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“Guarda in alto” di Antonietta Banagiano

presentato all'Istituto Italiano di Cultura di Napoli

Il prodigio del pensiero! Sì, è davvero un prodigio il pensiero se non si lascia prendere da vincoli. E di esso, delle sue straordinarie capacità che possono essere di tutti se ciascuno prende coscienza di poterle avere, non solo quindi di quanti lasciano segni geniali in ogni campo, si è parlato a Napoli lo scorso 10 luglio 2021 nel corso della I sessione inaugurale del XVIII Seminario Internazionale CISAT dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (sede in via Bernardo Cavallino, 89) diretto dallo psicologo clinico, psicoterapeuta, scrittore e altro ancora prof. Roberto Pasanisi, molto attivo sul piano culturale e sociale.

Seminario che ha visto larga partecipazione di psichiatri, psicologi e psicoterapeuti, artisti di ogni ambito, ricercatori e cultori di letteratura. Il discorso sulla preziosità del pensiero è stato avvio, dietro invito del Direttore, alla presentazione di “Guarda in alto!” (libro contenente un poemetto e pagine di saggistica), edito nel presente anno 2021 dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, della scrittrice prof. Antonietta Benagiano, decana dell’Istituto, come l’ha appellata lo psichiatra prof. Fausto Russo che ha presieduto la sessione inaugurale del Seminario.

L’autrice ha rimarcato la preziosità del pensiero specificando ch’essa consiste nella libertà di poter percorrere qualsivoglia iter deduttivo-induttivo e creativo, aggiungendo che perde, però, la sua preziosità se diviene ‘unico’, ‘massificato’, un pericolo, purtroppo, in atto nella nostra società.

Il pensiero, se mantiene il suo prodigio, si sottrae anche alle drammatiche congiunture che ci attanagliano rivendicando la libertà di staccarsi da esse intessendo immagini dove il passato si fa esperienza presente, creando anche diatribe, percorrendo iter meditativi. Può accadere sempre, è accaduto durante il lockdown dello scorso anno quando il suo pensiero è sfuggito alla terribile contingenza. E le si è presentata l’esistenza come fragile ampolla di vetro in bilico, le è tornato il dramma di Ananke, antico e sempre presente, pur se in forme diverse, e ha immaginato due virus in disputa. Essi i responsabili? Il Postfatore Salvatore Giovanni Maria Mallardi, che considera l’opera non come i giardini di Adone di platonica memoria volti alla caducità, ha incentrato l’analisi sui due virus: in Leopardi era l’infinitamente grande a schiacciare, ora l’infinitamente piccolo ci annienta.

I due virus discettano, si discolpano, affermano di seguire soltanto la loro natura, mentre sono gli uomini a tralignare, come dimostra il loro percorso storico sino alla drammatica attualità dominata sempre più dalla hybris. La Prefatrice Lorenza Rocco Carbone, che pone l’accento sull’ ampio orizzonte umano, culturale, letterario, filosofico dell’autrice, nel richiamo agostiniano (Tempi cattivi, dicono gli uomini. Vivano bene e i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi), lascia spazio alla speranza, anche se questa sembra riguardare più che il percorso terreno degli esseri umani, quel che di essi resta al passar del soma allo specchio.

Nella Nota in quarta di copertina Roberto Pasanisi, menzionando Ne muoiono più di crepacuore, romanzo-saggio sulla modernità, brillante di invenzioni stupefacenti e rutilanti dritte al cuore e alla mente, di Saul Bellow, e inoltre Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, porta a riflettere sulla visione distopica presente nel libro, sul fatto che si ha ragione di esistere solo con una svolta che abbia il segno della bellezza e dell’arte.

I contributi giornalistici sono stati poi considerati sulla stessa linea del poemetto, e per il Postfatore lo spessore riflessivo è posto al servizio di un’analisi acuta (e a tratti caustica) dei grandi temi del presente. Si accenna alla pagina Meritocrazia e merito, dove viene rilevata la nuova diseguaglianza che la meritocrazia come potere del guadagno contiene, dal momento che ha escluso l’etica.

Bel consenso nei presenti con prosecuzione di chiarimenti al termine della sessione inaugurale.

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