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La stanza alta dell'attesa, tra mito e storia

Presentazione del libro di Maria Luisa Daniele Toffanin

Mercoledì 20 ottobre 2021alle ore 17 nella sala del Romanino ai Musei Civici agli Eremitani, piazza Eremitani 8 a Padova, si è svolta la presentazione del libro "La stanza alta dell'attesa, tra mito e storia" (Valentina editrice), di Maria Luisa Daniele Toffanin.

Con l’Autrice sono intervenuti Stefano Valentini, editore e giornalista, e Luisa Scimemi di San Bonifacio. I brani saranno letti da Federico Pinaffo.

Un poema in versi e prose liriche nel quale l’autrice, rievocando gli anni della propria infanzia padovana, intesse un discorso dedicato ad una città “altra”, densa di attese e stupori, di bellezza e umanità: un modo per riscoprire e tramandare, nonostante il trascorrere del tempo, valori etici e presenze che appartengono alla sua memoria personale ma anche a quella collettiva, esempio d’un vivere condiviso in forme e armonie oggigiorno irripetibili.

Maria Luisa Daniele Toffanin, poetessa e scrittrice padovana, promuove corsi di scrittura, iniziative culturali quali il concorso di poesia e disegno Mia euganea terra e di sostegno nel disagio scolastico nell’ambito dell’Associazione Levi-Montalcini. Collabora con ‘Oltreoceano-CILM’ dell’Università di Udine. Organizza incontri letterari mensili, con relativi quaderni, nel Cenacolo di Poesia di Praglia – Insieme nell’Umano e nel Divino – ideato con l’abate p. Norberto Villa. Ha pubblicato i seguenti volumi pluripremiati: Dell’azzurro ed altro (1998, 2000), A Tindari (2000, 2001), Per colli e cieli insieme mia euganea terra (2002), Dell’amicizia-my red hair (2004, 2006), Iter ligure (2006), Fragmenta (2006), E ci sono angeli (2011), Appunti di mare (2012), L’attesa perlata di stelle e rugiada (2014), Segreti casentini ed oltre a primavera (2014), Florilegi femminili controvento (2015), Sottovoce a te madre  (2015), insieme a Massimo Toffanin i romanzi storici I luoghi di Sebastiano (2015) e La grande storia in minute lettere (2018), il racconto Matteo e Gigetto il rospo di mare (2016), Magia di attese (2016), Dal fuoco etneo alle acque polesane (2017), La Casa in Mezzo al Prato (2018), Pionieri a San Domenico (2019), La Stanza Alta (2019). Ha curato Una Padova altra. La libreria Draghi: osservatorio di cultura (2012) e, inoltre, con Mario Richter la pubblicazione degli Atti del convegno da lei organizzato Il sacro e altro nella poesia di Andrea Zanzotto (2013). Alla sua poesia sono stati dedicati numerosi scritti, tra i quali due monografie: Silvana Serafin, Pensieri nomadi-La poesia di M.L.D.T. e Mario Richter, La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin.

Così il Comune ha ben diffuso la notizia e ottima è stata la risposta pur all’inizio con prenotazioni.

Scorci della sala del Romanino con i relatori (da sx): Federico Pinaffo, Stefano Valentini, Luisa Scimemi di San Bonifacio, Marisa Boschi e l’autrice Maria Luisa Daniele Toffanin.

Primo contributo a caldo di Katia Scabello

Mercoledì 20 ottobre2021, nella bellissima sala del Romanino, Maria Luisa Daniele Toffanin ha presentato il suo libro, La stanza alta dell’attesa, edito da Valentina Editrice. Da molti anni non incontravo Maria Luisa, ed ho accolto di buon grado il suo invito, memore di altri interessanti incontri di presentazione di sue opere. La cornice dell’incontro mi ha riempito di meraviglia: la sala del Romanino, nel cuore dei Musei Civici Eremitani, in una sorta di piccolo anfiteatro tra pale d’altare di rinomati pittori vissuti tra il 500 e il 700. La bellezza dell’arte pittorica come concavità di accoglienza di parole, di poesia, di pensieri portatori di bellezza. Meraviglie mute e meraviglie parlanti hanno preso per mano ciascuno dei presenti, in una immaginaria passeggiata all’insegna della bellezza. L’atmosfera un po’ in penombra, l’assenza di amplificazione delle voci (tutto da attribuire a disguidi tecnici), non ha tolto nulla all’intensità e al valore dell’opera di Maria Luisa. Tutt’altro: ha caricato l’evento di nuove e inattese suggestioni. Le luci soffuse hanno reso lo spazio intimo, fuori dai clamori, ovattato nei riflessi delle luci che valorizzavano le opere d’arte intorno al tavolo di presentazione e del non poco pubblico presente. Le voci basse, che tendevano a disperdersi nell’ambiente, parevano le voci sussurrate dai grandi quando non vogliono farsi sentire dai più piccoli e, questi ultimi, tendono l’orecchio per captare parole e discorsi ritenuti importanti. Proprio così: la mancanza di microfonazione ha indotto i presenti a voler ascoltare, ad acuire l’attenzione per non perdere quel parlar di poesia capace di evocare ricordi passati, appartenenti a molti, o del tutto nuovi come lo sono stati per me. Bellezza e amicizia, ricordi e memorie, passato e presente: come parole chiave hanno aperto discorsi e riflessioni in me, indotti dal potere delle parole e dalla suggestione delle immagini evocate nell’ascoltare le poesie di Maria Luisa. Mi stupisce sempre il suo acume, il suo parlare sapiente: una poesia colta, eppure fruibile da ciascuno, senza esclusione. Una poesia che riflette la cura nella scelta delle parole, capace di invitare me lettrice ad un ristoro di bellezza. Ringrazio di cuore Maria Luisa per avermi richiamato a sostare attraverso la sua poesia, ritrovando in me il desiderio di pause rigeneratrici e parole rinfrancati, quasi a sanare un senso di vuoto e stanchezza che, talvolta, ci portiamo addosso. Un vero dono per la mia anima ritrovata.

Ricordo dell'evento dell'Autrice

In quest’atmosfera, indicibilmente rievocata da Katia, si è svolta la presentazione de “La stanza alta dell’attesa tra mito e storia” dopo due anni di rinvii causa Covid-19. Lo ha ben sottolineato l’autrice all’inizio, nel momento dei ringraziamenti al Comune di Padova, nella persona della dott. Liana Donolato, per la sua grande sensibilità e attenzione al libro, e alla direttrice del museo dott. Francesca Veronese per l’ospitalità. Subito si è rivolta con gratitudine ai presenti e ai tanti assenti lontani che avevano espresso il desiderio di essere nella sala del Romanino in quel pomeriggio: Pascale Mahu da Liegi (amica distante ma vicina nella poesia), Aldo Cervo da Caiazzo, Maria Valbonesi da Pistoia, Maria Rizzi da Roma, Nazario Pardini da Pisa (critico presente nel libro), Giuseppe Ruggeri da Messina, Giovanna Dami da Pistoia, Paolo Ruffilli da Treviso, Ferdinando Camon da Padova, p. Norberto Villa da San Giorgio Venezia, Mons. Renzo Pegoraro da Roma. Sono solo alcuni nomi di amicizie nate attraverso la poesia che dovrebbe, appunto, essere un modo per unire le persone creando altri ponti culturali con varie parti dell’Italia e del mondo. Ricorda Andrea Zanzotto che parlava della poesia come lingua pentacostale, cioè che doveva essere intesa da tutti. E rivolge un grazie a Francesca e Mario Richter, per la loro presenza, e in particolare a Mario per la quarta di copertina in cui evidenzia l’input a quest’opera dato dal prezioso e commovente carteggio che in anni difficili ha mantenuto costante il rapporto fra i suoi genitori divisi dalla guerra… poi raccolto con Massimo Toffanin nella bella opera “La grande storia in minute lettere”.

Secondo il percorso ideato, prende la parola l’editore e giornalista Stefano Valentini che presenta brevemente ma con chiarezza l’opera in generale dell’autrice nelle sue diverse tappe, citando anche “La casa in mezzo al prato” pubblicata come omaggio agli abitanti di Rocca Pietore dopo la tragedia del Vaia con l’esito, grazie alla vendita, di due anni di borse di studio per i ragazzi. Passa poi a parlare de “La stanza alta” spiegandone la struttura, in forma di prosimetro, il momento storico e la vicenda familiare nel contesto della vita di Padova. facendo nuovamente riferimento all’opera storica già citata “La grande storia in minute lettere” come motivo ispiratore della silloge. E si sofferma in particolare su alcune liriche ispirate a via Gabelli e al rifugio bellico in via Agnusdei, lette da Federico Pinaffo in apertura, che ben connotano l’identità di tutta la silloge: “Non dirò dell’attesa di Pippo” e “Via Gabelli”. Lettura coinvolgente nata e cresciuta nei primi anni: è stata il suo archivio memoriale, un po’ come la Cal Santa per Andrea Zanzotto di cui ricorrono quest’anno i festeggiamenti.

In questa location, unica e inattesa, con belle e numerose presenze, i relatori si impegnano al massimo, come Luisa Scimemi nei suoi appassionati interventi sulla storia della città e la vita della famiglia, quali momenti che convivono insieme, puntualizzando le varie poesie proposte: “Via Rinaldi”, “Giannina e Maria”, “Via Gabelli atmosfere poetiche”, “Pensieri”, “La mia attesa bambina del Natale”, “A Elvira”, “Chi ha paura del lupo”. Poesie che rappresentano un percorso scelto dallo stesso Federico come lettura della città durante la guerra attraverso le vie più significative, i personaggi più amati, Giannina e Maria, amati perché insegnanti ma anche per la loro creatività: una scrittrice e l’altra pittrice.

Interessanti e vivaci gli interventi dell’autrice come commento alle liriche, come ricordo di figure a lei care quali Orazio, Jolanda, Pietro Randi, monsignor Pierobon, la Gaetana, oppure rievocazione di particolari emozioni tipo l’arrivo della Befana in casa, sempre con la regia attenta e sensibile di Luisa.

Marisa Boschi è a sua volta coinvolta nell’analisi del testo relativa alle parti della città da lei più vissute come studentessa, quali Santa Sofia, ma anche via Gabelli con la terrazza dell’appartamento animata dalla madre dell’autrice. Poi si dedica all’esame del periodo trascorso in campagna dai suoi nonni con attenzione al linguaggio, allo stile, ai riferimenti culturali che caratterizzano la scrittura. Molte sono le letture con calorosi applausi e interessanti alcuni interventi finali sulla storia della città che diventa così espressione di tante esperienze individuali là vissute. Quindi un libro che non è solo memoria personale, autobiografica, ma è memoria della vita di tanti cittadini di Padova. Alle 18.45 si conclude l’incontro con saluti che hanno permesso di ritrovare, oltre la mascherina, la propria fisionomia e identità nei diversi rapporti umani. Un grazie particolare a Mario Richer e Francesca, Liana Donolato e sempre ai relatori, agli amici di questa Padova come Giuliano e Matilde, agli amici del Cenacolo di Praglia come Pier Marina Benvegnù, Bruna Barbieri, Luciana Filippi, Marta Brunetta e la sorella Lucia con la figlia Elena, ai cognati di Vittoria Gallo, alla cara Katia Scabello, Giovanna Carraro, Elvira Brinis, Jone Brolatti, Martina Marcante e Anna Masciotti, Vincenza Barra rappresentata dalle sue scolare – bella la gioventù in mezzo a noi –, Pasquina Muscio, Sandra Pastorello, Patrizia Schiavon, Marisa Righetto compagna d’avventure a Rocca Pietore.

E un grazie affettuosissimo a tutti gli altri di cui non si è riconosciuto il volto, ma che rappresentano altro cuore pulsante di Padova nella sala del Romanino, eternità dell’arte.

Federico Pinaffo alla lettura.

"Avvolta dalla bellezza nella Sala del Romanino. Coccolata dalle parole evocative della poesia di Marisa, balsamo che cura ferite ancora aperte e dolcezza… infinita dolcezza... Un’immagine mi appare davanti come se fosse lì, accanto a me... quel "nonno gigante con grandi baffi…" e ho visto nonno Silvio che mi teneva sulle sue ginocchia fumando la pipa e sentivo il crepitio del fuoco, il calore del camino sul mio corpo bambino… e la commozione ha preso tutto il mio essere.

Grazie Marisa di questi terapeutici viaggi nel nostro profondo."

Luciana Filippi

Appunti sparsi…

Un’immagine straordinaria, unica del pomeriggio di presentazione dell’opera “La stanza alta dell’attesa tra mito e storia” di Maria Luisa Daniele Toffanin, nella sala del Romanino ai Musei Civici di Padova. Le rappresentazioni pittoriche solenni del 1500 testimoniano oggi il significato della storia dell’umanità nei secoli.

Ed è questo il valore dell’opera dell’autrice che mescola, come dice Stefano Valentini, i nomi antichi di quell’epoca e di altri che fanno parte della cerchia parentale o personale. Periodo di attesa l’infanzia, condividendo il pane “come una comunione”.

La Storia, le vicende umane nel ricordo degli adulti suoi e nostri maestri di vita, come gli artisti che oggi qui confermano il valore della cultura nei secoli. Avvia dolce la lettura di alcuni testi Federico Pinaffo, con voce chiara coinvolta intimamente, con la presentazione di Luisa Scimemi di San Bonifacio tra poesia e prosa.

Importante il susseguirsi di immagini “Mia madre vestiva di niente, ma così elegante, come in quel tailleur grigio chiaro e cappello nero a tese larghe …” (La stanza alta dell’attesa tra mito e storia, pag. 85). Luisa Scimemi di San Bonifacio analizza il linguaggio “straordinario, riconoscibile per le fughe metaforiche, sempre nuovo e inatteso”.

Così l’autrice ci accompagna a rivivere il suo e nostro mondo antico dell’infanzia, degli amici, degli studi qui espressi non solo descritti, ma anche ontologici, dice Scimemi, come qualcosa che si fa sostanza.

Perché la scelta della stanza alta? Sente il dovere etico, dice la poetessa, di trasmettere i valori che hanno dato sicurezza e serenità al suo percorso umano. È giusto ricordare le persone, per lei figure importanti da Crescente a… Randi, da cui tutti noi abbiamo appreso valori, le persone con cui siamo cresciuti.

E l’attesa? Fondamentale per avere obiettivi da conseguire, riaffermando il leopardiano concetto dell’importanza dell’attesa rispetto alla realtà sempre più incerta e problematica.

Attesa è saper costruire con l’aiuto degli adulti un mondo più sereno.

E oggi? Difficile indicare prospettive valide in modi nuovi di famiglia e di esperienza al loro interno, con fatiche ed impegni.

Spetta a noi adulti saper condividere nuovi progetti, originali per mostrarne il valore per un futuro più certo.

Bruna Barbieri
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