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XXXIII Premio “Letteratura”

Istituto Italiano di Cultura di Napoli

Il tavolo della Presidenza:
Alfonso Longobardi, Roberto Pasanisi e Antonietta Benagiano.

Quel che si spera nel nostro tempo in cui è prevalso un tecnologismo massificante, ripetizione di se stesso all’infinito, è una creatività di propagazione, quasi come per contagio . L’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (ICI) sollecita dinamismo creativo con iniziative che si susseguono producendo entusiasmo e nuovi fermenti. Ne è conferma anche il XXXIII Premio "Letteratura" legato alla rivista “Nuove Lettere”, di cui il Premio ha per lunghi anni mantenuto la denominazione, col successo di alto livello..

Autori in primo piano lo scorso 23 settembre 2017 per la Cerimonia di Premiazione presso la Sala “Gabriele D’Annunzio” della sede storica in via Bernardo Cavallino, 89 Alle 16,30 Sala gremita, attenzione alta. Il Presidente del Premio e Direttore dell’ICI prof. Roberto Pasanisi siede al tavolo insieme al Direttore tipografico dell’Istituto Alfonso Longobardi e alla scrittrice prof. Antonietta Benagiano.

Porge il cordiale saluto suo e del Comitato ICI a tutti i convenuti, passa poi a presentare il Premio, il suo vario articolarsi nelle quattordici sezioni con cui si offre agli autori un ventaglio di partecipazione. Delucida, attraverso dotti riferimenti (Horkheimer, Adorno, Marcuse), la linea guida dell’ICI, il suo fondamento etico, civile e sociale nel pensiero della Scuola di Francoforte, spiegando che l’Istituto si apre non solo alla cultura letteraria attraverso molteplici iniziative, anche alle problematiche psichiche e sociali del nostro tempo.

Presenta infine il Direttore tipografico Alfonso Longobardi e la prof. Antonietta Benagiano, soffermandosi sulla attività di poeta, scrittrice e saggista con pubblicazioni di libri e presenze in Convegni e iniziative culturali, sul suo pensiero non distante da quello dell’ICI. A lei passa poi la parola.

Prof. Roberto Pasanisi

Prof. Antonietta Benagiano

La Benagiano rivolge un sentitissimo grazie al Presidente che, attraverso il Premio, offre anche la possibilità di ascoltare nuovi frutti letterari, per gli autori nutrimento necessario nel nostro tempo tecnologizzato. Ricorda Proust, il suo ritenere che pensieri, memorie, emozioni e sentimenti, col passare degli anni, incalzino sempre più nel soggetto scrittore o poeta, chiedano quello spazio che solo la scrittura può dare.

Parla dell’esigenza umana della gratificazione, cui il Premio va incontro, della garanzia del Premio “Letteratura” per essere giunto alla XXXIII edizione e soprattutto perché parte dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli, da decenni diretto, insieme a un Comitato internazionale di alto livello, dal prof. Roberto Pasanisi, intellettuale egregiamente impegnato su un amplissimo fronte culturale, attento anche al civile e al sociale, come pose in rilievo il già Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un telegramma del 2006. E confessa la sua difficoltà di dare ad una delle tante attività del prof. Pasanisi la priorità, se al poeta scrittore saggista italianista poliglotta traduttore e giornalista, oppure al direttore di Istituti e Dipartimenti psicologo clinico e docente anche in Atenei esteri, o all’Editore di cinque Collane editoriali di riviste e antologie, o ad altro ancora.

Passa poi a dare preminenza alla letteratura, agli autori venuti anche da Atenei esteri. Accenna alle cause della perdita di potere e autorità dei cosiddetti “lavoratori della conoscenza”, all’adeguarsi, anche da parte dei livelli alti della poesia e del romanzo, agli stereotipi cui il pubblico dei lettori si è conformato, vale a dire a quella scrittura facile che comporta minore fatica per chi legge ma anche per chi scrive, perché non necessita di cultura e riflessione, si sostanzia solo del mondo presente dove prevalgono l’insulso e l’utile, l’ esaltazione tecnologica con quel che i social offrono mentre cresce l'alienazione, la solitudine pur nelle migliaia di amici.

E ricorda Wittgenstein per il quale i problemi vitali dell'uomo restano, anche se tutte le domande scientifiche potranno avere risposta, ma ricorda pure la funzione che Calvino assegnava alla letteratura (“proporsi grandi imprese”), riflettendo che l’impresa maggiore è ricostruire l’anima sottrattaci da avidità e aridità. E conclude con l’invito ad ascoltare i pensieri, la musica dolce e amara, triste e gioiosa dell’anima degli autori. Il Presidente passa a menzionare per ciascuna delle varie sezioni (quattordici fra poesia singola inedita o edita, silloge edita o inedita, racconto inedito o edito, raccolta di racconti inedita o edita, romanzo edito o inedito, articolo edito o inedito, saggio edito o inedito il relativo vincitore o talora i relativi vincitori, cui porge la elegante pergamena di attestazione e in dono dei libri editi dall’ICI.

 

Sono i vincitori non solo studiosi delle humanae litterae e della psiche, impegnati taluni anche in attività relative a scienza e tecnica, al diritto, o con affermazioni nelle arti, nella musica, ma appassionati tutti della scrittura. A ciascun autore premiato il Presidente dà la possibilità di motivare l’opera, di leggere la poesia o dei passi significativi del racconto o del romanzo, dell’articolo o del saggio. Grande silenzio e attenzione piena da parte degli altri nell’ascolto delle variegate voci letterarie, e perviene il soffio dell’anima dell’altro, del proprio simile.

Il conversare letterario prosegue poi nel corso della cena sociale con cui si chiude la serata del XXXIII Premio “Letteratura” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli.

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