi di Ten Teatro.

da sx Anna Maria Boriani e Sergio Ducci.

Raffaele Riccio

Esiste una festa in Marocco, che si può paragonare al vostro Natale o alla festa americana con il tacchino, dove si preparano i cibi con pollo e frutta secca. Il suo vero significato fino ad ora non è mai stato ben chiaro; in seguito ad una guerra, vinta da un imperatore berbero contro i faraoni, questa ricorrenza oggi si festeggia come Capodanno, anno 2962 secondo l’antico calendario berbero basato sulle stagioni agricole.

Il popolo marocchino è berbero, ha una sua lingua antichissima a cui si è aggiunta la lingua araba per motivi religiosi, religione accettata per colmare un vuoto spirituale. Oggi i berberi, che vivono prevalentemente nelle zone montagnose, stanno cercando di recuperare il loro bagaglio di tradizioni e usanze compresa la lingua.

Un incontro dialogo per conoscere, per capire, per ascoltare altre poesie senza stancarsi, per assaggiare i dolcetti e bere tè verde marocchino alla menta e ancora parlare, domandare, confrontarsi…

articolo


ultimi articoli
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza