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“La
Soluzione”
di Antonietta Benagiano
al Rotaract |
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Angela Laterza
(voce e percussioni) e
Giuseppe D'Amati (chitarra). |
Successi letterari, musicali e d'altro per
ImprovvisaMente del Rotaract Club Massafra, presieduto
dal giovane avvocato Maria Colazzo, impeccabile nella conduzione del
Club che va incontro alle esigenze di quanti non vogliono sottrarsi cultura e
arte.
Si avvale dell'apporto organizzativo di altri
giovani amanti di letteratura e arte, della creativa Consigliera laureanda in
ingegneria Angela Laterza, appassionata di musica e canto.
Lo scorso 8 maggio 2011, presso la Sala Green
Bar di Massafra, Angela Laterza (voce e percussioni) e il chitarrista ormai noto
a livello nazionale Giuseppe D'Amati, hanno coronato la serata con
un applauditissimo concerto, nel corso del quale sono stati, in una accattivante
performance, presentati ed eseguiti brani della recente storia della canzone
d'autore.
Al pubblico di giovani e meno giovani che
gremiva la sala, Rotaract in collaborazione con Il Presidio
del Libro di Massafra ha offerto l’ultimo evento della stagione, la
presentazione critica del dramma in tre atti La soluzione di
Antonietta
Benagiano ad opera della stimatissima prof. Maria Carmela Pagliari,
docente nel liceo classico "De Ruggieri" di Massafra.
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da sx. la relatrice prof.
Maria Carmela Pagliari, la
presidente avv. Maria Coiazzo
e l'autrice Antonietta Benagiano. |
Dopo la introduzione dell’avv. Maria Colazzo, la
prof. Maria Carmela Pagliari ha, nel saluto di apertura, elogiato i giovani del Rotaract,
la dinamica Presidente e la creativa Consigliera, ringraziando quanti con la
loro presenza onorano le proposte di ImprovvisaMente. E’ passata poi alla presentazione dell’autrice,
di cui ha posto in risalto la poliedrica attività letteraria, significativa in
ogni genere per originalità di pensiero e di stile, ma anche “la sua profonda
umiltà – valore così raro oggi in cui purtroppo un Marcel diventa ogni villan
che parteggiando viene” – ed insieme la sua “giovinezza” per cui ha
precisato “sta bene con i giovani e i giovani stanno bene con lei, come hanno
dimostrato gli incontri che abbiamo organizzato a scuola e come dimostra la sua
assidua presenza a tutte le attività organizzate dai giovani”.
Incipit della sua analisi critica è stato il
riferimento al dipinto Metropolis del pittore espressionista tedesco
George Grosz, caratterizzato, ella ha detto, “dagli strumenti figurativi del
Futurismo come il dinamismo, la scomposizione e la geometria degli spazi, per
esprimere messaggi attualissimi. La sua metropoli moderna è la città dei
consumi, del capitalismo sfrenato, del caos e del cinismo: è un inferno. Su una
base color sangue, l’artista rappresenta lo scontro di umanità attraverso la
convergenza di linee direzionali verso il centro. Ma anche sullo sfondo gli
edifici sono affastellati, sovrapposti in una evidente simbologia di disordine
morale. Nell’opera, in primo piano, gli uomini hanno volti mostruosi di rapaci o
scheletri, le insegne pubblicitarie si sovrappongono alla facciata in modo
irrealistico, a rendere esplicita l’invadenza dei messaggi consumistici” Rileva
che con i Sap della Benagiano si è andati oltre. “I sapientes, che
poi tanto sapienti non sono stati, hanno annichilito tutto il bello che la
natura, quella amica, quella originariamente in simbiosi e in sintonia con
l’uomo, aveva donato. I Sap vivono ormai su una terra sconvolta, ridotta
a discarica, dove gli animali, anch’essi in via di estinzione, lasceranno il
posto solo ad insetti. Le case sono cubi-bunker, gli esseri “umani” si cibano di
medicine, estinte anche le piante. Ed è proprio in questo sconvolgente quadro
tragico che l’autrice immagina l’esistenza di un mondo alternativo, alieno,
fatto dai Tek , che hanno abbandonato la terra ritirandosi su piattaforme
spaziali. I Tek sono il frutto esclusivamente razionale dei Sap, credono
di poter ritrovare l’essenza dell’esistenza nella razionalità assoluta che
esclude il sentimento da qualsiasi manifestazione, sono derivati dai Sap
, ma ora non sopportano la loro visione, li rinnegano… Li osservano dall’alto e
li definiscono indegni”.
La relatrice ha parlato di riferimenti
filosofici e antropologici presenti nell’opera, dello stile elegante ma
accessibile ai giovani, di una impostazione “vincente e intrigante”, riferendosi
anche alla nota dell’illustre Giorgio Bárberi Squarotti che definisce questo
dramma: originalissimo come argomento, impostazione e linguaggio.
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| L'intervento dell'autrice
Antonietta Benagiano. |
“La scrittura drammaturgica – ha proseguito la
prof. Pagliari – si apre con una paradossale riunione che chiama tutti i
presidenti delle piattaforme spaziali a votare per la soluzione. Le
parole dei personaggi svolgono un ruolo determinante, offrendo spunti di
riflessione sull’esistenza, e toccano le tematiche più disparate. Noi spettatori
(perché il dramma si presta perfettamente alla rappresentazione teatrale) siamo
turbati, presto ci rendiamo conto che i dubbi vengono alimentati ma non sciolti,
la verità è sospesa e moltiplicata. Ecco l’impostazione che io ho definito
intrigante. Il conflitto fra bene e male, tipico anche del dramma classico,
all’inizio è innescato ma non risolto, e il pubblico si vede quasi privato della
catarsi, ovvero di quell’occasione di purificazione e di liberazione dalle
passioni in cui, secondo Aristotele, consisteva la funzione educativa del
teatro. Questo perché La soluzione è un dramma moderno, caratterizzato
quindi dall’impossibilità di dare soluzione ai travagli, come insegna
Pirandello; il suo fine, piuttosto, è quello di portare allo scoperto l’urto tra
verità e finzione. Il rumore assordante della storia, il processo di logoramento
della storia stessa, del suo oblio, non prendono il sopravvento e la fiducia
negli ideali traspare, proprio in quei dubbi che costituiscono l’anima vera
dell’intero dramma. Lo sbandamento del cammino storico, l’immagine minacciosa di
un’umanità degenerata sono aspetti inquietanti che fortunatamente servono a far
riflettere sul futuro del nostro pianeta, sul rispetto che dobbiamo portare ad
esso, se vogliamo scongiurare le mostruosità che noi stessi stiamo generando, e
questo è un bene. La stessa razionalità estrema che i Tek sbandierano è
altrettanto continuamente velata appunto dal dubbio, da ciò che continua a
permanere, indecifrabile, inalienabile, congenito. Come congenita e ineluttabile
è la derivazione dei Tek dai Sap. La tesi antipositivistica alle
pretese verità oggettive dei Tek emerge alla fine e con questa la convinzione
che la distinzione tra bene e male, come pure i valori di riferimento,
collettivi e individuali, sono in realtà il prodotto di epoche storiche e quindi
soggetti a continue variabili. E’ vana una razionalità assoluta. Come moderno
Amleto del dubbio l’uomo oggi non può più affidarsi a valori univoci e saldi, ha
un’attitudine alla riflessione, l’uomo-Tek grazie a questa attitudine non
porterà a compimento la soluzione.
Nel cielo su piattaforme spaziali un
teatro di marionette rivela la sostanza fasulla di una volta celeste di questo
tipo e trasforma la scena in un cielo copernicano dove crollano le certezze, si
dissolvono i percorsi definiti della ragione, la terra non è più il centro
dell’universo: il personaggio di Prot
acquista la perplessità di Amleto.
Sicuramente nel relativismo moderno vanno inquadrati i protagonisti del dramma
ma, nonostante la terra sia ridotta a un ammasso di macerie infestate da insetti
e gli uomini siano fantasmi di se stessi, da quelle larve umane e da quei freddi
robot tecnologici, che sono diventati i Tek, trapela, traspare un anelito
alla vita, un inno velato alla gioia, alla speranza e alla fiducia in un mondo
che può ancora rinascere dalle sue stesse ceneri. Si potrebbe pensare che l’Essere
che sempre è ci aiuterà a rigenerare l’anima, ma anche che la tecnologia
stessa potrà essere finalizzata alla rinascita. Questo ideale connubio,
equilibrio di fede e ragione, permetterà di poter ancora provare la sensazione e
l’emozione di quelle braccia che stringono un corpo caldo…, permetterà la
rinascita di qualcosa di splendente e di ineffabile bellezza, quel
sorriso!...”
E la relatrice ha concluso ringraziando la
Benagiano per aver fatto dono della sua profondità intellettiva, per aver
solleticato curiosità culturale e offerto “soprattutto ai giovani un’opportunità
per pensare, quindi per essere, per aver indicato la via del cogito, ergo sum
nella realtà contemporanea spesso votata all’indifferenza”.
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| Il 'rituale' della dedica. |
Autentico e molto
prolungato l’applauso da parte dei presenti, dell’autrice che ha calorosamente
ringraziato tutti del Rotaract , de Il Presidio del Libro, il
pubblico, e vivamente la prof. Pagliari per la sua analisi così acuta e
sentita che ha reso l’ascolto molto interessante, sollecitando curiosità verso
l’opera.
A chi chiedeva come fosse
sorta l’idea di quel dramma la Benagiano ha detto che, mentre leggeva talune
pagine de Lo scontro delle civiltà di Samuel Huntington, si era fermata a
immaginare uno scontro futuro tra la ratio pervenuta a traguardi estremi
e quella dei sapientes andata avanti sino ad un certo punto. Così era
venuta fuori la civiltà degli ultimi sapientes e quella dei Tek
che non ammette conflitti ma neppure la libertà di una scelta diversa dalla
razionalità cui essi sono pervenuti. Era un dramma e l’impianto non poteva che
essere scenico con i vari personaggi dialoganti attraverso un linguaggio
essenziale, rigoroso, asciutto quale richiede la tecnicizzazione avanzata non
solo nei Tek, anche nei Sap che s’affannano a sopravvivere su un
pianeta giunto a tale devastazione da segnare il punto del non ritorno.
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| Il pubblico presente, principalmente
di giovani, in attesa del concerto. |
Altri applausi, poi la
consegna del gagliardetto Rotaract da parte della Presidente, varie
dediche dell’autrice e, dulcis in fundo, l’applauditissimo concerto.
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autore |
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