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L'imprevedibile di un premio di poesia

Franco Roberti: Il contrario della paura

È stata evidenziata, in Occhio all’autore, la cerimonia di premiazione del premio Tulliola “Renato Filippelli”, raro esempio di alta cultura e profonda umanità coniugata insieme. E già si è detto delle personalità non comuni, lì presenti. E pure si è parlato del primo premio attribuito a Florilegi femminili controvento, per la legalità della donna, consegnato all’autrice dallo stesso Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, premiato a sua volta per Il contrario della paura. Non si è però in quell’occasione sottolineato il clima di amicizia che presto si è instaurato tra Franco Roberti, l’autrice e suo marito, suscitato anche dal racconto di questi ultimi anni della vita di Sebastiano Schiavon, figura dedita fino alla morte alla lotta per la legalità, nel senso più ampio e completo del termine, trasferita però nel contesto storico-sociale dei primi decenni del novecento. Racconto che si è poi ampliato dal saggio storico Sebastiano Schiavon lo strapazzasiori di Massimo Toffanin al romanzo, per ragazzi e non, I luoghi di Sebastiano lavoro dello stesso e della poetessa. Il tutto ha catturato l’interesse del procuratore che ha condiviso questi comuni valori esaltati nelle due opere e ha accettato volentieri il dono del libro. Si è creato tra loro quasi un senso di complicità intorno al buono della società da difendere e da diffondere ed è venuto naturale all’autrice e a Massimo Toffanin proporre l’invito a Franco Roberti di un incontro a Padova per presentare il suo saggio, col patrocinio del “Centro studi Onorevole Sebastiano Schiavon”. E la risposta affermativa di Roberti ha riempito di entusiasmo. Cose che possono solo accadere quando l’atmosfera di un premio è ancora incontaminata e respira i grandi ideali eterni che dovrebbero muovere tutti gli uomini impegnati nella ricerca di migliorare la società.

Il procuratore Franco Roberti premia Maria Luisa Daniele Toffanin al Premio “Tulliola Renato Filippelli” a Formia.

E così si arriva al 18 novembre 2016 alle ore 17.30 quando il procuratore è accolto dal Centro studi nella sala polivalente dell’Istituto don Bosco: relatori il sociologo Silvio Scanagatta e il procuratore capo della Repubblica in Padova Matteo Stuccilli. L’evento veramente unico è seguito da un folto pubblico eterogeneo: studenti del liceo Don Bosco guidati dal prof. Giovanni Ponchio e da altri insegnanti; vari membri del comitato scientifico del Centro studi, avvocati, giornalisti. Sono presenti inoltre l’onorevole Alessandro Naccarato, il procuratore Giuseppe Rosin, rappresentanti delle Forze dell’Ordine, l’editore Stefano Valentini; esponenti del mondo imprenditoriale veneto quali Franco Gruden, Alberto Schiavon, Giovanni Vitale e molti altri. Il pubblico si lascia facilmente coinvolgere dall’esame del concetto di legalità, analizzato sotto varie sfaccettature, e dall’idea espressa nell’opera che la paura si può sconfiggere anche quando a utilizzarla sono la mafia e il terrorismo islamico. Dopo l’intervento a carattere sociologico di Silvio Scanagatta e quello di Matteo Stuccilli di alto livello giuridico, il discorso di Franco Roberti si sofferma su che cos’è la paura. Per essere precisi, è utile riportare le stesse sue parole riferite anche dal Gazzettino del 19/11/2016, nell’articolo qui riproposto:

«La paura è uno strumento d’azione delle organizzazioni mafiose come di quelle terroristiche – spiega Roberti –. I fini sono diversi, ma la sostanza operativa è la stessa per entrambe queste terribili realtà. Le attività di autofinanziamento sono simili: droga, armi, contrabbando, traffico di esseri umani». Tra mafia e terrorismo internazionale non ci sono solo parallelismi, ma si possono immaginare anche intrecci e legami: «Intrecci operativi ci sono stati – ha detto Roberti – Abbiamo riscontrato da fonti di intelligence punti di contatto tra esponenti della criminalità organizzata transnazionale e organizzazioni terroristiche, sempre per lo scambio finalizzato a ottenere il denaro». Mafia e terrorismo per generare denaro si servono quindi anche della paura, una presenza costante nella società attuale: «Viviamo in mezzo alle paure – conclude Franco Roberti – in parte derivanti da cause naturali, come i terremoti, in parte da eventi umani, reali o fittizi. Un sistema di paura che diventa anche sistema di governo. Bisognerebbe riuscire con gli sforzi di tutti a invertire questo meccanismo, basando il governo degli uomini sulle regole democratiche e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni, più che sulla paura dei cittadini». L’incontro è stato organizzato dal “Centro studi Sebastiano Schiavon”, intitolato al parlamentare e sindacalista padovano morto nel 1922, tra i cofondatori del Partito popolare.

da sx: Matteo Stuccilli, Franco Roberti e Silvio Scannagatta.

Di grande spessore gli interventi dei tre relatori e soprattutto quello del procuratore che vive sulla sua pelle le esperienze esaminate e capaci, come abbiamo già detto, di attirare l’interesse dei presenti che ancora sperano di reincontrare Franco Roberti per approfondire altre idee in loro sorte dall’incontro. E soprattutto desiderosi di riconfrontarsi con la profonda carica umana rivelata dal procuratore nel suo amabile conversare. Quindi nasce la speranza di rivedere presto a Padova il nostro ospite gradito.

Ecco l’imprevedibile che può nascere da un premio di poesia quando poggia su valori in cui i partecipanti credono profondamente come ad un progetto da realizzare nella propria vita e nella società stessa.

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