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Presentazione del Colore dei morti di Luciano Nanni

 

Cafè au Livre di Padova in occasione della presentazione dell'ultimo libro di Luciano Nanni

Mercoledì 11 ottobre 2006, presso il Cafè au livre, di Padova è stato presentato da Raffaella Bettiol l’ultimo libro di Luciano Nanni, intitolato Il colore dei morti (Panda 2006), che raccoglie 37 racconti, scritti in un arco di tempo compreso tra il 1999 e il 2004. Il genere a cui sono ascrivibili è quello onirico, in quanto vi è sempre nella narrazione un punto oscuro ed insondabile, che li ricollega all’ignoto, per assumere i caratteri di un vero enigma irresolubile, dove il tempo si disintegra e i personaggi perdono una loro precisa identità. Il sogno è del resto il simbolo dell’avventura individuale ed è così profondamente collocato nell’intimità della coscienza da sfuggire allo stesso creatore, apparendo come l’espressione più segreta e più impudica dell’io.

Sono quindi le segrete tensioni dell’inconscio: le ansie, le angosce, i timori, spesso nascosti nella vita reale, a rilevarsi nella narrazione, anche se l’autore molto spesso opera una vera e propria trasfigurazione allucinata della realtà, dell’esperienza vissuta. Un aspetto del tutto peculiare assume nella scrittura di Luciano Nanni la materia. Una materia destinata sempre e comunque a decomporsi, in quanto, come scrive lo stesso autore, non è che un flusso continuo di cose e fenomeni, del quale noi non siamo che frammenti nel breve tempo, che ci è casualmente concesso.

I racconti sono sempre scritti in prima persona. Attraverso l’io narrante, l’autore spesso si confessa, parla delle sue passioni, come quella per la musica, rivela la sua percezione del mondo, confida le sue verità, anche se, tiene a precisare, sono di frequente verità che attengono alla finzione letteraria. Gli eventi narrati si svolgono in luoghi reali, anche se ricostruiti nel pensiero:ecco emergere Bologna, Monzuno, Codigoro, la bassa ferrarese, San Lazzaro di Savena e naturalmente Padova. Nelle descrizioni paesaggistiche spesso l’autore tocca livelli poetici molto intensi. Molte volte la scena, che ci viene presentata, è avvolta dalla nebbia, che simbolicamente rappresenta l’indeterminato, una fase dell’evoluzione, che prelude ad importanti rivelazioni, ad una pienezza delle manifestazioni.

La natura nel mondo di Nanni ha un ruolo estremamente importante, in quanto, oltre ad essere onnipresente, entra in empatia, interagisce con i personaggi, con le vicende narrate. Le piante, di cui l’autore ci parla, sono in genere piante umili, che crescono spontaneamente, tra gli alberi vengono citati frequentemente gli olmi e i pioppi. Questi ultimi sono ricollegati al mito di Eracle, che discese negli inferi con una corona di pioppo. Rappresentano, quindi, le forze regressive della natura, del ricordo, più che della speranza, del passato, più che dell’avvenire. Alcune forme di vita vegetale ricorrono con un’importanza speciale nella narrazione: il lichene, la muffa e il vischio. Talvolta i protagonisti dei racconti subiscono una sorta di metamorfosi: i loro corpi si ricoprono di questi microrganismi, che raffigurano le forme di vita più resistenti.

La scrittura di Luciano Nanni è una scrittura limpida, dinamica, fortemente evocativa, che avvince e avvolge il lettore e lo trasporta in un viaggio oltre i limiti della realtà, nei recessi più profondi ed inquietanti dell’animo umano, in un mondo onirico incredibile, dove realtà e sogno, razionale e irrazionale convivono all’unisono magistralmente.

 

 

Raffaella Bettiol e Luciano Nanni

Numeroso il pubblico intervenuto anche per la notorietà del nostro autore gode in città sia quale segretario del Gruppo letterario Formica Nera, che come coordinatore redazionale della cessata rivista trimestrale Punto di Vista nonché fattivo collaboratore del sito letterario Literary e, non per ultimo, quale esperto di musica classica per la quale ha già visto la seconda edizione il suo Musica strumentale da camera: da Stradella a Stockhausen.

 

Luciano Nanni e Luigina Bigon e sullo sfondo Lucia Gaddo Zanovello e Giampietro Tonon

(foto di Luigina Bigon)

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