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“Le donne che fecero l’Impresa”
ora messe in scena
al CostArena di Bologna

Metti una sera a teatro dove le protagoniste di “Le donne che fecero l’impresa” rivivono, sul palcoscenico, quella che è stata la loro attività in un’epoca innovativa per l’imprenditoria femminile e si assiste ad un risultato sorprendente. In una trasposizione teatrale preparata con cura, messa in scena al CostArena Bologna, martedì 6 marzo 2018, queste donne sono uscite dai racconti di chi ha scritto le loro storie, hanno poi preso vita attraverso la rielaborazione di frammenti recitati con passione autentica da due bravissime attrici: Debora Pometti e Valeria Vicentini. Una capacità interpretativa che ha dato origine ad una forte intensità emotiva, mista a commozione, nelle autrici e in coloro che assistevano alla rappresentazione.

Da sx Fosca Andraghetti, Katia Brentani, Lorena Lusetti, Cristina Orlandi, Francesca Panzacchi.

Rilevante la capacità di Katia Friani e Debora Pometti nell’individuare i brani più significativi da cui trarre le scenette che meglio potevano rappresentare le imprenditrici collegandole poi in un’unica e straordinaria storia.

Dodici autrici per undici imprenditrici; un bellissimo abito da sposa e la sua storia magica e fiabesca che ha rappresentato il filo conduttore del bellissimo progetto dove le varie imprenditrici vengono interpretate nelle relative attività imprenditoriali.

Sala del CostArena di Bologna.

Fosca Andraghetti, un cagnolino curioso con la sua padroncina.

Valeria Vicentini.

Quindi, con molta partecipazione, un poco di ironia e la sensazione nettamente percepita della fatica di queste grandi donne, di cui si parla sempre troppo poco, è emersa in un sorta di trasformismo di abbigliamenti consoni ai personaggi da rappresentare, di entrate/uscite da dietro un unico pannello nero dove stava appeso un bellissimo abito da sposa, quello di cui parla Cristina Orlandi nel suo racconto, un abito uscito dal’atelier delle Sorelle Fontana per Audrey Hepburn che, non potendolo più indossare, volle fosse donato a una ragazza bisognosa: la favola moderna di Cenerentola.

E che dire della interpretazione di Luciana Gatti Emiliani che, racconta Sara Magnoli, ebbe l’idea di affiancare il marito nella gestione di una scuola guida andando, di sera a fare scuola nelle case dei contadini e dei camionisti dei paesi nei pressi di Ravenna, la città del mosaico? Un mestiere non proprio ben visto se intrapreso da una donna che lo svolgeva addirittura di sera, ma Luciana proseguì con tenacia in questa attività anche dopo la morte, precoce, del marito ingrandendo anche l’impresa.

Debora Pometti e Valeria Vicentini.

Debora Pometti e Valeria Vicentini.

I brani scelti come accompagnamento musicale hanno donato, caso mai ce ne fosse stato bisogno, ulteriore magia alla serata dove i personaggi si susseguono con la sartina di Reggio Emilia, raccontata da Lorena Lusetti, che frequenta il laboratorio di Giulia Fontanesi Maramotti dove non si insegna solo taglio e cucito, ma soprattutto a creare i modelli necessari alla realizzazione degli abiti; una tradizione che viene tramandata di generazione in generazione e che ha portato a nomi noti nel campo della moda. Iniziata con la nonna Marina Rinaldi, continua ora con Achille Maramotti, figlio di Giulia che ha fondato Max Mara.

Ancora abbigliamento femminile con l’interpretazione di Ada Masotti, fondatrice di La Perla che ricompare in scena con l’immancabile valigetta, foderata di seta rossa, dove metteva il suo affascinante campionario di lingerie; determinata, il piglio da zdåura bolognese (reggitrice della casa), trasforma nel tempo il suo piccolo laboratorio di corsetteria in un qualcosa di strepitoso per la delicatezza dei tessuti e la sensualità dei capi proposti. Due sono le autrici che di lei hanno scritto: Fosca Andraghetti e Alba Piolanti. A Zibello nella bassa parmense, nel 1935, si coltivava anche il tabacco; in questo racconto di Rosalba Scaglioni compare la figura emblematica di Anna Quintavalla, operaia alla Manifattura tabacchi nel 1956 che, non solo si rompe la schiena per portare a casa un magro salario, ma si adopera per fondare una associazione affinché alle sue compagne di lavoro sia garantita una assistenza economica e una maggiore tutela nel luogo di lavoro.

Debora Pometti.

Valeria Vicentini.

Sabrina Leonelli. Storie di dolore e di fatica, storie di forza di volontà, di abnegazione di queste donne che si sono inventate o, in un certo senso, hanno subito un mestiere diverso dai soliti e abituali delle donne come Gilberta Minganti che ha afferrato le redini della azienda di famiglia, Officine Minganti, alla morte del marito, come racconta in una immaginaria intervista ad una giornalista; non solo si adoperò per condurre l’azienda al meglio, ma generò innovazioni allargandone la conoscenza e la fama in tutto mondo per la produzione di macchine utensili e di precisione: rettificatrici, torni verticali e automatiche.

Pizzi e merletti, un mondo lontano che emerge dal divertente dialogo tra nonna e nipote; lo racconta Maria Genovese che fa rivivere la contessa Lina Bianconcini Cavazza, fondatrice della società Aemilia Ars che ‘coinvolge donne che hanno tempo libero e o necessità di avere un piccolo reddito in quanto orfane’. Anche questa una piccola ma importante rivoluzione nel mondo femminile dell’epoca.

Debora Pometti.

Valeria Vicentini.

Le donne imprenditrici o future tali, possono inventarsi un’occupazione anche lontano dall’Italia, è ciò che fa Carla Cenacchi Bachelli, che racconta se stessa. Giovanissima sposa per procura, nel 1953 raggiunge il marito a Lima in Perù, lo affianca nella gestione della trattoria, Trattoria Italia, appena aperta e, quando lui viene a mancare, decide di non interrompere l’attività nonostante i figli piccoli. Lo fa tra mille peripezie e qualche pericolo. Un’attività che continua tutt’ora gestita da qualche familiare e alcuni dipendenti di allora. Dalla gustosa scenetta, tratta da questa storia, le attrici recitano, ironicamente, un’immaginaria telefonata tra madre e figlia con tutte le difficoltà di ricezione del tempo visto anche la distanza Italia – Perù.

Storie che commuovono tanto perché dietro ognuna di queste donne, al loro lavoro di imprenditrici, c’é anche una famiglia di cui occuparsi, dei figli da crescere, giornate da organizzare; qualcuna lavora giorno e notte perché i debiti vanno pagati e gli impegni mantenuti; è la bolognese Stella Pedrazzi, raccontata da Katia Brentani, che prima affianca il marito nella conduzione del forno di famiglia, poi lo sostituisce alla sua morte continuando a diffondere nel mondo la gloria dei perfetti tortellini bolognesi e dei grissini consegnati sempre interi. E fu grazie all’aiuto di Stella, al suo pane e ai sui tortellini, che il nipote Luigi Pedrazzi riuscì a risollevare le sorti della Casa Editrice Il Mulino a rischio di fallimento.

In questo libro c’e una storia molto più antica raccontata da Francesca Panzacchi: quella di Elisabetta Sirani, pittrice barocca che non poteva rivelarsi come tale perché all’epoca, siamo nel 1600, questa attività era preclusa alle donne. Eppure lei riuscì, quando il padre si ammalò, a sostituirlo nella conduzione della bottega, fondando una scuola che ospitò altre giovani artiste che raggiunsero un ottimo livello di pittura.

Ritornando agli anni del secolo scorso e a Bologna, ecco Isotta Zerri, vissuta nel novecento che, come racconta Marta Casarini, fu contesa dai più grandi stilisti nel mondo. Cappelli bellissimi e fantasiosi che le due brave attici mostrano, sfilando tra pubblico. Qualcuno cade, viene rincorso e raccolto con disinvoltura, e divertimento da parte del pubblici, per poi ritornare sul palco per continuare la recita.

Valeria Vicentini.

La rappresentazione volge al termine, occhi divertiti e commossi, osservano Valeria Vicentini che indossa l’abito da sposa, volteggia felice. Il cerchio si chiude su queste imprenditrici, forse anche loro un po’ Cenerentola perché una fata buona le ha aiutate a realizzare i loro sogni rendendole famose nel mondo.

A conclusione, come dicono Katia Brentani, editrice del libro, e Lorena Lusetti sua collaboratrice e curatrice, questa è solo la prima puntata di una serie di rappresentazioni da collocare in calendario. Uno spettacolo originato da racconti di donne che parlano di altre donne e che, questa sera, sono state recitate da altre donne. Persone che hanno rischiato, che si sono indebitate per potere realizzare i loro sogni; donne che hanno fatto l’impresa ma sono state piuttosto trascurate in quanto a pubblicizzare le loro attività. Portarle alla ribalta con questo bellissimo spettacolo è anche un dare loro un piccolo riconoscimento e un grazie per ciò che hanno costruito permettendo di tramandarlo di generazione in generazione.

Valeria Vicentini e Debora Pometti.

La serata si conclude ma, appunto, non queste rappresentazioni e nemmeno la collana di narrativa Edizioni del Loggione, che ha già pubblicato analoghe antologie per le imprenditrici del Piemonte, della Lombardia, del Lazio mantenendo lo stesso titolo: “Le donne che fecero l’impresa – Nessun pensiero è mai troppo grande”.

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