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Sabato 11 dicembre 2010 si è tenuta, presso Zona 35, in Via G. Bechi a Firenze, in collaborazione con l’Associazione “AfricaGriot – azione per un mondo solidale” la mostra In punta di pennello delle giovani pittrici Domenica Illiano e Loredana Belli, che aveva per sottotitolo “Un viaggio tra Africa e Australia, due culture diverse, due artiste per interpretarle, la forza del colore ad unirle”.

Le pittrici Domenica Illiano e Loredana Belli.

Il poeta e pittore Gianni Calamassi con le due artiste.

Due parole vanno spese per questa Associazione di volontariato, che si affianca al reperimento di fondi per il progetto Essem in Mali, nel promuovere corsi di alfabetizzazione per filles mìgrantes. I Griot sono i menestrelli dell’Africa Occidentale, dal Mali al Niger, dal Burkina Faso al Senegal; sono i custodi della memoria e della cultura dei loro popoli che, conoscendo le storie passate, le cantano di villaggio in villaggio in modo che non vadano perdute.

Numerosi e importanti i lavori di queste due pittrici, che a seguito dei soggiorni intrapresi in Africa la Illiano e in Australia la Belli, hanno portato a conoscenza di un pubblico vasto e interessato, sia l’esperienza cromatica e la particolare tecnica “pittorica” degli aborigeni australiani, che i significati allegorici e di comunicazione della pittura africana.

Opera dell’artista Domenica Illiano.

Opera dell’artista Loredana Belli.

Poco è rintracciabile in letteratura sulla pittura degli aborigeni australiani se non sui dipinti su scorza d’albero e graffiti su pareti di grotte, spesso considerati come esempi di arte magica.

Ancora minori le notizie sulla pittura africana, perché l’interesse si è orientato sulla rappresentatività della scultura per l’intero continente, che con i bronzi della cultura di Benin ha raggiunto un livello di qualità da essere considerata come l’ellenismo africano.

Per questi motivi e per l’elevata qualità delle opere esposte possiamo solo ringraziare Domenica Illiano e Loredana Belli per lo sforzo prodotto nel portare a conoscenza di un largo pubblico le loro esperienze, riuscendo a sottolineare, evidenziando, culture artistiche che nella loro complessa “primitività” sono paragonabili a quelle dell’età della pietra europea.

Gianni Calamassi mentre legge

Gianni Calamassi con Domenica Illiano e Fabrizio Finetti.

Gianni Calamassi è stato invitato perché leggesse alcune poesie sue e dell’amico Fabrizio Finetti per attivare un momento di attenzione e concedere al duo musicale Bernardo Morelli alla chitarra e Stefano Da Rè alla tastiera un attimo di riposo. L’attenzione si è posata sull’analisi fresca ed esauriente che emerge dal mondo che, Loredana Belli ha descritto sulla sua esperienza australiana, riportata nel breve racconto “Ti tree roadhouse”.

I musicisti Bernardo Morelli e Stefano Da Rè

° ° °

Ti Tree Roadhouse
di Loredana Belli

Era cambiato il vento sulla Stuart hwy ,la lunga strada che attraversando l’Australia centrale collega Darwin ad Adelaide.
Venti gelidi spazzavano i Northen Territory e la giacca leggera che il giorno prima era stata più che sufficiente nella notte di Tennant Creek ora sembrava voler scappare via assecondando correnti di freddo spietato.
Sentivo la gola infiammarsi. Un thè, un caffè, pensavo, un espresso , magari….
Ancora 200 km di deserto prima di Alice spring, già più di 300 da Tennant Creek, l’Australia è cosi… ti impegna, ti fa suo e esige… dedizione, spirito di adattamento, amore Questo non è un continente per vacanzieri.
E cosi, con la gola dolente e una buona dose di stanchezza per tutte le ore passate in auto, arrivo verso pranzo alla Ti-Tree Roadhouse. Più un miraggio che una stazione di servizio.
Tutto intorno una landa desolata spazzata da mulinelli di sabbia, cielo azzurro, vento, silenzio, vento.
Pieno di carburante e un panino.
Entro, mi metto in coda alla cassa. Tutto come da copione.
Forse.
Piedi, senza scarpe, nudi, davanti a me, intorno a me.
Guardo meglio. Sono tutti aborigeni.
A parte i dipendenti della tavola calda e del distributore di benzina, a parte me, sono tutti aborigeni.
Trasandati, scalzi , sporchi,tranquilli, normale.
Come il cartello che avvisa gli astanti che l’accesso alle toilette è consentito solo a coloro che indossano le scarpe.
Ovvio.
Per il panino c’è da aspettare, mi dicono di prendere posto nella sala ristorante.
Oltrepasso la soglia e mi tuffo nel tempo, negli anni 50 forse 60.
Tavolini, sedie, arredi….non si tratta di moda kitch, di modernariato. Si percepisce immediatamente, alla Ti-Tree roadhouse il tempo si è fermato.
Le sedie sono ancora capovolte sui tavoli, le luci sono spente ,l’ambiente è freddo, grigio, sembra abbandonato.
Disagio, mi sento fuori posto, fuori tempo. Tiro giù un paio di sedie e aspetto il panino.
Artigianato locale abbandonato in un angolo della sala, un vecchio cartello promuove sconti alla cassa. Perché no?...
Mi alzo, più per passare il tempo in attesa del pranzo che per reale curiosità.
Tra manufatti di vario tipo ci sono anche delle tele arrotolate, trascurate.
Ne apro una, poi un’ultra ancora, e un’altra…
Mi dimentico del panino.
Colori, simboli, ritmo, meraviglia.miliardi di puntini colorati si alternano a linee, forme, disegni.
Un rapimento sensoriale quando riemergo dallo stupore il panino è freddo, la fame sopita.
Una tela arrotolata sotto il mio braccio si prepara a un viaggio molto lungo.
Firenze.
Nel salotto dei miei amici c’è una tela speciale, l’ho regalata era giusto così.

La mostra verrà ripetuta ad aprile, con il titolo Dreamtime nei locali di Villa S. Lorenzo a Sesto Fiorentino, con l’organizzazione dell’Associazione “LiberArte”, di cui le due artiste fanno parte.


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