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La poesia civile di Paolo Ruffilli

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Giovedì 12 marzo 2009 a Padova nella Sala degli Anziani di Palazzo Moroni,
il "Gruppo letterario Formica Nera" ha presentato il libro di poesia
Le stanze del cielo di
Paolo Ruffilli (Marsilio 2008). Sono intervenuti
Raffaella Bettiol e
Luciano Nanni.
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| Paolo
Ruffilli, Raffaella Bettiol e
Luciano Nanni. |
Luciano Nanni ho sintetizzato i caratteri linguistici della poesia
ruffilliana, mentre Raffaella Bettiol ha parlato dell'antilirismo nei confronti
del «linguaggio poetico dell’autore. A mio sommesso avviso, è riscontrabile nei
versi dell’autore un lirismo sottaciuto, privo di ismi, ma non per
questo inesistente. L’andamento, infatti, incalzante e teso della scrittura,
crea una forte tensione emotiva, che pur non cadendo mai nel sentimentalismo,
scava, comunque, goccia a goccia l’animo del lettore: “Senza di lei | la sete,
il desiderio: | un vuoto più profondo | di tutto il pieno | vomitato giù |
fuori dal mondo”.»
Ha poi proseguito con «Il nostro attraverso un’attenta analisi psicologia,
introspettiva del condannato, ci dimostra come la pena, la sanzione sia sempre
inadeguata rispetto alla complessità della natura umana: “E’ un patto: si arriva
| a giudicare il fatto, | non la persona. | E una sola azione, | non
corrisponde all’uomo | non può rappresentarlo | né tanto meno cancellarlo”. E’
un discorso molto complesso quello concernete l’espiazione: il rapporto tra
delitto e colpevolezza. Certamente non si è mai in grado di giudicare fino in
fondo un essere umana, tuttavia, la collettività deve anche tutelarsi contro la
pericolosità di taluni individui. Il testo costituzionale stabilisce
espressamente all’art 27 terzo comma: “le pene non possono consistere in
trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del
condannato". In sede costituente molto si discusse sul concetto di rieducazione,
perché evocava i famosi processi propri dei regimi totalitari. Tuttavia prevalse
la linea del doppio binario, ossia, che la pena fosse da un lato retributiva,
ovvero proporzionata al fatto commesso, ma dall’altro anche rieducativa, volta
cioè al recupero sociale del condannato. In base al secondo comma appena citato
della Costituzione, dagli anni settanta in poi, con una serie di leggine, sono
stati inseriti molti provvedimenti, atti a favorire un reinserimento del
condannato, (sconti di pena, permessi ecc..), che in qualche modo hanno minato
il concetto stesso di certezza della pena, da molte parti ora invocato.»
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Concludendo che «E’ dunque l’anelito alla libertà che anima questo libro.
L’autore ci parla della libertà spirituale, dell’insopprimibilità della stessa e
del dovere morale, al quale siamo chiamati tutti, di tutelarla e proteggerla,
sia essa la nostra o quella degli altri: “Vorrei lasciare | adesso sì l’inferno
| del tempo mio perduto, | cercare di levarmi | giù dal volo | ma non riesco | a
smettere da solo”.»
Un pubblico attento ho soppesato gli interventi, anche a seguito della
digressione legislativa, e soprattutto nella lettura di alcune poesia a cui si
sono alternati Raffaella Bettiol e Paolo Ruffilli. Poesia sì, ma anche poesia
civile.
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