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Per Fosca Andraghetti, è un po’ come tornare a casa perché qui, al “Centro G. Costa” di Via Azzo Gardino 44 a Bologna, ha frequentato i primi corsi di scrittura creativa riprendendo in mano “le redini” della sua passione per la scrittura, una passione nata molto presto e proseguita a fasi alterne nel corso degli anni. Ed è con orgoglio che, nel tardo pomeriggio di mercoledì 30 novembre 2011, ha parlato del suo ultimo libro, Dietro l’apparire (New Magazine 2011 narrativa), con il prof. Raffaele Riccio, docente di filosofia e autore di libri sulla storia dell’alimentazione e rapporto intercorrente tra cibo e cultura.
In una atmosfera speciale, in una sala con le volte a botte, le colonne che un po’ intralciano ma sono un dietro l’apparire, Graziano Ferrari, organizzatore dell’evento, ha rivolto un saluto di benvenuto agli ospiti del primo di una serie di eventi relativi alla presentazione, e alla conoscenza, di nuovi libri e relativi autori. Raffaele Riccio ha ricordato il Prof. Stefano Benassi, suo amico e collega, maestro di cultura di grande capacità che anche qui, attraverso i suoi corsi di scrittura, ha saputo fare emergere i sentimenti e le emozioni dei suoi allievi.
Dopo una breve sintesi di questa pubblicazione, di cui ha apprezzato il contenuto e la capacità narrativa messa anche in risalto da Elena Voli con lettura di alcuni brani, R. Riccio ritorna all’autrice, alla sua passione mai lasciata del tutto nel cassetto. È quanto emerge da: 'dietro l’apparire', un titolo che di per se stesso fornisce subito una indicazione chiara ed emblematica, nel senso che noi, per tutta la vita ci sforziamo di apparire in un certo qual modo, di apparire in sintonia con quelle che sono le richieste della società in cui viviamo e anche secondo i modelli educativi che abbiamo ricevuto. Una grande recita quotidiana, una maschera comica o tragica a seconda della scelta che noi facciamo. Questa è la condizione della protagonista Matilde e su questa apparenza, sulle apparenze, viene costruita una storia dove ognuno di noi potrebbe entrare perché nella vita di ogni persona ci possono essere accadimenti traumatici come la fine di un rapporto, una incomprensione con i genitori o con i figli o altro che ci fanno profondamente crescere. I sentimenti, frutto di questo accadimenti, sono gli stessi che la protagonista si porta dentro: la delusione data alla propria madre, la fine del suo matrimonio, le difficoltà con il figlio. Sentimenti che non manifesta apertamente, che tiene chiusi nella sua mente. Matilde è un personaggio che riflette costantemente e, sulle sue riflessioni, costruisce la consapevolezza della propria vita. Lo scrittore americano Henry D. Thoreau, abbandona la società in cui vive per andare in una capanna in mezzo ai boschi in parte costruita da solo. Se ne sta lì in solitudine, ha quanto gli serve per essere felici. Ci vuole un grande impegno, è duro essere felici; bisogna separare le cose, mettere da parte le sovrastrutture che la società ci impone per arrivare a capire che cosa è veramente importante. Quindi dobbiamo essere in sintonia con le nostre aspettative non tanto con quelle che la società ci impone. Ed è proprio quello che fa la protagonista di questo libro.
La storia: Matilde nel condominio dove va a vivere conosce altre persone; in seguito ad alcuni episodi accaduti, inizia una conoscenza diversa di se stessa, della sua persona. Tra gli abitanti del palazzo c’è una insolita coppia di anziani che in qualche l’aiutano a rileggere in maniera più positiva il suo passato. Emblematica la figura di Gabriele: persona stramba, malvista nel condominio con il quale, superate le apparenze e conosciuta la sua storia, riuscirà a creare un’intesa. Poi c’è Diana la giovane amica con cui ha in comune una lunga e traumatica esperienza di violenza coniugale. Un vita apparentemente normale, quello della protagonista, con i piccoli segni dell’infanzia che riesce a superare tra le coccole dei fratelli, le affettuosità nascoste di sua madre e le gelosie della sorella spodestata dal ruolo di piccola di casa. I problemi nascono all’improvviso quando diventa evidente il tradimento del marito che lo nega con forza, anche cercando di farla apparire, agli occhi di tutti, come una donna psicologicamente molto fragile. Segue una crisi profonda seguita poi dalla voglia di risalita che la porta alla separazione e ad una vita assieme al figlio adolescente, ma anche a convivere con i sensi di colpa per la sofferenza arrecata a sua madre per regole infrante in un paese bigotto e tradizionalista che già aveva puntato il dito contro sua madre per averla partorita in età molto avanzata e in tempi dove i figli si facevano solo da giovani.
Il dialogo, tra R. Riccio e F. Andraghetti, continua su uno dei temi più approfonditi: la violenza coniugale; quella psicologia e fisica subita da Matilde quando di questo non si parlava per timore e per vergogna e quella fisica di Diana in tempi attuali dove la donna è più protetta, almeno in teoria, dalle strutture pubbliche. Intimidazioni, menzogne striscianti e subdole per Matilde, ironie e mano pesante nel caso di Diana. “La realtà, quella quotidiana che media e Tv ci forniscono quotidianamente, è purtroppo spesso molto diversa, – dice l’autrice – ma io ho inteso, in queste evoluzioni positive, lasciare spazio alla speranza, alla capacità di un dialogo, al rispetto della persona anche quando storie importanti finiscono, ma anche alla opportunità di crescere attraverso azioni violente, alla capacità di correggere i propri errori chiedendo scusa e ripartendo da dove ci si era interrotti.” Una storia dove storie di donne, di uomini e la vita di un condominio che si incrociano, dove le conoscenze diventano tali solo quando gli accadimenti costringono a guardare oltre l’apparire sviluppando una sorta di solidarietà sconosciuta prima. Uomini con le loro particolarità, positive o negative come Diego, che in preda ad una sorta di delirio per un improvviso benessere; conduce una vita facile, tende a bere in modo eccessivo, diventa violento. Il rapporto speciale che la protagonista ha con il figlio, la sua capacità di farsi da parte, seppure lacerata dentro, per permettere ad Andrea di mantenere un rapporto importante con il padre e, dopo, di costruirsi il suo futuro. Due figure sospese come angeli quelle di Gilda e Franco che sembrano materializzarsi nei momenti di difficoltà della protagonista. “Un libro che si legge bene, – conclude R. Riccio – che permette di entrare poco per volta nella storia, che conduce gradatamente a conoscere i personaggi, con elementi drammatici ma anche con la capacità di Matilde di ritrovare gradatamente se stessa, la sua serenità continuando il suo lavoro che le piace e coltivando i suoi hobby in compagnia di amicizie rafforzate dagli eventi. Una protagonista che emerge dalla sue vicissitudini con grande tenacia costruendo un qualcosa con le sue sole forze. A mio parere, oltre al merito della struttura del romanzo, anche i personaggi sono tutti ben definiti con la loro psicologia e il loro modo di rapportarsi.”
Fosca Andraghetti, osserva il prof. Raffaele Riccio, presta molta attenzione a ciò che scrive, coltiva la scrittura quotidianamente perché sa che non basta l’attitudine naturale, è cosciente che non ci si improvvisa scrittori come non ci si improvvisa grandi chef, visto che si è parlato anche di cibo! Altre sono le domande che arrivano dal pubblico piuttosto numeroso. Le si chiede come nasce un suo romanzo e come procede con la stesura e, poiché l’autrice scrive anche poesie, le viene chiesto se in questo caso ha un approccio diverso dalla scrittura. La scrittura, risponde, è qualcosa di naturale e, al di là delle realtà che riesce a trasformare, il fattore dominante è la pura fantasia. La poesia è la trasformazione di emozioni e di particolari stati d’animo in testi brevi e intensi. In entrambi i casi c’è l’urgenza di mettere subito tutto sulla carta e, anche con la poesia può esserci una rielaborazione del testo, ma solo nel momento in cui, rileggendolo, riappare il sentimento o lo stato d’animo che l’ha spinta a scrivere. Le riescono meglio le figure maschili o femminili? L’autrice ammette che l’interpretazione migliore riguarda la psicologia femminile anche se, in questo libro, ritiene di avere fatto un buon lavoro anche con le personalità maschili anche se non appaiono nella forma migliore! Un’ultima osservazione di Raffaele Riccio sulle conquiste di vita e letterarie dell’autrice che sono conquiste di vita, come il libro che ha presentato oggi dove la protagonista affronta le difficoltà che riesce a superare rendendola più forte e sicuramente migliore.
L’incontro prosegue davanti ad un gustoso buffet, in una cornice festosa e accogliente dove domande e saluti si incrociano regalando altri momenti di emozione e di simpatia. |
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