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E a chi resta arrivederci
racconti e monologhi per Leucò

Loriano e Sabina Macchiavelli, autori di E a chi resta arrivederci – racconti e monologhi per Leucò – Einaudi Editore 2013”, sabato 15 novembre 2014 sono stati ospiti del Gruppo di Lettura Primo Levi”, noto nel panorama bolognese per l’attenzione e la cura che dedica ad ogni libro letto. Attenzione e cura che emergono inevitabilmente nel dialogo/dibattito che instaura ogni volta con gli autori. Un pomeriggio, dunque, molto piacevole per l’atmosfera che si è venuta a creare già dal caloroso saluto della Presidente della Associazione Primo Levi, Paola De Donato, che lo considera un fiore all’occhiello e un valore aggiunto della Associazione stessa. Nato nel 2010 da un progetto di Fosca Andraghetti e condotto attualmente da Adelaide Grella, continua stupire con domande precise sul contenuto dei libri sviscerati nelle pieghe più nascoste. Da parte degli scrittori ospiti, non è mai mancato un puntuale ringraziamento unito all’apprezzamento per questo modo di lettura e di analisi. “Momenti di grande arricchimento, di stimolo per altre letture e anche un momento che riconferma l’identità del gruppo e ne cementa l’unità”.

Da sx: Adelaide Grella, Paola De Donato, Paola Poggi, Fosca Andraghetti.

Adelaide Grella completa il quadro, segnalando una piccola brochure realizzata in occasione del 25esimo anno dalla fondazione della Primo Levi dove, oltre alla storia del gruppo, sono riportati gli incontri più significativi completati da conferenze.

Grella presenta i due autori, citando le loro opere, in particolare quelle di Loriano Macchiavelli, noto e tradotto a livello internazionale e considerato uno dei padri fondatori del noir italiano oltre un innovatore del genere giallo; numerosi infatti sono libri scritti sull’argomento, da cui è emerso una città, Bologna, con le sue non sempre facili realtà sociali; da alcuni di questi libri sono stati ricavati diversi telefilm per la RAI (protagonista il sergente Sarti Antonio).

Da sx: Sabina e Loriano Macchiavelli.
Una Parte del pubblico in sala.

Sabina Macchiavelli si occupa di letteratura e scrittura creativa, ha pubblicato diversi racconti su riviste letterarie, articoli su quotidiani e antologie. Questa è la prima pubblicazione con suo padre.

Una indagine di tutto rispetto quella di Adelaide che ha dato il via ad una conversazione brillante senza però perdere di vista la profondità delle tematiche trattate nel testo. Su questo inizio mantiene il ritmo Fosca Andraghetti, portando in primo piano gli argomenti più significativi emersi nei ventidue racconti, alternati tra padre e figlia, siglati e preceduti da una breve riflessione introduttiva. Non individua un unico filo conduttore in queste due belle scritture, uno di sicuro è l’inferno inteso come quella parte dolorante del male profondo che ci circonda e che quasi mai vediamo. Nei racconti si parla di disadattati, di una civiltà futura che vive nei sotterranei della città, di specchi con la loro ambiguità. Si parla di altri, diversi nel modo di vivere, ma diversi perché non sono come le persone cosiddette “normali”. “Sono certamente racconti che portano a riflettere, a non voltarsi dall’altra parte, a porsi delle domande… ci sono sensazioni che già proviamo di fronte a certe situazioni dove ci si sente terribilmente impotenti perché non c’è, o non si vede, una via d’uscita… Illusioni e disillusioni, azioni e reazioni insite nelle storie raccontate con i loro epiloghi inconsueti, insospettati, quasi incredibili ma che ci portano in quell’inferno nascosto a chi non sa e non vuole notare.”

Da sx: Paola De Donato, Paola Poggi, Loriano Macchiavelli, Fosca Andraghetti
Loriano Macchiavelli.

Non sono sufficienti, per Fosca Andraghetti, le letture e i brevissimi riepiloghi di alcuni testi, quindi legge la sintesi, perfetta nel contenuto, proposta nella quarta di copertina del libro: “Loriano e Sabina Macchiavelli portano alla luce l’inferno attorno a noi, che non sempre riusciamo a vedere, perché è nascosto, sotterraneo, dimenticato. Lo sguardo è, da una parte, quello di chi ha conosciuto sulla pelle l'atrocità della guerra e la rivede nella sofferenza di oggi; dall'altra, quello di chi cerca nelle storie delle persone che incontra la risposta alle domande più difficili. L'orrore del secondo conflitto mondiale si riflette nelle guerre che hanno massacrato i Balcani. I sotterranei di Bologna, dove una famiglia clandestina festeggia il Natale con un improbabile cenone, sono bui come la tossicodipendenza in cui finisce una coppia di innamorati. C'è lo strazio delle ruspe che in nome della legalità si trasformano in carri armati per abbattere le baraccopoli, e il ricordo di una famiglia in fuga da una strage nazista. C'è, come in ogni inferno, la solidarietà possibile: il gesto di Sarti Antonio, sergente, che porta da mangiare ai nomadi. C'è, soprattutto, la memoria di ciò che è stato, da difendere contro ogni tentativo di rimozione.”

Un’analisi accurata, attenta dove predomina la curiosità di capire, di avere risposte alle inevitabili domande che si pone.

In parte contrapposta è l’opinione di Paola Poggi che ritiene questo libro “una raccolta di racconti che può essere considerata romanzo, per l’unità del tema di fondo di cui ha parlato Fosca (l’inferno/gli inferni che tutti ci riguardano); credo poi di aver individuato fili più robusti che legano i racconti a due a due, una specie di ritmo che gli autori si sono dati, temi comuni visti da generazioni diverse; sono molti i binomi possibili…”

Le risposte di Loriano e Sabina sono precedute dalla lettura di alcuni brevi brani tratti dai racconti che Fosca Andraghetti e Paola Poggi hanno privilegiato come possibilità maggiore di discussione sulle tematiche trattate.

Loriano Macchiavelli risponde con una domanda alla curiosità di Fosca sul perché e sul significato di alcuni versi del Boccaccio […] tengo per certo che non da quelli Romani che Sylla o altri aveva mandato a Fiesole, ma che nel luogo medesimo dove ora è Firenze fussi mandata una colonia che edificò questa città […] riguardanti coloro che riescono a fuggire da Velzna, la città sorta nei sotterranei di Bologna, per andare a Florentia Nova, città del futuro; chi è rimasto li dimentica, non li nomina più. “Firenze, Florentia Nova è il futuro, il Sopra che non si conosce… Nel Sotto dimenticano chi se ne è andato? E noi come viviamo, ci preoccupiamo del nostro prossimo?...”

Sabina Macchiavelli soddisfa altre curiosità legate agli inserti/monologhi dedicati Leucò, la ninfa marina citata da Pavese, scrittore fondante nella formazione letteraria di Loriano; specifica che pure loro hanno voluto renderle omaggio. Sabina, che ha amato molto Pavese, specifica che hanno scelto i monologhi perché il dialogo forse non era possibile, ma i due narratori collegando i racconti con piccole riflessioni finiscono, in definitiva, per trasformarli in dialogo tra loro includendo però anche il lettore. Loriano, riferendosi ad Ulisse, salvato appunto da Leucò, spiega questa loro scelta come la necessità comune, cioè nostra, di avere qualcuno che ci aiuti in questo mare agitato della nostra esistenza specialmente di questi tempi. Ma c’è da chiedersi perché lei salva solo Ulisse. E qui ci sarebbe molto da discutere, discutere sulla figura di Ulisse, sulla sua abilità, il suo ingegno, la sua astuzia. Ma è anche colui che uccide tutti - prosegue Sabina-, e assomiglia tremendamente all’uomo moderno, contemporaneo.

Ecco, da una piccola curiosità nasce un dibattito che coinvolge e trascina. E Paola Poggi aggiunge altre considerazioni, prendendo spunto da due racconti, sulla difficoltà del vivere, sull’andare in coppia dei racconti. In risposta Loriano spiega come è nata la raccolta, come sono apparsi i racconti che, senza essersi consultati, trattano gli stessi argomenti: le guerre viste dall’uno e dall’altra e con partecipazioni diverse di padre e figlia. Loriano la guerra l’ha vissuta sulla propria pelle, la conoscenza di Sabina va vista nel racconto legato alla guerra nei Balcani.

Da sx: Loriano e Sabina Macchiavelli, Fosca Andraghetti, Adelaide Grella .
Da sx: Paola Poggi e Loriano Macchiavelli.

Un dialogo che inizia a coinvolgere anche il pubblico, e le letture proposte aumentano ancora l’interesse, coinvolgono sempre più gli autori in una presentazione non scontata di un insieme di racconti, scritti da un padre e una figlia, uomo e donna, generazioni diverse.

Ed è proprio in essi, quello della seconda guerra mondiale e l’altro sulla guerra dei Balcani, che induce Loriano ad una riflessione perché, ogni volta che li sente leggere, avverte la differenza di concetti fra lui e sua figlia. Nel suo racconto c’è un “… barlume di speranza perché venivamo fuori da una guerra…”, mentre in quello di Sabina avverte una tristezza drammatica proprio sulle parole, sui significati delle parole. Sono due generazioni che non si conoscono, non ci sono punti di incontro.

“Forse quest’aspetto che tu percepisci – interviene Sabina – è proprio legato al senso del linguaggio, cioè a quello che la lingua ha perso e a quello di nuovo che ha acquisito dopo la seconda guerra mondiale… il senso, con il passare delle generazioni, che pone termini legati alla guerra, alla pace, alla lotta… che cosa si è perso e cosa si è acquistato. Usare certi termini non ha più senso, non perché non esistano più i concetti, il bene e il male non hanno cessato di esistere, però non ha più senso parlarne con la stessa lingua perché se continuiamo a farlo, continueremo a fare gli stessi errori…”

Un discorso complesso che si allarga, che induce ad un’attenzione ancora più coinvolta e passionale sul senso del linguaggio e delle azioni conseguenti.

Parte del pubblico in sala.
Sabina Macchiavelli.

Del resto un conto è vivere e altro è sentirla raccontare da altri che magari la guerra la stanno vivendo, ma è così per gli eventi in genere che fanno parte delle nostre vite, del nostro rapportarci con gli altri e con il mondo che ci circonda.

No, non è una lettura semplice quella di “E a chi resta arrivederci…”, ma sicuramente questo incontro ha permesso quell’arricchimento di cui ha parlato all’inizio Adelaide Grella che aggiunge un commento sui due stili proposti: “…fattuale quello di Loriano che con poche pennellate ci presenta delle situazioni attraverso le quali emerge anche il personaggio e la sua tipologia, ma lascia intuire questo dai fatti; Sabina invece privilegia le dinamiche psicologiche dei personaggi, è più portata all’introspezione degli stessi….”

Di consenso è il commento di Sabina e divertente quello di Loriano che, rileggendo suoi vecchi racconti, confessa di essersi sentito molto bravo. Ovvio un simpatico scambio di battute fra padre e figlia che prosegue nel racconto divertente di Loriano su come si è scoperto autore di romanzi gialli: arrivato con la sua famiglia sul luogo di villeggiatura al mare, con Sabina molto piccola, era stato rimproverato dalla moglie per avere dimenticato a Bologna la sacca con i libri da leggere; subito si era impegnato a scrivere per lei un libro, il suo primo libro. Non ha più smesso!

Nella carrellata relativa al suo percorso letterario, ricorda che, proprio quest’anno, cade il quarantesimo anniversario del suo personaggio più famoso, il sergente Sarti Antonio, raggiungendo così Jules Maigret, di George Simenon. In suo onore ha ripubblicato, nella veste originale, il primo romanzo con Sarti Antonio protagonista, Rapiti si nasce, e aggiunge che questo uomo singolare, nella finzione letteraria, fu ucciso da non si è mai saputo chi.

Ci sono altri aspetti certamente più leggeri; fanno piacere sia a Sabina che a Loriano queste considerazioni che portano a riflessioni profonde e altre improntate ad una maggiore leggerezza.

Inevitabile la richiesta di un commento sull’editoria oggi, sulla molteplicità degli autori, molte anche le autrici, che si dedicano alla scrittura di romanzi noir. Fosca chiede se in qualche modo l’editoria indirizza verso un mercato, se ci sono filoni di narrativa che hanno maggiore presa sul pubblico.

Da sx: Sabina Macchiavelli, Fosca Andraghetti, Sergio Ducci, Loriano Macchiavelli.
Da sx: Fosca Andraghetti, Paola Poggi, Sabina Macchiavelli, Adelaide Grella, Loriano Macchiavelli.

Loriano, per quanto riguarda il noir, rileva un effettivo surplus di pubblicazioni; per quanto riguarda l’editoria, e in base alle informazioni in suo possesso, le vendite sono calate moltissimo, quasi dimezzate, un aspetto negativo purtroppo comune a realtà di vita ben più pesanti. La scrittura “gialla” non è nell’indole di Sabina, non sente il bisogno di raccontare delle storie, non ha nemmeno la formazione di suo padre in questo campo.

Al di là di questa tendenza, gli editori al giorno d’oggi pubblicano di tutto privilegiando magari il ventenne per ovvi motivi di possibilità future di mercato, “l’editoria non si chiede più se l’autore ha qualcosa da raccontare, da dire. Si chiedono solo se è vecchio o giovane…. Mi piace che ci sia tanta gente che scrive… tocca a noi scegliere quando si va in libreria e si sfogliano le pagine… La scrittura per molti ha rappresentato una salvezza, senza diventare famosi come scrittori, ma in essa si sono salvati…”

Ci sono ancora altre domande e commenti da parte di Paola Poggi e di persone tra il pubblico; tutte catturano l’attenzione, ognuna riceve un riscontro e anche una replica. Un incontro che ha davvero regalato moltissimo, due autori che si sono spesi per dare delle risposte, per darle in modo completo, per indurre ad altre riflessioni. Due autori che ci hanno regalato la loro simpatia come persone e quella speciale tra padre e figlia.

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