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“Sottovoce a te madre”

8 marzo 2018 – Società Dante Alighieri
Padova – Loggia Amulea

Maristella Mazzocca, presidente della Dante Alighieri-Comitato di Padova,, dedica la giornata della donna ad un aspetto peculiare della femminilità che è la maternità, evidenziata nella silloge poetica “Sottovoce a te madre” di Maria Luisa Daniele Toffanin.

Maristella Mazzocca e l'autrice Maria Luisa Daniele Toffanin.

Con lei conversa nell’incontro molto partecipato svoltosi alla Loggia Amulea di Padova l'8 marzo 2018. Dopo il brano musicale introduttivo, la presidente presenta dapprima l’autrice, poi il flautista Stefano Sadè, allievo del conservatorio di Adria, e la lettrice Maria Grazia Bari, operatrice di teatro sociale e di comunità. Subito sottolinea che nella poesia dell’autrice la maternità è sentita “come una totalità mitica fra macrocosmo e microcosmo, fra la natura e l’uomo” e accompagna tale nota con la lettura di I tuoi fiori di vita in cui è esaltato l’amore della madre per il creato e le sue creature espresso nei vari riti del giorno, sentimento, afferma la Toffanin, ora sempre in lei in un colloquio infinito in cui rivivono i suoi fiori di vita.

Il flautista Stefano Sadè.

Maria Grazia Bari.

Si passa quindi all’esame dei versi introduttivi così allora che tu ti spegnesti / catarsi e armonia mi infuse il verso / e mi colmò il vuoto dell’assenza / di rugiadosi petali…, versi oggetto di discussione: per Maristella espressione della poetica della Toffanin, per l’autrice affermazione della poesia intesa come auto-terapia al dolore. E così spiega: «scrivendo mi sono sentita purificata dal lutto e consolata, condividendo con il Tu, a cui mi rivolgo nelle mie lettere poetiche, la mia esperienza con il desiderio di estenderla a tutti».

Altro momento di questa intensa conversazione è la lettura di Madre, come tu fossi figlia, aspetto significativo, secondo Maristella, di un rapporto invertito nel momento della vecchiezza, in cui la madre sente il bisogno di filiale protezione. Concetto condiviso anche dall’autrice con queste parole: «Noi ridoniamo quello che abbiamo ricevuto ma una volta accertata la verità dell’assenza cerchiamo ancora la madre come nostra consolazione e aiuto». Lo stacco musicale bacchiano del flauto di Stefano dà un tocco raffinato all’insieme che si era aperto con la lettura di un haiku primaverile: Disgela marzo / cascate di mimose / gocce di sole. Successivamente la presidente sottolinea l’intensità del titolo della poesia Madre-coraggio-sacrificio per i valori citati che potrebbero essere validi anche oggi per affrontare la vita, il lavoro, l’impegno dei figli come bene prioritario. «È vero – aggiunge di rimando l’autrice – ci sarebbe proprio bisogno di una maggiore capacità di rinuncia a se stessi».

E si sofferma a presentare l’esperienza della madre, orfana a 12 anni del grande uomo politico, morto stranamente povero, l’onorevole Sebastiano Schiavon, impegnata poi a sacrificarsi per i suoi fratellini, insieme alla madre Elvira, tanto da rinunciare alla sua passione per il canto; nuovamente messa alla prova, una volta giovane sposa, durante l’internamento del marito Gino nei campi di concentramento, fino al 1945. Lei quindi si è proprio dovuta vestire di coraggio e sacrificio e così è ricordata ora per la sua capacità di amore e di disponibilità per gli altri, conseguenza della sua sofferenza. Grazia Bari completa l’intervento con la lettura di Madre-guerriera. Maristella successivamente approfondisce l’analisi di un ricordo natalizio espresso in L’attesa bambina del Natale interpretando magistralmente i sentimenti della poetessa: in questa attesa il momento emozionale intimo del padre, della madre, dell’autrice e della sorella, si allarga all’universo nell’atmosfera unica, nell’oscurità dei portici di via del Santo, dove i pastori con le pecore attendevano il Natale suonando le cornamusa:

Maria Luisa Daniele Toffanin.
La prof. Enza Barra  con le amiche della Dante Alighieri.

L’attesa era il portico / ovattato di silenzio / la notte di Natale. / Là il padre la madre la sorella ed io / insieme tutti stretti / ai tabarri neri dei pastori / con pecore discesi da lontano. // S’alzava avvolgente un suono / ancora struggente di cornamusa / soffuso per gli incavi, effuso / per la piazza del Santo patavino / ma là nel buio era solo nostro / un suono intimo di famiglia / che si faceva universo. // Quel suono era l’attesa / – ora mi si svela il vero – / della Luce nella tenebra.

L’autrice passa quindi all’altra raccolta, “Magia di attese”, per sottolineare che la madre considerata prima come memoria di vita, in questa plaquette è ora evocata come memoria dell’infanzia che pensava di aver smarrito nel momento della sua dipartita. Con la perdita di una persona cara infatti se ne va anche una parte di noi. Poi grazie alla poesia, afferma testualmente, «ho ricuperato tutti i ricordi bambini vissuti nella stanza bassa a cui qui, nella prima parte, mi riferisco. Questa stanza bassa è stato un laboratorio di vita nel quale io, le mie sorelle, le scolare e i cugini abbiamo imparato a socializzare, ci siamo allenati al teatro iniziando un percorso creativo in cui la fantasia viaggiava ad alta quota. Insomma in questo mitico luogo è avvenuta la nostra prima formazione umana e culturale che almeno in me si è impressa così fortemente da farmi ripetere successivamente i gesti di mia madre: sono diventata burattinaia per mio figlio, per i suoi cugini e amici e ora continuo a muovere i fili dei miei burattini, le parole, per salvare la memoria – linfa vitale per il futuro –, per vivere altre attese, innalzando altari di poesia sull’orlo del naufragio dei giorni. Passo quindi rapidamente all’analisi di “Magia di attese” – seconda parte – cioè alle mie attese mature, in particolare della mia prima nipote Giulia. E mi dilato nel ricordo dell’attesa anche di mio nipote Alberto e di sua moglie Lili che decidono di chiamare col nome di mia madre Lia, la bimba che doveva nascere, proprio per il legame particolare di Alberto con la nonna. Quindi Nel nome della gran madre io parlo con i due giovani sposi ed esprimo la mia gioia per questo evento, per questo ridar vita alla nonna: qui la maternità si dilata, si fa memoria, mito, leggenda e ha sapore di eternità: il suo nome attraversa tre generazioni fino alla quarta».

Il lungo discorso ovviamente viene ammorbidito da altre note musicali. Alla fine Maristella riprende la conversazione ribadendo il valore del latino nella poesia Mater mea e interpreta anche questo come un segno d’eternità. L’autrice aggiunge che il latino ha anche potere di sintesi, inoltre sono molto evidenti le assonanze tra le due “e”. Afferma che il suo linguaggio è un magma costituito dal lessico familiare, dagli studi, dalla lingua della chiesa… insomma da tutto un suo vissuto che si fa parola. Nell’analisi condivisa della maternità biologica allargata a quella psicologica come disponibilità del cuore agli altri, nella visione di una memoria eternatrice, la conversazione tra Maristella e Maria Luisa si conclude nella grande attesa di rivedere le persone care in un DOVE a tutti promesso, espresso nei versi ultimi della plaquette: Ci sarà un dove. Qui è resa appunto l’umana speranza di rivederci come in una grande festa: un atto di fede in un miracolo desiderato.

da sx: Stefano Sadè, Maristella Mazzocca, Maria Luisa Daniele Toffanin e Maria Grazia Bari.
La Sala della Loggia Amulea gremita di pubblico.

Alla fine la Toffanin legge la poesia Tu mattino sulla donna, tratta da Fragmenta, impegnata nei suoi compiti domestici, professionali, sociali, materni… una donna dalle grandi potenzialità da esprimere per il bene anche sociale, come afferma Giovanni Paolo II nell’Epistula alla donna.

Ringrazia poi affettuosamente i presenti, il flautista Stefano Sadè per la sua sensibile interpretazione di Bach 1033 – primo mvt, Bach 1033 – secondo movimento – presto, Vivaldi – Largo da Le Quattro Stagioni, N. Chedeville – adagio da Il Pastor fido, N. Chedeville – allegro da Il pastor fido, e Grazia Bari che si è alternata con lei nella lettura delle poesie. Uno stacco musicale chiude il tutto con un particolare e sentito grazie a Maristella che ha valorizzato la silloge in una sua personale chiave di lettura, apprezzata e condivisa dal numeroso pubblico unito in questa festa dedicata alla maternità, aspetto peculiare della femminilità biologica e psicologica.

Tra i presenti ricordiamo gli amici del Cenacolo di poesia di Praglia, l’amico e professore Mario Richter, Stefano Valentini, la prof. Enza Barra e i simpatizzanti della Dante Alighieri di Padova e Luisa Scimemi di San Bonifacio che tra i mille suoi impegni ha trovato l’attimo per condividere il pomeriggio poetico.

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