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Scelto a Putignano Nel Cosmo di Antonietta
Benagiano
Anna Sciacovelli
Bari Sera, 24 maggio 2007
La Fiera del
libro di Putignano (19-20 maggio 2007), con la significativa presenza di
“Sintesi” (Arte, Letteratura, Sport) e l’attiva partecipazione dei ragazzi del
Liceo Classico Linguistico “E. Laterza” della stessa Città, si è tenuta nella
suggestiva cornice del portico del Palazzo comunale, curata dalla libreria
cittadina “Spazio libri”. E’ stata
aperta dalla dotta relazione di Marcello Veneziani.
La Fiera ha
registrato la presenza di editori pugliesi il cui rilievo va oltre la stessa
Regione. Sei le opere
presentate, alla cui scelta hanno partecipato gli studenti.
Nella prima
serata è stato presentato Nel Cosmo di
Antonietta Benagiano, già nota per la
sua scrittura in vari ambiti letterari (poesia, narrativa, saggistica) ed anche
come critico letterario e articolista di quotidiani e riviste. Nel corso
della presentazione, che ha visto come moderatore Fausto Laterza, Direttore de
“L’eco di Putignano”, e alla quale sono intervenuti gli studenti Annarita
Lacatena e Donatella Martucci, la Benagiano ha delucidato motivazioni e
contenuti della sua opera.
Tra l’altro
ha detto : “Se ci soffermiamo a meditare sulla mente come ente non separato dal
corpo con cui continua ad agire in un sistema dinamico e articolato, non
funzionante quindi attraverso la semplice connessione di elementi come accade
nella Intelligenza artificiale (anche se percettroni ed effetroni sono
paragonabili agli elementi dell’IA), rileviamo la grande differenza di cui
parla Damaso, cioè la rete sinaptica con i neuromediatori liberati sotto la
spinta degli affetti, dell’emozione che è apprendimento. Pensiamo pure a come
s’è sviluppata la mente, a ciò che sostiene Jacob, per il quale lo sviluppo è
avvenuto a mosaico creando quel numero di connessioni che sbalordisce.
Riflettiamo sulle nuove frontiere della scienza, della tecnologia, sulla
intelligenza artificiale, e meditiamo sulle trasformazioni sempre più celeri
della nostra mente. Oggi la manifestiamo ancora nella carne, così come la carne
si carica di mente, ed è per questo che ciascuno di noi è individuo irripetibile
nella sua storia personale. Continuerà ad essere così andando avanti la “libido
sciendi” del “sapiens”? Già Heidegger rifletteva negativamente. Hans Jonas
ribadisce che il progresso tecnologico in accelerazione geometrica è un rischio
per il futuro del “sapiens”, per i suoi predicati di umanità. La tecnologia
esalta le potenzialità del “sapiens” ma gli toglie il dialogo con la physis,
modifica il suo pool genetico penetrando profondamente in esso. La tèchne non ha
il ruolo ancillare di stampella ma è volano di processi trasformativi. C’è il
pericolo, da più parti annunciato, che il pensiero si appiattisca alle
competenze del calcolatore digitale. La realtà virtuale può divenire mito che
scompagina il pensiero reale, che ridimensiona l’abilità manuale e artistica.
L’intelligenza va perdendo poi la qualificazione di ‘riflessiva’ per divenire
sempre più ‘istantanea’. Basti osservare le nuove generazioni, le loro abilità
nell’uso di strumenti tecnologici, la capacità di operare celermente in
compresenza di immagine, suono, parola, scritto”.
Ha poi dato
chiarimenti sulle tre piéces teatrali presenti in Nel Cosmo: “Abbiamo
immaginato un futuro molto remoto, le eventuali trasformazioni del ‘sapiens’ in
‘technologicus extremus’, audace “nauta astralis” in virtù della sua materia
trasformata, non più carne soggetta al deterioramento ma altra fattura
indistruttibile, in grado quindi di procedere, mutazione dopo mutazione, al di
là del nostro sistema, della nostra galassia. A spingerlo così oltre è il
desiderio della conoscenza intera che gli dia il chiarimento dell’universo,
della esistenza, la palma della massima scoperta che pensa agevolmente sua in
virtù del possesso della scienza. Infatti in “Gnosis”, la terza delle pièces
teatrali, Sigma I non ha dubbi sulla Grande Parete che intende raggiungere, non
può averne nel convincimento della infallibilità della scienza, perfetta
attuazione sempre, dato che è andata avanti registrando solo successi. Gli
esseri intergalattici sono lontani dal pensare una qualsivoglia possibilità di
errore e volano sicuri verso la Grande Parete che dovrebbe sciogliere l’ enigma
primo, quello chiarificatore di ogni cosa. Avranno così la Conoscenza, quella
assoluta, il frutto massimo della scienza, l’unica loro aspirazione superstite.
Ma il caso insinua il dubbio. Sono pertanto costretti a meditare sul principio
del limite, che è anche imperfezione, sul fatto che la scienza non sembra
essersi da esso svincolata, sul principio del molteplice che dà la possibilità
di una scelta, e sulla scelta com’è stata da essi attuata, basata cioè su un
pensiero di onnipotenza. La brama di dominio è ancora inscritta in questi esseri
ed è il tema di “Malafede”, dove la miopia del dominare, messo in atto in
maniera estremamente subdola dai Beta, porterà, in presenza di eventi
imprevisti, a riflettere sull’ inevitabile danno della malafede, a prendere
coscienza degli errori ai quali gli esseri astrali non potranno più porre
riparo. Dovranno rassegnarsi a scomparire nel nulla, a seguire quel che è sempre
accaduto a coloro che hanno inseguito il dominio e per esso hanno annientato gli
altri sistemi con motivazioni false. E c’è il problema della libertà con cui si
può dare senso al proprio esistere, problema analizzato attraverso le situazioni
che vivono Omicron OO5 e Omicron OO6, i due esseri semirobotici di “Aspettando
lo stop”. Essi navigano nel cosmo e fanno parte di una organizzazione
efficientissima, tecnologicamente molto avanzata. Sono numeri fra altri numeri e
portano avanti, come tutti, il compito per il quale sono stati programmati.
Vivono quindi una realtà sulla quale non s’interrogano. La coscienza della
esistenza come singolarità viene percepita soltanto quando si rendono contro che
il loro immediato sovrintendente Omicron OO1 sta per ordinare lo stop. La loro
materia è rigata, appena rigata e quindi non più perfettamente efficiente.
S’accorgono allora quanto sia stata inutile la loro vita, quanto sia inutile
l’esistenza di tutti gli esseri semirobotici, deprivata della bellezza della
singolarità. Prendono coscienza dell’attesa come fantasia, come immaginazione
dell’evento che possa portare un mutamento, e riflettono sulla
efficienza/inefficienza, sul valore di entrambe, della utilità, su che cosa
significhi comprendere, ed ora sanno bene che può attuarsi solo con lo
sperimentare.
Richiesta
dagli studenti sul perché si sia rivolta ai ragazzi, la Benagiano ha chiarito: “Queste tre
pièces teatrali vogliono essere una sollecitazione a che le giovani generazioni
riflettano su molti principi (limite, molteplice, etc.), sulla brama di dominio
che forse le mutazioni porteranno purtroppo ancora con sé come trista eredità
del “sapiens”, ma soprattutto sulla bellezza dell’esistenza più propriamente
umana, sulla specialità della vita di ciascun soggetto singolo, su tutto quel
mondo di emozioni da cui è da sempre scaturito il pensiero che ci ha fatto
umanità, creatività”.
Le è stato
tra l’altro chiesto: “Apprezza la scienza?”. Ha
risposto: “ Apprezziamo molto la scienza al di là dello scientismo, ma
ricordiamo, però, che lo stesso Popper, pur considerandola la migliore forma di
conoscenza, introduce per essa il criterio di falsicabilità, vale a dire la fa
soggetta alla razionalità critica, così come Feyerabend, andando oltre con lo
svincolare la scienza da un metodo generale, sostiene l’impossibilità di una
distinzione netta fra scienza e non scienza e quindi la impossibilità di
asserire che sia la migliore forma di conoscenza. Omnia cum grano salis!”.
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