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36° Premio Nazionale di Poesia
“Aeclanum”

Un Premio Speciale in Mirabella Eclano
Sabato 8 settembre 2018

Il Premio Nazionale di Poesia “Aeclanum”, organizzato dall’Associazione Culturale “Linea Eclanese”, dal nome della ridente cittadina sannitica e poi romana, ormai alla 36a edizione, è memoria viva di Pasquale Martiniello, suo ideatore, e ora proseguito dalla figlia Luisa, il marito Antonio, i giovani Antonella e Lorenzo, insomma dalla famiglia stessa ma anche dall’anima culturale di Mirabella Eclano stretta intorno alla figura di questo personaggio eccezionale. Sì, perché di Pasquale rimane la forza della sua poesia, espressione di impegno sociale e civile, ma anche tutta la sua opera illuminata di sindaco, testimoniata dalle scuole materne, dai licei classico e scientifico a cui ha dato vita rivelando sensibilità per la famiglia, la cultura e i giovani.

Per questo il pomeriggio della premiazione si è aperto con le parole affettuose di Luisa in ricordo del padre e con quelle del vicepresidente della giuria Antonio Crecchia (poeta, scrittore, critico letterario, saggista già creatore della monografia “L’evoluzione poetica, spirituale ed artistica di Pasquale Martiniello”, e impegnato in una successiva sempre sullo stesso) che a lungo si è soffermato con la sua metodologia di ricerca sul mondo poetico e sul linguaggio del Nostro, come già molti altri critici.

Lo stesso Presidente della giuria Nazario Pardini, devoto amico, ne ha recensito molte opere di cui si dirà successivamente. Giuseppina Dispirito ha poi analizzato l’ultima silloge poetica di Luisa Martiniello, Dirigente Scolastico a Milano, proprio sui sentimenti della donna migrante. Un pomeriggio quindi di grande spessore culturale vissuto nel Centro Parrocchiale di Santa Chiara e reso particolare dalla preziosa presenza di Franco Roberti, già procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ora Assessore regionale alla sicurezza e alla legalità della Regione Campania e inserito in altri importanti ruoli. Il Procuratore ha voluto onorare il Premio Aeclanum, i luoghi del suo lontano impegno professionale a Sant’Angelo dei Lombardi, intervenendo gentilmente alla premiazione di Maria Luisa Daniele Toffanin.

Alfonso Martiniello Maria Luisa Daniele Toffanin e Luisa Martiniello.

Nel suo intervento ha espresso chiaramente l’esigenza di tenere viva ovunque la cultura e di creare ponti attraverso essa tra le varie parti dell’Italia come possibilità di sublimazione dell’anima, di maturazione del pensiero e quindi speranza di una vita migliore per l’uomo, manifestando un sincero interesse, un sotteso impegno per sostenere tali iniziative. Molto applaudite le parole di Franco Roberti il quale a sua volta ha partecipato alla premiazione dell’autrice che ha conseguito il primo premio per la silloge “Dal fuoco etneo alle acque polesane”. Il premio consiste, oltre ad una medaglia d’oro ricordo della famiglia Giacalone, in un raffinato quadro d’argento, e nella seguente motivazione redatta dalla stessa Luisa:

Si condivide con la poetessa un volo con la silloge edita “Dal fuoco etneo alle acque polesane” in cui ci si sente fioriti d’avventura / ninfee vaganti nel cielo sconfinato in nome e per conto della poesia, che diventa l’occasione per tessere un invisibile, ma tenace legame tra la terra veneta e la terra siciliana. È un necessario riappropriarsi del mito della sacra montagna che trattiene nel suo grembo di roccia un arcano mistero, vestale della fiamma che con le sue vertigini di luce squarcia la coltre della notte e pretende rispetto, suscita apprensione, suggerisce presagi. Colori, suoni, profumi consolano l’animo cullato ancestralmente dall’onda flautata, che si perde negli orizzonti / di speranze sconfinate, che comprende i ritmi lenti, ma vittoriosi dei morbidi cuscini di verde che si interfacciano al brullio di lava cenere alternati alle ginestre, miti fuochi d’artificio sul cuore pulsante della terra etnea. A confronto la terra padana di foschie /malie svapori / slarghi inattesi si sole / fra fondali d’umile perle, la malia di ricordi / infanzia tra un soffiare salmastro che prospettano tra acqua e terra promessa d’illuminati spazi e /presagi d’Eterno. Un canto carezza gli argini fioriti di pioppi o il lembo di sabbia su cui si posano i gabbiano / come nostri pensieri / al riparo dall’onda e se pure il sole disegna reti d’oro // nell’acqua della sera il pensiero è veliero, è libertà che sconfina e la sera stessa diviene offerta di luce. L’omaggio ai luoghi cari come ai fanciulli di casa è terapia all’anima, tornare è riprendere coscienza di se stessi, è elevare un inno di lode al Dio della vita, sentirsi creatura nel Creato.

Presente era anche l’altro figlio di Pasquale Martiniello, Alfonso, cardiologo a Napoli. Presenze, riflessioni, parole di rilevanza eccezionale hanno caratterizzato questo Premio Aeclanum, proprie dei grandi momenti della vita in cui umanità e cultura convivono intimamente. Ma è stato anche un modo per ritrovare vecchi amici: Rosa Spera di Barletta (primo premio per poesia singola) e Ignazio Gaudiosi di La Spezia (terzo premio per libro edito). È giusto ricordare pure tutti i membri della Giuria presieduta dal grande Nazario Pardini: Antonio Crecchia vicepresidente, Franca Canapini (poetessa, scrittrice), Mario A. Iarrobino (critico letterario) e Carmelo Consoli (poeta, critico letterario). Hanno reso armonioso l’insieme le letture di Luisa Martiniello e le intense interpretazioni della figlia Antonella.

Affettuoso il buffet realizzato da tante mani che lo hanno reso gustoso e particolare per i piatti caratteristici del luogo.

Alfonso Martiniello, Franco Roberti, Luisa Martiniello e Maria Luisa Daniele Toffanin.

Piace andare fra le parole di Nazario Pardini e scoprire la tempra etica di Pasquale Martiniello che coi suoi tipici accostamenti zoomorfi … si affida alla calzante metafora de La cavalletta: l’avidità senza freni, l’animale che mangia, distrugge e divora con la cupidigia tipica della classe dirigente e degli squali dell’economia.

E col suo copioso fluire verbale critica un mondo che non sente più suo, però ritrova sotteso uno scrigno di valori, di semplicità, di vicinanza umana, forse anche arcaico, e persino bucolico, cucito d’amore totale, di intenti di pace e correttezza morale. Pasquale manifesta sempre un eroico realismo di fronte al dualismo vita-morte: “Sono un seme sgusciato / aperto al dolore e al rapace // Spiga inaridita dal sole in attesa / della falce”. Sa sempre rinnovare il suo ardore lirico acceso a raffigurarsi in spazi e figure che lo concretizzino. Qui il male e il bene si contrappongono resi a tinte forti o pacate ma anche si aprono in immagini di speranza legate alla terra, al Natale, all’attesa di altri tempi, dove il cielo era blu, gli alberi d’oro e dove la semplicità la faceva da padrona.

E qui rievocato da Pardini, Martiniello rappresenta un po’ le attese anche della mia casa, della mia stessa infanzia costituita da piccole cose che si fanno di per sé poesia e danno rifugio, conforto all’anima mia, di Pasquale e di ogni uomo. Pur nel suo impegno civile, il nostro si rivela sempre un lirico che si nutre di “cieli fioriti”, “battiti di campane”, “mela rossa”, “Bambino”, “casolari”. Un poeta quindi che ama la vita e la sa rendere poesia e di essa si alimenta per trovare il suo mondo di pace confermando nel 2009 in “La cavalletta” il suo stile, i suoi intenti, la sua carica umana. Infatti, andando a ritroso nel tempo, ad esempio nel Formichiere (2008) e nelle Faine (2007) annotiamo già questa cifra del suo poetare. Leggendo “Il Formichiere”, sottolinea Nazario Pardini, con quell’empatia che solo l’amicizia sincera sa avvertire, sa esprimere: ho vissuto il tuo impegno civile e politico in piena comunione con i miei principi. L’opera mi è parsa pungente come al solito: ma anche liricamente più saporosa … esonda dai suoi versi una cifra etico-stilistica sempre più ispirata da un desiderio di panica simbiosi col mondo che vorrebbe, con la natura che arcaicamente gli sorride, con un popolo agli antipodi di quello che quotidianamente viviamo. Si avverte anche l’aspirazione ad un nuovo mondo di frecce di rondini perché Siamo soffio di primavera e malato/ autunno presenze vacue fumo nuvole/giocate e straziate dal vento, immagini visive che rendono il messaggio più autentico soprattutto della caducità della vita la cui coscienza dovrebbe sollecitare ad un’armoniosa convivenza negata e rifiutata dalla società.

Ma Martiniello, accanto alla sua coscienza civile, alle sue malinconie svela l’amore per il bello, per l’uomo per cui varrà sempre la pena migliorare come i suoi versi ci dicono proprio incitandoci a ritrovare l’innocenza dell’età dell’oro riscaldati dal fuoco del ciocco e dalle voci incantatrici delle favole. Un mondo quindi auspicato in cui l’uomo possa cercare l’armonia dell’essere insieme fiduciosi gli uni degli altri, il giorno, la notte, nell’innocenza ritrovata. E questo insieme di critica accanita della società, questa coscienza del bene e del male, questa speranza si ritrovano un po’ in tutta l’opera e in particolare in “Le faine”. Sempre nelle allusioni zoomorfe, metafora dei comportamenti umani, il suo dire civile diventa ancora più affascinante in quanto il verso è il risultato di equilibrio classico e al contempo innovativo fra dire e sentire. Colpisce soprattutto la continuità ispirativa, la presenza costante di un grande cuore che ha maturato vena artistica, fonemi espressivi, accorgimenti stilistici attraverso la sua vicissitudine umana.

Pasquale Martiniello è ora maestro di un’orchestrazione che fa della sapienza metrica e stilistica un supporto significante all’armonia del canto. E l’autore in quest’opera riesce a metabolizzare tutto il suo mondo nei contrasti tra bene e male, nella gravezza di problemi sociali e lo rende a tal punto suo, viscerale che non vi è più distinzione tra impegno e lirismo: lirismo che raggiunge i suoi più alti toni, quando Martiniello si abbandona liberamente a nostalgie o sentimenti di amicizia e di amore come nel ricordo del padre: “Sei la stessa grazia di Dio che per te / decide il taglio degli innesti e l’avvento / del volo mite dei colombi Il mondo / è il tuo cuore aperto a fertili futuri”. Acqua pura questi suoi versi di cui dissetarsi scoprendo un mondo diverso.

Nazario Pardini quindi come recensore dal sapiente spirito critico e dal profondo senso di amicizia ci svela l’anima di un uomo dalla voce profetica di verità civili, sociali oggi ancor più attuali anzi endemiche nel nostro contesto storico. Quindi una voce eterna, quella della poesia, che parla dell’uomo all’uomo per farlo riflettere su se stesso e incitarlo a ritrovare i suoi valori ancestrali.

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