Servizi
Contatti

Eventi



Anna Melis
L’ultimo fiore dell’anima

Anna Melis, un’autrice capace e comunicativa ospitata, sabato 18 aprile 2015, dal “Gruppo di lettura Primo Levi” presso la sede della Associazione culturale omonima in Via Azzo Gardino 20/b a Bologna.

L’incontro è iniziato con il saluto che Andrea Grillini ha rivolto all’autrice e al Gruppo, considerato oramai un fiore all’occhiello dell’Associazione Primo Levi che oggi rappresenta. Di seguito Adelaide Grella, attuale coordinatrice, ha colto l’occasione per evidenziare l’importanza della condivisione di letture che si tramutano in socialità in quanto originano uno scambio di profonde quanto vivaci opinioni; ogni libro proposto, infatti, viene letto con molta attenzione da ogni componente il gruppo ed è poi commentato in occasione degli incontri dove ogni pagina, ogni paragrafo, ogni riga viene “vivisezionato” in un intreccio di opinioni che diventano confronto. Una caratteristica di questo gruppo, precisa Adelaide Grella, e L’ultimo fiore dell’anima non ha fatto eccezione.

Il primo romanzo di Anna Melis ha avuto un esordio importante e diversi riconoscimenti e certamente altrettanto sarà per questo secondo testo, “L’ultimo fiore dell’anima – Ed. Frassinelli 2014”.

da sx. Anna Rocca, Adelaide Grella, Anna Melis, Fosca Andraghetti, Maria Grazia Gagliardi.
da sx. Adelaide Grella, Anna Melis, Anna Rocca.

È una storia che coinvolge per la scrittura piacevole e ricca di immagini proposte come certe speciali pennellate che valorizzano un quadro, ma è anche una storia cruda raccontata per quella che è: senza sconti. All’autrice va inoltre riconosciuta la forte capacità di tenere viva l’attenzione del lettore, di lasciare che la curiosità lo accompagni quasi come un’ombra silenziosa.

Siamo in Sardegna e sul Monte Ortobene vive Ilde Zedda, un’istranza bellissima e bionda, figlia di una donna bassa, che non si era alzata tanto da terra e gli ulivi le parevano alti abbastanza da farla smarrire sotto le loro foglie, nascondendole la vista del cielo. Cresciuta in un istituto di suore, conosce le erbe medicinali, soffre di epilessia, non ama l’uomo a cui l’hanno fatta sposare e che le ha dato un figlio. Vive in un terra dominata dall’orgoglio, di gente avara di parole. Un romanzo che oscilla tra realtà e fantasia, quelle che appartengono alla protagonista che vive accompagnata dal bisogno di libertà, che è emancipazione, e sogna un uomo che l’amerà.

da sx.: Anna Melis e Anna Rocca.
Adelaide Grella, Andrea Grillini.

Un quotidiano solitario in un mondo ostile, dunque, e con crisi epilettiche viste all’epoca come una possessione demoniaca. Eppure, le visioni di uno schieramento d’angeli non sono solo una condanna, ma un modo per rifugiarsi altrove. Vive così in solitudine, sognando un uomo, un balente forte e coraggioso, che la sappia davvero amare. Quando nascerà il suo bambino comunicherà con lui con il linguaggio dei segni, comprensibile solo a loro, si innamorerà di un bandito evaso dal carcere, conoscerà altri uomini, arriverà colui che potrebbe restituirle il diritto di amare.

In risposta ad una precisa domanda di Adelaide, l’autrice chiarisce che la storia raccontata è frutto di fantasia, di reale ci sono i paesaggi belli e suggestivi da lei descritti che appartengono, appunto, alla Sardegna sua terra d’origine. Anche i personaggi, pur di poche parole, parlano con il loro modo di essere e di relazionarsi tra loro.

Anna Melis.

Adelaide Grella.

Maria Grazia Gagliardi.

Paola Poggi.

“Varrebbe la pena di descrivere ogni uomo e ogni donna di quest’isola per la loro peculiarità.” commenta Anna Melis che aggiunge di essersi ispirata ai luoghi da lei citati che esistono realmente, magari con l’aggiunta di qualche variazione fantastica.

Certamente ha usato con cura i vocaboli in quanto i tempi del racconti sono piuttosto lontani e, ovviamente, c’è stata un’evoluzione perlomeno in alcuni di questi luoghi: quella che, ad esempio, al tempo era una carrareccia ora è una strada asfaltata e Nuoro si è molto estesa. Su questo suo raccontare, Anna scherza: i suoi primi lettori sono alcuni parenti, riconoscibili nei personaggi del libro, che commentano il loro ritrovarsi nello stesso in una realtà fantasticata ideata dall’autrice.

Il linguaggio usato è, appunto, particolare e ricco anche di termini antichi un poco desueti, come rileva Anna Rocca che suppone una ricerca accurata per potere poi valersene in maniera appropriata e tale da creare atmosfere seducenti.

Qualche difficoltà è emersa per l’uso frequente di termini dialettali, di non facile interpretazione, dei quali non c’è traduzione. Particolare la poesia del vecchio Caria di cui si può forse capire il senso ed è curioso che non sia stato introdotto un piccolo glossario. Si tratta di parole sarde, spiega la Melis, certe volte ancora usate; nel primo romanzo si è ritenuto opportuno inserire un glossario che qui manca per via dell’uso minore di questi termini. Sempre cordiale e un po’scherzosa, legge la poesia che ha incuriosito tutto il gruppo e la traduce. Aggiunge altri commenti sul realismo magico, rilevato da Anna Rocca, che appartiene agli scrittori sudamericani di cui è debitrice, saccheggiatrice….

Una parte del pubblico.
La Sala Conferenze “Università Primo Levi”

Una scrittura che, sotto certi aspetti, ricorda anche quella ottocentesca secondo il parere di Maria Grazia Gagliardi, e rievoca autori come Bronte, Austen e Mitchell nella descrizione dei personaggi. In realtà, rileva la Melis, può succedere di assimilare l’espressività di autori che abbiamo letto e fanno o hanno fatto parte della nostra conoscenza letteraria al punto che i nostri personaggi assumono, anche inconsciamente, qualche caratteristica di questi autori. Resta la particolarità della capacità comunicativa, pur con scarsità di parole, di questi personaggi sardi forti di una loro espressività e gestualità che rivela i sentimenti anche in un unico semplice gesto come può essre l’occasionale carezza di un padre al figlio.

Se l’amore è il tema dominante del libro, molti altri sono gli argomenti che la Melis ha trattato come, ad esempio, la condizioni femminile di sopraffazione fisica e psicologia purtroppo così attuale anche nei nostri giorni, oppure la paura del diverso in questo caso la malattia, quella epilessia che in un passato remoto era considerata una possessione demoniaca e, spesso, le persone che ne erano affette venivano ricoverate in strutture per malati mentali. Un accenno anche alle durissime e dolorose faide, nate magari per fatti insignificanti, che tuttora coinvolgono generazioni. E ancora alle motivazioni, come nota Paola Poggi, che hanno portato questa giovane donna ad allontanarsi dal mondo dopo la morte del marito arrivando persino ad allontanarsi dal suo primo figlio, con il quale per lungo tempo aveva comunicato con il linguaggio dei segni non potendo fare diversamente. Di tutto si discute con una precisione che ha il sapore di un intervento di microchirurgia, dove però prevale sempre la sensibilità attenta dell’autrice mescolata alla sua verve e alla divertita simpatia che trasforma l’atmosfera dell’incontro dalla presentazione di un libro, il suo, alla profonda e divertita disanima dello stesso.

La locandina del libro

Non manca la classica domanda sul rapporto che ha l’autrice ha con l’editoria che, come ricorda Fosca Andraghetti, oggi tendenzialmente sembra privilegiare quegli argomenti che attirano la maggioranza dei lettori; il libro della Melis non rientra in queste scelte editoriali e commerciali ma, precisa l’autrice, l’essere seguita da una editor le ha consentito di raccontare buone storie che hanno presa sui lettori che non sempre e non solo seguono le tendenze del momento.

Anna Melis ha scritto un bellissimo libro ricco di immagini della sua splendida Sardegna, della sua gente, di un mondo arcaico che in certe zone sopravvive ancora e che affascina comunque. Qui sta la forza della scrittura e del racconto di Anna che oggi ha regalato alle sue interlocutrici, e a chi è venuta ad ascoltarla, la sua capacità narrativa raccontata con modestia e altrettanta profondità.

articolo


ultimi articoli
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza